COME DERMATITE
Come squame giallastre ed untuose
soffochi la mia testa di pensieri insulsi.
Una malattia che mi porterò dietro.
Le tue arroganze leggere e velenose
sono piccole croste in cui pulsi.
Sul retro dell'orecchio tagli di pezzi di vetro.
Non posso eliminarti con rime catramose,
non è questo il modo per curarsi.
Forse trovare me stesso, ritorare indietro.
Glósóli - Sigur Ros
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Nú vaknar þú Ur-skóna finn svo Með sólinni er hún En hvar ert þú.... Legg upp í göngu Glósóli-leg hún Mig vaknar draum-haf Sturlun við fjar-óð Og hér ert þú... Fannst mér..... Og hér ert þú Og hér ert þú Og hér ert þú Og hér ert þú |
Now that you're awake |
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Dell'iride iniziai: forre intricavano,
mentre divallavo per il crinale; pioveva fra le mani.
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Dai declivi, gli alberi alti, contro un cielo
"A volte penso che tutte le persone che ho incontrato (...) siano un po' annacquate. Io invece sono un caso a parte. Ho sempre pensato che le persone fossero più strane, più disoneste, disordinate, vili, nobili, insomma che avessero molti più strati.A libro aperto

Mi piacerebbe che ciascuno scrivesse ogni tanto qualcosa a proposito del libro che sta leggendo, raccontando le proprie aspettative ad un certo punto della storia, una delusione, un episodio, scrivendo a proposito di un personaggio che lo ha colpito, un particolare, la descrizione suggestiva di un luogo, anche senza riassumere la trama del libro. Potete scegliere più parti brevi, o frasi o un estratto più o meno lungo dal libro e postarli nel blog accompagnati ad un commento, una riflessione o una vostra interpretazione o anche soltando descrivendo l' emozione scaturita dalla lettura di quel pezzo.
Letteratura e cibo

L'ultima cena di Leonardo Da Vinci
Qualcuno potrà considerare blasfema la scelta di questo dipinto per la presentazione della nuova sezione "Cibo e letteratura". La mia vuole essere una provocazione che porti a riflettere sull'importanza del cibo in una vicenda letteraria, in una storia, tale per cui perfino nella vita di Gesù (se proviamo a considerarla un'opera letteraria, una biografia) è presente una cena come emblema di uno dei momenti più carico di tensione, per dirlo in termini letterari di "suspance" che condurrà ad "un colpo di scena", lo smascheramento dei suoi traditori che precede l'effettivo tradimento e la sua conseguente morte (sacrificio). Possiamo dunque dire che si trattò di un banchetto simbolicamente sacrificale in cui il cibo rappresentava esattamente il corpo di Gesù e preannuncia il suo reale sacrifico. Parti del pasto sono oggi infatti simboli commemorativi del corpo e del sangue di Gesù, indicazione che rende a noi posteri ancora più significativa quella famosa cena.
Cristina
Mi aspetto che in questa sezione vengano postati, testi poetici ed estratti di romanzi, racconti, commenti, riflessioni o recenzioni a romanzi o capitoli in cui il cibo è presente in qualche modo o ha addirittura un ruolo decisivo nello svolgimento della storia.
Dopo questa breve introduzione partendo dall'ultima cena di Gesù lascio un articolo su La cena di Trimalcione nel Satyricon di Petronio.
Da: "Cibo per stupire, cibo per rappacificare
la cena di Trimalcione e il pranzo di Babette"di Elena Cristiano
La vicenda
La vicenda è narrata in prima persona da Encolpio, giovane di buona cultura, che viaggia insieme al bel Gitone attraverso il mondo degradato e opulento dell'età imperiale. La loro storia amorosa si intreccia all'incontro con molti personaggi e a situazioni ambigue, e lascia spazio a digressioni letterarie e vivaci scene di costume.
La cena
E' Encolpio, quindi, che ci introduce alla cena di Trimalcione, un liberto diventato ricchissimo, quello che noi chiameremmo "un uomo che si è fatto da sé". Alla sua ascesa sociale, tuttavia, non è corrisposta un'ascesa intellettuale, perciò questo ricco possidente esibisce lo sfarzo in cui vive, ma non dimostra alcuna raffinatezza, e quando ostenta la propria cultura non fa altro che riportare citazioni imparate a memoria, che però confonde inevitabilmente, visto che si vanta di non essere mai stato a scuola dai filosofi.
Anche la sua famosa cena rispecchia questa tendenza all'ostentazione, perché è impostata come un susseguirsi di piatti studiati attentamente per stupire: cibi costruiti come scatole cinesi, con una sorpresa dentro l'altra; cibi che hanno un certo aspetto e poi si rivelano tutt'altra cosa; Trimalcione e i servi che recitano come su un palco, a sottolineare la teatralità delle portate. Non a caso il cuoco viene presentato con il nome di Dedalo: cuoco architetto, di cui sono esaltate le straordinarie possibilità creative; sa infatti realizzare qualunque piatto a partire da diverse materie prime: un pesce da una vulva, un colombo da un pezzo di lardo, una tortora da un prosciutto, una gallina da una pancetta. Il gusto per il travestimento dei cibi non sarà stato sconosciuto ai romani, ma qui raggiunge livelli davvero estremi.
Insomma, enigmi, travestimenti e finzioni sono gli ingredienti di questa cena.
Vediamo, allora, quali tipi di espedienti vengono usati per stupire con il cibo...clicca qui per leggere
Dal sito: http://www.catconfesercenti.it/alimentandoweb/10_cultura.htm
Lettera di Francesco Guccini
In giardino il ciliegio è fiorito
agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito
di neve di pioppi e di parole.
All'una in punto si sente il suono
acciottolante che fanno i piatti,
le TV sono un rombo di tuono
per l'indifferenza scostante dei gatti ;
come vedi tutto è normale
in questa inutile sarabanda
ma nell'intreccio di vita uguale
soffia il libeccio di una domanda
punge il rovaio di un dubbio eterno
un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l'inverno
per desiderare una nuova estate.
Son tornate a sbocciare le strade,
ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguale e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia,
sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria
grida di rondini e ragazzini ;
come vedi tutto è consueto
in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattrista, io sono lieto
di questa pista di voglia e sorte
di questa rete troppo smagliata,
di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata,
di chi starnazza e non vuol volare.
Appassiscono piano le rose,
spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull'erba verde
fantastico piano sul mio passato
ma l'età all'improvviso disperde
quel che credevo e non sono stato ;
come senti tutto va liscio
in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio,
di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco,
dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco
troppo vicine o troppo distanti.
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende ?
Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende
la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati,
la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati,
la fede cieca in poveri miti ?
Come vedi tutto è usuale,
solo che il tempo chiude la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale
l'affanno e l'ansimo dopo una corsa,
l'ansia volgare del giorno dopo,
la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo
di questa cosa che chiami vita.
Da “D’amore, di morte e di altre sciocchezze”
CUPIDO NEWSLETTER : CI MANCHI!
Il mio cuore batteva contro il cuscino.
Riposato mi alzavo il mattino senza lettere e calcoli d'affrontare.
Riposavo per ore, sotto le righe,
abbracciando fra le pieghe donne lontane da me come il mare.
Di solito era facile accostare,
fermarsi, riflettere, impugnare me stesso per farmi sfogare
di questi giorni ossuti,
marci, a lavarsi muti sapendo benissimo cosa dovevo fare.
Svegliarsi fra i baci di adesso,
la corte, la birra ed il sesso che mangia i miei testicoli è un affare.
Le lettere si fan più copiose,
con foto di lesbiche odiose, violenti messaggi in prosa voglion testimoniare:
per trovare il tuo amore,
senza inciampar nel dolore, accendi il computer ed inzia a pagare.

Capillare affluente venale
Stridulo assolo
D’elettriche corde:
Condanna di ultimi sguardi
Tremolio di un singhiozzo.
Testamento di un poeta
Tatuato sul braccio di lega
Di un mare dalle sciolte onde,
trecce di vita. Arriva il boia
dalla scura chioma, monosillabo
del silenzio: “ e se non fossi
stato io, cappio al collo,
mani di forbice,
saliva di sangue?”-
scossa di un forse.
O.Sadinov