mercoledì, 30 agosto 2006, ore 18:58

COME DERMATITE

Come squame giallastre ed untuose

soffochi la mia testa di pensieri insulsi.

Una malattia che mi porterò dietro.

Le tue arroganze leggere e velenose

sono piccole croste in cui pulsi.

Sul retro dell'orecchio tagli di pezzi di vetro.

Non posso eliminarti con rime catramose,

non è questo il modo per curarsi.

Forse trovare me stesso, ritorare indietro.

smith222
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categoria : 03 poesie
mercoledì, 30 agosto 2006, ore 10:11

Glósóli - Sigur Ros

Nú vaknar þú
Allt virðist vera breytt
Eg gægist út
En er svo ekki neitt

Ur-skóna finn svo
A náttfötum hún
I draumi fann svo
Eg hékk á koðnun?

Með sólinni er hún
Og er hún, inni hér

En hvar ert þú....

Legg upp í göngu
Og tölti götuna
Sé ekk(ert) út
Og nota stjörnurnar
Sit(ur) endalaust hún
Og klifrar svo út.

Glósóli-leg hún
Komdu út

Mig vaknar draum-haf
Mitt hjartað, slá
Ufið hár.

Sturlun við fjar-óð
Sem skyldu-skrá.

Og hér ert þú...

Fannst mér.....

Og hér ert þú
Glósóli.....

Og hér ert þú
Glósóli.....

Og hér ert þú
Glósóli.....

Og hér ert þú

Now that you're awake
Everything seems different
I look around
But there's nothing at all

Put on my shoes, I then find that
She is still in her pyjamas
Then found in a dream
I'm hung by (an) anticlimax

She is with the sun
And it's out here

But where are you...

Go on a journey
And roam the streets
Can't see the way out
And so use the stars
She sits for eternity
And then climbs out

She's the glowing sun
So come out

I awake from a nightmare
My heart is beating
Out of control…

I've become so used to this craziness
That it's now compulsory

And here you are...

I'm feeling...

And here you are,
Glowing sun...

And here you are,
Glowing sun...

And here you are,
Glowing sun...

And here you are...

Fredric
mercoledì, 30 agosto 2006, ore 00:19

***
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Dell'iride iniziai: forre intricavano,
mentre divallavo per il crinale; pioveva fra le mani.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Dai declivi, gli alberi alti, contro un cielo

[stefano salvi]

seraf
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categoria : 03 poesie
martedì, 29 agosto 2006, ore 11:39

"A volte penso che tutte le persone che ho incontrato (...) siano un po' annacquate. Io invece sono un caso a parte. Ho sempre pensato che le persone fossero più strane, più disoneste, disordinate, vili, nobili, insomma che avessero molti più strati.
Che la vita, l'amore, fossero cose incredibili. Io sono di volta in volta femminile, forte, fragile, capace, dopo aver litigato fino a restare senza voce, di guardare insieme la luna mano nella mano, di provare ogni giorno sensazioni diverse facendo le stesse cose. Di piangere e di far paura. Ma restando sempre me stessa.
Ogni volta che esco per incontrare qualcuno che mi piace, non importa chi è, o quante volte è già accaduto, per l'ennesima volta mi faccio bella ed esco.
Io non ragiono, seguo l'istinto."

(tratto da: N.P. di BANANA YOSHIMOTO)

leggendo queste frasi, mi sono chiesta se l'autore sapesse della mia esistenza sulla terra.
oppure
se non sono per nulla originale. e come me ne esistono altre 100.000 di ragazze che hanno queste caratteristiche.
*è quello che SPESSISSIMO ho pensato, e ancora penso, della gente che frequento (qualche eccezione c'e!). non sò se pecco di egocentrismo. o se semplicemente mi sento "strana" rispetto agli altri.
da quando ho un blog, e "frequento" questo mondo che per me era sconosciuto, ho capito di non "essere l'unica": esistono molte personalità come la mia.
*perchè io sono trentadue persone in una. a volte mi spavento. altre gioisco. altre soffro. altre mi ritengo fortunata.
*probabilmente sono troppo egocentrica-vanitosa-amante del bello-perfezionista-insicura-mai contenta. ogni volta che esco con una persona a cui tengo, o anche a cui non tengo, D E V O prepararmi in un certo modo, per sentirmi bene con me stessa. perchè detesto le apparenze, ma ti giudicano da quelle.
*forse dovrei ragionare un po' di più, anzichè essere così impulsiva: e sì... che sono ragioniera;-)

Un grazie a Matteo, per avermelo consigliato.
ilariathequeen
mercoledì, 23 agosto 2006, ore 08:03

A libro aperto

Mi piacerebbe che ciascuno scrivesse ogni tanto qualcosa a proposito del libro che sta leggendo, raccontando le proprie aspettative ad un certo punto della storia,  una delusione, un episodio, scrivendo a proposito di  un personaggio che lo ha colpito, un particolare, la descrizione  suggestiva di un luogo, anche senza riassumere la trama del libro. Potete scegliere più parti brevi, o frasi o un estratto più o meno lungo dal libro e postarli nel blog accompagnati ad un commento, una riflessione o una vostra  interpretazione o anche soltando descrivendo l' emozione scaturita dalla lettura di quel pezzo. 

MoulinDesBureau
mercoledì, 23 agosto 2006, ore 07:06

Letteratura e cibo

L'ultima cena di Leonardo Da Vinci

Qualcuno potrà considerare blasfema la scelta di questo dipinto per la presentazione della nuova sezione "Cibo e letteratura". La mia vuole essere una provocazione che porti a riflettere sull'importanza del cibo in una vicenda letteraria, in una storia, tale per cui perfino nella vita di Gesù (se proviamo a considerarla  un'opera letteraria, una biografia) è presente una cena come emblema di uno dei momenti più carico di tensione, per dirlo in termini letterari di "suspance"  che condurrà ad "un colpo di scena", lo smascheramento dei suoi traditori  che precede l'effettivo tradimento e la sua conseguente morte (sacrificio). Possiamo dunque dire che si trattò di un banchetto simbolicamente sacrificale in cui il cibo rappresentava esattamente il corpo di Gesù e preannuncia il suo reale sacrifico. Parti del pasto sono oggi infatti  simboli commemorativi del corpo e del sangue di Gesù, indicazione che rende a noi posteri ancora più significativa quella famosa cena. 

Cristina

Mi aspetto che in questa sezione vengano postati, testi poetici ed estratti di romanzi, racconti, commenti, riflessioni o recenzioni a romanzi o capitoli in cui il cibo è presente in qualche modo o ha addirittura un ruolo decisivo nello svolgimento della storia.

Dopo questa breve introduzione partendo dall'ultima cena di Gesù lascio un articolo su La cena di Trimalcione nel Satyricon di Petronio.

Da: "Cibo per stupire, cibo per rappacificare
la cena di Trimalcione e il pranzo di Babette"di Elena Cristiano

La vicenda
La vicenda è narrata in prima persona da Encolpio, giovane di buona cultura, che viaggia insieme al bel Gitone attraverso il mondo degradato e opulento dell'età imperiale. La loro storia amorosa si intreccia all'incontro con molti personaggi e a situazioni ambigue, e lascia spazio a digressioni letterarie e vivaci scene di costume.

La cena
E' Encolpio, quindi, che ci introduce alla cena di Trimalcione, un liberto diventato ricchissimo, quello che noi chiameremmo "un uomo che si è fatto da sé". Alla sua ascesa sociale, tuttavia, non è corrisposta un'ascesa intellettuale, perciò questo ricco possidente esibisce lo sfarzo in cui vive, ma non dimostra alcuna raffinatezza, e quando ostenta la propria cultura non fa altro che riportare citazioni imparate a memoria, che però confonde inevitabilmente, visto che si vanta di non essere mai stato a scuola dai filosofi.
Anche la sua famosa cena rispecchia questa tendenza all'ostentazione, perché è impostata come un susseguirsi di piatti studiati attentamente per stupire: cibi costruiti come scatole cinesi, con una sorpresa dentro l'altra; cibi che hanno un certo aspetto e poi si rivelano tutt'altra cosa; Trimalcione e i servi che recitano come su un palco, a sottolineare la teatralità delle portate. Non a caso il cuoco viene presentato con il nome di Dedalo: cuoco architetto, di cui sono esaltate le straordinarie possibilità creative; sa infatti realizzare qualunque piatto a partire da diverse materie prime: un pesce da una vulva, un colombo da un pezzo di lardo, una tortora da un prosciutto, una gallina da una pancetta. Il gusto per il travestimento dei cibi non sarà stato sconosciuto ai romani, ma qui raggiunge livelli davvero estremi.
Insomma, enigmi, travestimenti e finzioni sono gli ingredienti di questa cena.
Vediamo, allora, quali tipi di espedienti vengono usati per stupire con il cibo...clicca qui per leggere

Dal sito: http://www.catconfesercenti.it/alimentandoweb/10_cultura.htm

MoulinDesBureau
martedì, 22 agosto 2006, ore 05:28

Lettera di Francesco Guccini

In giardino il ciliegio è fiorito
agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito
di neve di pioppi e di parole.
All'una in punto si sente il suono
acciottolante che fanno i piatti,
le TV sono un rombo di tuono
per l'indifferenza scostante dei gatti ;
come vedi tutto è normale
in questa inutile sarabanda
ma nell'intreccio di vita uguale
soffia il libeccio di una domanda
punge il rovaio di un dubbio eterno
un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l'inverno
per desiderare una nuova estate.

Son tornate a sbocciare le strade,
ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguale e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia,
sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria
grida di rondini e ragazzini ;
come vedi tutto è consueto
in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattrista, io sono lieto
di questa pista di voglia e sorte
di questa rete troppo smagliata,
di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata,
di chi starnazza e non vuol volare.

Appassiscono piano le rose,
spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull'erba verde
fantastico piano sul mio passato
ma l'età all'improvviso disperde
quel che credevo e non sono stato ;
come senti tutto va liscio
in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio,
di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco,
dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco
troppo vicine o troppo distanti.

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende ?
Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende
la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati,
la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati,
la fede cieca in poveri miti ?
Come vedi tutto è usuale,
solo che il tempo chiude la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale
l'affanno e l'ansimo dopo una corsa,
l'ansia volgare del giorno dopo,
la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo
di questa cosa che chiami vita.

Da “D’amore, di morte e di altre sciocchezze”

MoulinDesBureau
domenica, 20 agosto 2006, ore 01:02

CUPIDO NEWSLETTER : CI MANCHI!

Il mio cuore batteva contro il cuscino.

Riposato mi alzavo il mattino senza lettere e calcoli d'affrontare.

Riposavo per ore, sotto le righe,

abbracciando fra le pieghe donne lontane da me come il mare.

Di solito era facile accostare,

fermarsi, riflettere, impugnare me stesso per farmi sfogare

di questi giorni ossuti,

marci, a lavarsi muti sapendo benissimo cosa dovevo fare.

Svegliarsi fra i baci di adesso,

la corte, la birra ed il sesso che mangia i miei testicoli è un affare.

Le lettere si fan più copiose,

con foto di lesbiche odiose, violenti messaggi in prosa voglion testimoniare:

per trovare il tuo amore,

senza inciampar nel dolore, accendi il computer ed inzia a pagare.

smith222
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categoria : 03 poesie
giovedì, 17 agosto 2006, ore 20:39

vita che corri veloce
e scivoli calda sui binari
di questo treno che stenta a fermarsi
mentre il vento taglia 
un altro sorriso da consumare
indeciso come una carezza
che  s'infrange  stordita
fra i tuoi fianchi
che cercano amore
 
(k.20-03-02)
mi trovi qui
Kruger
venerdì, 04 agosto 2006, ore 13:06

Capillare affluente venale

Stridulo assolo

D’elettriche corde:

Condanna di ultimi sguardi

Tremolio di un singhiozzo.

Testamento di un poeta

Tatuato sul braccio di lega

Di un mare dalle sciolte onde,

trecce di vita. Arriva il boia

dalla scura chioma, monosillabo

del silenzio: “ e se non fossi

stato io, cappio al collo,

mani di forbice,

saliva di sangue?”-

scossa di un forse.

O.Sadinov

valesdn