mercoledì, 27 settembre 2006, ore 22:45

Mi immergevo in angeli
ed era un rumore di latta.
Il cielo freddo come un orologio,
le sette lettere impiccate sugli occhi.
Ecco la polvere sbriciolare gli zoo.

E' così che urlano le persone
quando stanno in silenzio.

La bocca chiusa ha sempre sofferto tutto il cuore.
E poi la stagione immobile ai metrò,l'erba ,l'erba scritta

fresca e dritta sui diluvi...l'acqua,le pietre rigirate tra le nuvole.

Mi ero spaccato la voce quel giorno:ricordo le bottiglie piene di guerra.

E' così che urlano le persone quando stanno in silenzio.

[Matteo]

b4tt1to
mercoledì, 20 settembre 2006, ore 07:12

E c'è la paura di perdersi e smarrire i punti di riferimento, inghiottiti da quel continuo movimento senza fine. E poi la voglia di provare a perdersi almeno per un pò. Diventare movimento. Pensiero ciclico che sbatte contro la sabbia per poi venir inglobato nuovamente dal mare. Per poi ritrovarsi.  Paura di cambiare, di camminare verso, di scegliere la direzione, di diventare metafora di sè stessi. Paura sarcastica che avvolge, sconvolge ma solo per un attimo. Poi ancora in movimento, alla ricerca di, come sempre. Fino alla prossima caduta. Tregua.

 

 

dream1980
venerdì, 15 settembre 2006, ore 12:16

mYstic Beauty


Quando nulla avrà più senso

ci ritroveremo
insieme
spogli
di lividi seppia
Quando nulla avrà più senso
staremo seduti
a ridere
su petali bianchi
dal profumo d'erba appena tagliata
Quando nulla avrà più senso
quelle lingue
ingoieranno voci
e sentiremo
solo sussurri soavi
Quando nulla avrà più senso
non gioiremo più
le dolci mani
a riscaldarsi tra le cosce
Quando nulla avrà più senso
le righe concentriche dei palloni
masticheranno rospi
  desiderando le loro bolle
Quando nulla avrà più senso
ci ritroveremo
di pelle lattea
distesa su tenere piume lilla
ilariathequeen
giovedì, 14 settembre 2006, ore 18:14

FUSIONE (QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA)

Ho cercato la mia vera forma nell'ombra.

Mentre i miei occhi giravano come lancette

e la mascella si trasformava in una macchina da scrivere.

Camminando sbattevo il gomito sinistro ovunque

ed i topi uscivano dalle tane delle donne del circondario.

Col panico di sentirmi dire "andiamo a casa".

smith222
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categoria : 03 poesie
martedì, 12 settembre 2006, ore 10:22

FUSIONE

Prima negli occhi,

caduto e riemerso...

cerco un appiglio, ma non c'è.

L'intensità e la fierezza.

La decisione mi costringono a te.

Poi c'è il resto.

Elegante corpo gigante.

Non lo sei, ma così appari.

So dove spaziare con le mani...e spazio.

So dove indagare con le labbra...e indago.

So dove aderire con il corpo...e aderisco.

Ti sento su me...Fuso.

Ti voglio su me...Fuso.

Ti cerco per me...Fuso.

Muto fierezza in tenerezza,

perchè sono un alchimista d'anime.

La passione è la forza motrice,

la fusione il nostro strumento,

...tempo felicemente trascorso il risultato.

SingerSoul
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categoria : 03 poesie
martedì, 12 settembre 2006, ore 02:40

Ma voi potreste ?

di Vladimir K. Majakovskij - 1913


Imbrattai di colpo la carta dei giorni triti,
spruzzandovi colore da un bicchiere;
su un piatto di gelatina mostrai
gli zigomi sghembi dell'oceano.
Sulla squama d'un pesce di latta
lessi gli inviti di nuove labbra.
Ma voi
potreste
suonare un notturno
su un flauto di grondaie ?

MoulinDesBureau
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martedì, 12 settembre 2006, ore 02:29

Tango per due di Francesco Guccini

Coppia che sta silenziosa, un po' rigida e in posa, a ballare, una sera:
la vita è solo una cosa rimasta indietro: non c'è più ma c'era;
composta e indomenicata, eleganza sfuocata raggiunta a fatica;
l'oggi ha cambiato facciata, ma di quell'ieri passato io so
che tante ne potreste raccontare, e il ricordo stempera e non guasta,
quante cose e facce da narrare che come si dice un romanzo non basta,
nate con un rapido: "a domani", continuate in giorni di "sì" e "no",
lampi sotto cieli suburbani e raffica il tango che vi presentò.
Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole, lei...
lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole;
lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici, lei...
lei ràion, lei signorina, la permanente coi ricci.
Coppia di fronte a bianchino, anonimo vino frizzante anidride:
la vita: che buffa cosa, ma se lo dici nessuno ride.
Coppia legata dai giorni, partenze e ritorni, fortezza e catena,
datemi i vostri ricordi, ditemi che ne valeva la pena.
Ora le luci son spente, sta uscendo la gente, saluti e rumore,
ditemi che avete in mente, come una volta, di fare l'amore,
quello che è stato un segreto di un prato o di un greto, del buio di un viale,
quel gioco ardente e discreto, d'allora sempre diverso ed uguale...
chi lo sa se ciò che è da cercare, ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi,
sia così banale da trovare, sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi,
perso in tante scatole di odori, angoli e tendine che non so,
impronte di paesaggi e di colori, manciata di un tango che vi accompagnò.
Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole, lei...
lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole;
lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici, lei...
lei ràion, lei signorina, lei... lei...

Da "Quello che non"

MoulinDesBureau
martedì, 12 settembre 2006, ore 02:21

Quello che non di Francesco Guccini

La vedi nel cielo quell'alta pressione? La senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d'un fiato che il Dio dell'inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?
Lo senti il perché di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato.
Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe,
l'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita.
Non siamo la polvere di un angolo tetro né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo.
Si fa a strisce il cielo e quell'alta pressione è un film di seconda visione,
è l'urlo di sempre che dice pian piano: "Non siamo, non siamo, non siamo."

Da " Quello che non"

MoulinDesBureau
domenica, 10 settembre 2006, ore 10:01

MUTAMENTI

Ottobrile

Bosco mattutino

Di terriccio

Umide foglie e vecchi testamenti.

La caligine bruma

I calicanti

E gli odori di muschi archimandriti.

Dell'immanente

Stagioni e mutamenti immoti.

ugoentita
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mercoledì, 06 settembre 2006, ore 01:03

ANONIMA '73

Ciao,

sono "molto imbarazzata"

e quando ti vidi

per la prima volta alla fermata..

Gli scatti dei tuoi occhi

color veleno e la tua bocca

mi hanno inebriato.

Non ti diedi una delle mie sigarette

perchè non volevo

sentirmi così tanto sfruttata da te.

Scusa.

Spero di rivederti.

Vorrei provare ancora

quel dolce piacere

nel dire no.

smith222
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categoria : 03 poesie