martedì, 28 febbraio 2006, ore 12:50

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La commozione di delizie

concilianti, alvei di eliotropi

radi: e la scarpata,

gracile per le atonie disgelate.

Un’ebbrezza delle cattleie viene a fugare le cornee

di un bianco stellato, nelle imperfezioni

dei raccordi di indaco,

nelle teorie diluviali

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seraf
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lunedì, 27 febbraio 2006, ore 13:36

CASTELLO 

Nel castello

Trifore di luce

E amari destini

Intrisi

Di leggerezza

Antica.

Inappagato ancora

Di funesta pace

Il chiurlo

L'ala sghemba

Riposa.  

                           da  " Il Bulino di Selce "

ugoentita
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domenica, 26 febbraio 2006, ore 20:45

LATTE E CIOCCOLATO

Mani che osano,
ma che hanno in sè la colpa di ( non ) rispettare il limite.

Pelle sulla pelle
calore che si disperde nella stanza, e lo stomaco che reclama

Specchi al buio delle 3 del mattino
Un tentativo da dietro.

Ma si fallisce sempre, quando lei vuole.
E la carne non può che aspettare.

Vestirsi e negare, vestirsi è negare.

E non tardò che egli se ne tornò a casa.
Poi sei in grado di sorridere serenamente convincendoti che era giusto così.

Inutili ragioni, ma ne sei convinta.
Le mani non osano mai abbastanza se c'è un limite.

Attese che eccitano.
E gemiti che si disegnano nelle fantasie del maschio.

Perversioni e peccati.
Encicliche messe da parte per un orgasmo improvvisato.

E un dio confuso sta a guardare
dall'alto della sua storica misericordia.
E cantando una canzone e dicendo "cazzo" cerchi di darti un tono,
che non potrà mai convincere me.


[liberamente tratta da fatti realmente accaduti a chi so io...Vestirsi E' Negare !]

DarkOtrebor
domenica, 26 febbraio 2006, ore 16:43

L'ombra nutre lo sguardo e condiziona gli esiti
Dai sobborghi del cuore mi giunge un rumore,un ritmo avvolgente dai contorni incerti,
che è presagio di avventura e che vorrei ospitare.
Vorrei guardare l'origini di quello spiffero inquieto che filtra tra le pieghe
Insediarmi nel centro di quell'arte della dissonanza,che è il linguaggio del cuore....
più sottile e delicata dell'arte di vivere ma che mi fa inattuale,decentrato anche rispetto all'amore.
Resterei volentieri tra i significati che mi sono diventati cari ma,come disse un poeta:"Arrivò il tempo di un'altra interpretazione,non rimase più una parola sull'altra e ogni senso si dissolse come nube e ricadde come acqua".
meister
domenica, 26 febbraio 2006, ore 10:28

LA  CASTA

Nell' orchestra dell' aia

Il contrappunto di perenni cani

E le cicale provano

Da sole

Il limìo disperato

Della notte.

I brandelli di carne

Di Atteone

Dintorno sparsi tra le reste

E i sassi.

Paga contempla Artemide

La casta.

                          da " Il Bulino Di Selce "

ugoentita
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domenica, 26 febbraio 2006, ore 04:55

CAPITOLO VII - RIFLESSIONI

Il cielo era così affascinante, scuro ed infinito, senza neanche una nuvola. Colmo di stelle che sembravano vigilare su ciò che accadeva sulla terra. La luna piena, era grossa e gonfia; con la sua luce rischiarava anche i pensieri più torvi. Niente e nessuno avrebbe potuto sfuggire alla sua vista...alla sua sentenza...neanche io. Da sempre amavo la luna, molto più del sole...e quasi risi a quel pensiero: mai come nella mia nuova condizione quella cosa non sarebbe stata più vera! Per un attimo mi persi a contemplare la bellezza di quella notte, il buio sembrava volermi inghiottire ed io non volevo sfuggirvi. Ero come ipnotizzato, fisso con lo sguardo su quella grossa palla luminosa che sovrastava il cielo. In quello stato simile a trance le parole scaturirono senza sosta dalle mie labbra, le sentivo fluire come note, come una dolce e triste melodia che si innalzava nell'aria. Non sapevo se erano il parto della mia mente fragile e disperata...se erano solo frasi conservate nella mia memoria e lette chissà dove...o forse ancora erano dettate dalla mia pazzia, dal mio essere una creatura maledetta... Ma non le fermai, anzi fu in quel momento che mi resi conto di quanto amassi il suono della mia voce...era in grado di trascinarmi con se...di cullarmi con ogni singola parola... "Come sempre la notte mi stava aspettando; la luna padrona della notte mi osserva severa alta nel cielo. Mi vedo, un'anima sola e disperata; seduto nell'oscurità, immobile, con la testa rovesciata all'indietro; gli occhi chiusi e la bocca aperta, avvertendo la sete, spinto dal desiderio di ruggire come una bestia affamata. Non sono più padrone dei miei sensi, non sono più sovrano del mio essere. Il mio io è sperduto in questo corpo, spaurito tenta di lottare contro questa mia nuova essenza...ma la bestia è più forte. Io, stanco della vita mi ritrovo a vivere una -nonvita-. Io che per anni ho odiato il mondo intero...ho odiato me stesso...mi ritrovo ad amare tutto ciò che mi circonda, ad amare questo mio essere, ad amarmi! Spinto sempre più dal desiderio di conoscere le cose che da sempre ero convinto di sapere. Vacue sensazioni mortali hanno abbandonato il mio corpo; il mondo mi appare così vasto ed affascinante...ma al contempo non riesco a non scorgere la piccolezza dell'esistenza umana, la bruttezza e la disperazione che questa vita dispensa. Cos'altro cercare? Cos'altro bramare? Se non c'è nient'altro allora datemi il sangue. Quando il mondo, con tutta la sua bellezza, sembra vuoto e crudele ed io stesso mi sento perduto, allora datemi la mia vecchia amica: la morte ed il sangue che accorre con lei!" Aprii gli occhi, di scatto e di nuovo l'immagine di quell'enorme palla luminosa alta nel cielo mi riempì lo sguardo. Vidi la sua luce colpire la mia candida pelle...i suoi raggi accarezzare il mio corpo. La lieve brezza giocava con i miei capelli che, seppur corti, si lasciavano accarezzare e cullare. Avevo ucciso un uomo poco prima, avevo barbaramente tolto una vita. Ero terrorizzato, impietrito...ma a farmi paura non era il terribile gesto che avevo pocanzi compiuto...ma la consapevolezza che questi mi aveva provocato un piacere immane. Non ero pentito, quel bastardo se lo meritava...ma quel bastardo era pur sempre un mio simile... No! Non ero più un suo simile; non ero più umano...e forse era per questo che non provavo vergogna per ciò che avevo fatto. Non ero più un essere umano, ma qualcosa di più: una creatura tenebrosa, un individuo tanto affascinante quanto oscuro, un cacciatore, un assassino...ma anche negli assassini può esserci del positivo, o no? Non ucciderei chi non lo merita...e lui lo meritava! E' stata la mia prima vittima...ero sempre stato convinto che mai avrei tolto al mondo una vita umana...ed invece l'avevo fatto. L'avevo estirpata come si sarebbe fatto con un ciuffo d'erba, come l'erbaccia che intasa il proprio giardino: con violenza, quasi nel godere in ciò che facevo! Si non ero affatto inorridito del mio gesto, non ero inorridito da me stesso. Quella era la mia nuova natura... Mi ritrovai a gridare: "Mondo! Il Vampiro Marek è quì ed ha sete...e questa volta non reprimerà la sua voglia di sangue! Non l'ha fatto poco fa...e sà bene che non lo farà in futuro!" Avevo quasi paura del mio essere...ma in fondo avevo capito una cosa: la mia vera natura! In vita non avevo fatto altro che ricercare emozioni forti, mi nutrivo di quelle...ebro di adrenalina eppure mai sazio. L'unico modo per sentirmi bene con me stesso era quello di andare alla ricerca di qualcosa di sempre più forte...ed ora non avrei potuto più provare simili cose. Ma avevo trovato qualcosa che mi faceva sentire in modo molto simile a quei giorni: l'eccitazione che mi provocava giocare con le mie sfortunate vittime...era quella la mia fonte di adrenalina, la mia scarica di vita! Si, mi faceva sentire vivo...mi faceva sentire più vivo di quanto non lo fossi stato da essere umano! Avevo trovato qualcosa che mi appagava...ma era una cosa talmente oscura, talmente violenta, talmente raccapricciante che quasi mi spaventava. Avevo deciso, quella sarebbe stata la mia strada. Avrei evitato, finchè potevo, di nutrirmi di esseri umani...ma sapevo che il mondo era pieno di gente che non meritava di vivere, gente con la quale avrei potuto provare ancora quelle sensazioni. In vita ero stato quasi un rifiuto umano, avevo desiderato la morte così ardentemente e così tanto spesso...eppure ogni volta che mi trovavo lì non riuscivo mai a farla finita! La morte era stata mia compagna ed amica per lungo tempo...ed ora il legame tra noi era ancora più saldo: non potevo morire, questo si...ma potevo regalare alla mia compagna molte altre vite. Si, io disperato relitto, non ero riuscito a porre fine alla mia esistenza nonostante non meritassi di stare su questa terra...ora avrei spazzato via tutte quelle vite simili alla mia! Insulsi esseri che vagate senza uno scopo su questa terra, la morte vi vuole con se...ma voi non avete le palle per andare da lei, lo so bene! Sò che lo desiderate...ma non troverete mai la forza per compiere il grande passo! La morte vi ama, come vi amo anch'io...ed è giunto il momento di farvelo capire! Per molti di voi il mio non sarà altro che un gesto d'amore...un immenso gesto d'amore!!! Questo mondo fa schifo...non vale la pena continuare a trascinarsi come vermi; io l'ho fatto per troppo tempo...ed alla fine è giunto il dono tenebroso a salvarmi. Chissà, magari avrei trovato qualcun'altro all'altezza di accompagnarmi nel mio viaggio...ma nel frattempo mi sarei goduto questa mia nonvita fino all'eccesso; avrei aiutato le anime indegne ad abbandonare questo mondo putrido; forse la mia era solo un'utopia...una scusa per non sentirmi in colpa ogni volta che avrei tolto una vita...eppure era talmente fermo in queste mie alienanti convinzioni....
L3stat
venerdì, 24 febbraio 2006, ore 16:18

Ciao
leptone3
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venerdì, 24 febbraio 2006, ore 13:37

Sindrome Celeste

Stai correndo il rischio di diventare sincera
le possibilità che tu possa farti male
sono certezze assai fondate
getta i tuoi ultimi soldi
perché stai andando via
in un luogo in cui non ti serviranno
é il paese dove l'amore non si compra
accetta pochi intimi

in me hai trovato l'amore
in me hai trovato solo dolore
sei stanca e malata
taglia quelle vene desolate
e crea nuovi respiri

alla fine il falso regna sempre
come il tuo sguardo da regina esausta
dicevi sempre che i fiori non curano le pene
e, cristo, avevi ragione
adesso il perdente sono io
sconfitto da una sindrome celeste
e le carezze di tutto il mondo non servono
perché si va verso la fine a testa alta

Drunkangel

drunkangel
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giovedì, 23 febbraio 2006, ore 15:28

Tarocchi
 
 
 
 
 
Altra pioggia ancora,
anche oggi, come ulteriore
ciclo di stagione; e dentro
le pause del tuono
le fratture del silenzio
che si riempie di voce; la tua,
come tue sono le dita che mescolano
attese e sguardi, segreti e rivelazioni
in cui le labbra respirano arcani diversi
- senza suono -
leggendo destini di carta.
poetavago
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giovedì, 23 febbraio 2006, ore 02:23

La maschera della noia rossa

Un piccione

si diverte a mordere

le ali dei passerotti

che gli danzano attorno,

un gatto rosso

osserva annoiato.

Mai visto un gatto

così pigro!

Maggio1979

(un bacio a tutti;)))

MrHeartbeat
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giovedì, 23 febbraio 2006, ore 00:47

ALICEMALICE:   de la punaise

Diavoli bianchi

Questa mattina fuori c'è la neve, è opaca pesante e impietosa, beffarda  spinge sui rami, ha lo stesso aspetto dei camici degli infermieri quando gravano sui nostri visi inconsistenti e noi ci coloriamo come foglie rosse di vergogna o gialle di nausea, soltanto due stagioni e  il bianco non ha luce oggi!!

Perchè i colori non sono più gli stessi?

Forse non c'è più luce nei miei occhi?

Forse non sono più in grado di catturare ciò che la luce respinge.. Sì è così! Sto diventando cieca, hanno avvelenato i miei occhi, con i loro vaccini mi hanno resa allergica ai colori che ora rimbalzano come canguri miscredenti  sui miei occhi, lontani. Si sono staccati da me. Ci accecano mentre dormiamo, come temerari Ulissi contro il povero Polifemo, io maledico il guerriero Ulisse! Non devo addormentarmi più..

Adesso i miei occhi sono nelle loro tasche sì, li tengono stretti nelle mani e li fanno girare e girare e saltare in aria come le palline dei giocolieri, occhi miei se mi sentite esplodete tra le loro mani.

Mani,  portatrici di salvezza che ingiuria contro le nostre logiche eretiche. Siamo i martelli finiti, battuti sulle tavole del giudizio e infine gettati come ceppi nel camino.

Siamo terra bruciata... Con quelle mani... Voglio un tappeto bianco ai piedi del letto.

- Devi dire grazie Alice.

MoulinDesBureau
mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 20:37

"EROTICO LIQUIDO"

 

 

 

Io GIOCO con le forme, la geometria nascosta nelle curve femminili del corpo.

Mi piace perdermi nelle grotte segrete e guardare tutte le delizie che ogni cosa mi propone, APPROFITTO di tutto quello che mi viene offerto e non ne ho mai abbastanza.

Sono una di quelle anime perse, una di quelle che non pensa ma agisce. Non mi piace lasciare nulla al caso e penso sempre a tutte le situazioni più perverse.

Utilizzo tutti i sensi che ho a disposizione per amare tutte le donne che mi si presentano davanti agli occhi.

Angeli e diavoli, non faccio distinzione…io TOCCO il corpo di ognuna fino a raggiungere il piacere infinito, fino a bagnarmi le mani di un liquido dolcissimo.

Adoro usare degli attrezzi per divertirmi con le mie vittime e spesso uso delle CORDE che legano la mia vita alla loro e le porto in giro, come delle schiave al mio servizio.

Bramo l’odore del sangue e della carne quindi a volte MORDO le mie muse accarezzandole dolcemente, al loro piace, lo so perché urlano d’incanto ogni volta che le mie dita sfiorano il loro sesso e lo insudiciano del loro stesso sangue.

Io sono SOLA e nessuno voglio al mio fianco per più del tempo che impiego a farle godere, mi infastidisce il sapore del dolce che si nasconde dentro le bocche di coloro che si danno per tutta la vita.

Io PRENDO e do quasi nulla di me stessa se non il mio corpo forte e oleoso.

Sono creatura della notte e i miei occhi riescono a osservare solo il viso di una donna al buio, con la luna che lo illumina appena…io non mi guardo mai.

Per capire quanto è bello un corpo io LECCO la loro pelle ed ASCOLTO la profondità dei loro sospiri o dei gemiti del ventre mentre la mia lingua penetra nella caverna dell’Eden.

La mia casa non ha porte, tutte possono entravi e uscirvi quando vogliono, io non abito con loro le guardo passare davanti al mio letto, loro sfilano per me perché sono belle.

Io sono la cacciatrice e loro le PREDE che scappano correndo nei boschi che si stagliano sopra il mio sesso, vi passano le mani e lo accarezzano delicate.

Proprio come io INFILO il mio orecchio nelle loro bocche per ascoltare i loro desideri, voglio esaudire tutto ciò che mi chiedono di fare.

Le bagno sempre con lo champagne e poi le abbraccio così forte da farle tingere di viola…ma a me piace così.

Loro VENGONO da me perché vogliono solo la mia mano…

Vuoi provare anche tu?!

Sento già che il tuo corpo si sta scaldando e che la tua mente abbandona il selciato per entrare in un sentiero di fuoco, l’ardente via della PASSIONE che non vuole impegno ma solo un soffio.

TU che non hai mai provato nulla di tutto questo credi che io sia pazza, ma solo perché se provassi ti renderesti conto che io sono la geisha della tua anima, le dita della tua mente che ti toccano e ti fanno godere ma non vogliono nulla in cambio.

Non sono una PUTTANA, mi nutro di quel liquido che solo le donne possono darmi, quel vino dolcissimo che spargerò sulla mia pelle fino a che sono al mondo.

Danzando nella solitudine del giorno io mi specchio nel volto di migliaia di donne vogliose e sole, donne che non sentono nulla nel loro cuore, ma che pensano con il sesso.

La mia vita è piena di soddisfazioni, do la felicità alle donne ed è l’unica cosa che posso DONARE.

Non voglio soldi ma solo un’altra preda da poter cullare con la frusta nel mio letto di rose, nella mia stanza scura.

Vivo la giornata e non ho alcun problema con me stessa perché so di fare del bene, anche se a volte sembro un po’ SADICA e introversa mi sono circondata di figure femminili che si alternano nella mia vita come le foglie sugli alberi, in autunno.

Eppure io mi sento così….VUOTA.

 

 

 

Io GIOCO con le forme dei flaconcini dei tranquillanti, la geometria nascosta della FOLLIA.

FLOWERSmara
mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 20:02

Rose Clandestine

Minuscole rose
corrono invisibili
davanti ad occhi clandestini.

Oltre i nastri multicolore
inalano polvere di viole.

Sull'asfalto rugge
impazzito
il vaccino contro il sangue:
-clandestino!
Ma il motore non smette
di gridare

Minuscole rose
corrono invisibili
davanti ad occhi:
-Arrivano i contadini
fermate il gioco
mettete i fiori nella bisaccia.

Da lontano
Una spalla d'asino raglia:

"Alla prossima sfida clandestina."

MoulinDesBureau
mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 19:51

GLI ANGELI DORATI

Come fra le crepe
di una porta chiusa
non ci sono fessure,
solo rozze imitazioni
di tane per le termiti.

Portafogli aperti
su sedie galleggianti.

Fra le scarpe appese
ad un soffitto
senza verità,
come figli del tempo,
gli angeli dorati
si staccano al suono
di luci soffuse.

Non c'é richiamo
che indichi loro
la direzione
del ritorno,
non c'é miele
capace
di ricomporre
le cupole spente
delle cattedrali addormentate.

Dormono
dormono sui soffitti
gli angeli dorati.

MoulinDesBureau
mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 19:30

"Se piace a qualche ambizioso rivoluzionare d'un sol colpo il mondo intero del pensiero,dell'opinione e del sentimento umano,non ha che da scrivere e pubblicare un piccolissimo libro il cui titolo sarà semplice e formato di poche e chiare parole:il Mio cuore a nudo.Ma è necessario che questo libro mantenga tutte le promesse.Non è singolare che non un uomo si trovi tanto audace da scrivere questo libretto,nonostante la sete di gloria che consuma tanti scrittori,tutti preoccupati di ciò che si penserà di essi dopo la loro morte?...Ma scriverlo,ecco veramente la grande difficoltà.Nessun uomo oserà scriverlo;nessun uomo saprebbe scriverlo anche se l'osasse:che la carta si raggrinzirebbe e prenderebbe fuoco al solo contatto della sua penna infiammata."
Edgar Allan Poe
meister
mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 18:33

Gelosia

E' arrivata per darmi la misura di noi.

Nell'Eden del nostro stare,

nell'impertubabile immenso angolo

della nostra diade affettiva.

Mi ha scosso.

Ha lacerato le mie palpebre...

Fatto tremare il mio petto troppo cieco.

Ha detto parole di noi...O di me.

Ha condotto per mano l'odio,

il furore  ha offerto al mio petto occhi

nuovi.

E ho capito.

Che ti amo.

Ti amo.

Ti amo.

L'ho ripudiata una notte,

e un giorno

e un giorno ancora.

Ma mi vuol bene,

la gelosia...

...Che non conoscevo.

Che come parassita diprezzavo negli

altri.

Ma mi vuol bene e non lascia che io viva

sereno senza di te.

Ora so.

So che ti amo.

Ti amo.

Ti amo.

SingerSoul
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mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 15:30

Realismo forzato...

Realismo forzato
quale naturalezza inanimata!!
così lunghe le sue ciglia
così ciglia

ombreggiano atteggiandosi cipressi
il vitreo guardo, vitreo...
di pupo in porcellana da infanta ninnato.

realismo forzato
barocco prematuro
aulico, geme, aulico

androginia e dolcezza

Lady Laety

P.S. grazie per l'invito

LadyLety
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mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 11:01

Tu, l'onda

Fu come se ti vedessi mormorare mentre
Perdevo la coscienza onda dopo onda su onda
Andavo carponi dentro te e tu tremavi fino alle ossa.

Prima di andar nel più profondo di te stesso, fu come
Se mi donassi la direzione giusta
La presi e subito dopo fui al livello successivo

Come essere la stessa cosa che un perno di pelle

Io ero la riva, tu eri l'onda che proruppe
Contro me dopo aver vagato nell'oceano



LittlePot
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mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 10:43

Divenire

Il battito delle lancette spezzava il tempo
Fulcro invincibile dei desideri
E speranze, mete, destini, ricordi
Una luce fioca illuminava i tuoi paesaggi
E ghiaccio si scioglieva,
Forte era l’aroma di limoncina
Mentre si avvicinava il temporale.
Una tromba d’aria tra i sassi, un flauto lontano
Un fiato distante e poi troppo vicino
Un soffio sul viso
Per poi diventare eterna attesa,
Falce di luna da guardare e una piazza vuota,
Eppure troppo piena di gente.

Un pasto frugale, ed io che non mangiai,
Un cibo diverso, pieno di note, stridii, parole a fiotti
Dette piano per non disturbare la quiete
E l’umidità in ogni dove, foglie pregne
È lontana la vetta della montagna dove tu crescesti.
Si inerpicavano le promesse e le cose non dette.
Ed io credetti.
Tu ti fidasti.
Un sonno placido ci prese, ed eravamo nuovi,
Quel mattino.

LittlePot
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mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 09:55

PIETRA  SACRIFICALE

Tramontano cavalli nel profilo

Infinito orizzonte del deserto

Gemmato altare di arenaria e opale,

Tra insanguinate nuvole,

Rallentando il galoppo

Dietro absidi scolpite nelle dune.

Iscrizioni dell'attimo segnate

Dai cuneiformi zoccoli leggeri

Dei Tuareg, tra sabbia e cielo.

Il cammino declina

Colme otri di secoli.

                                          

SU  DI  NOI

Remoti ormai dal giorno

Ci nutriamo di sassi di memorie.

Al tempio

Solitari preghiamo,

Che reggano le mura

A lance ostili.

Non scagliamo lo scudo e l'elmo saldo

Tratteniamo sul capo.

Su di noi

Non finisce la sera.

                                   da " Il Bulino Di Selce "

ugoentita
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