
*
[3] 1
Ma quanto barlume hanno, nelle
ore, con l’attesa,
riunendosi le figure. E non c’è fresco confine
per generare il fuoco: così soltanto, in apparenza,
è concesso di giungere. Abeti e faggi, celati
nel corso forte
dell’erba. Proprio
il molto numero delle soglie dice
l’elevazione trovata, che
le colorazioni non sono frutto.
E non può trovarsi nelle mani
niente altro che ciò che fai in parti.
[Dall'eBook “Il seguito degli affetti”, di Stefano Salvi (Biago Cepollaro E-dizioni, 2006)]
PENDEVI DA ME, AMAVI IL SAPORE.
Come peccatrice, come Proserpina,
guardavi e chinavi il volto,
mi facevi bruciare gli occhi.
Mi tiravi da dentro, eri divina,
chiudevo gli occhi e mi davo all'ascolto,
del suono di baci e schiocchi.
E poi rigido, li riaprivo e vedevo i dannati
bussare dietro la porta, col terzo occhio l'incendio
dentro di me. Poi il dispendio
che cancellava per pochi secondi i miei peccati.
† TURANDOT †

Nessun dorma!... Nessun dorma!...
...Ma il mio mistero è chiuso in me...
...il nome mio nessun saprà!...
...Dilegua, o notte! tramontate, stelle!
Tramontate, stelle! All'alba vincerò!
(G.Puccini ' Turandot ' Atto III, Scena 1)
*
Per leggere l'opera potete visitare il sito:
CON UN SERPENTE AL COLLO
Con un serpente al collo, danzando,
distruggi e le piume in testa disegnano il cielo.
Ogni delicato passo scendendo
porta la morte e le macerie della realtà assoluta.
Ogni leggero passo salendo
riempie bicchieri osannando il riposo tra i baci.
Religiosamente passi dal bancomat,
poi tra una vetrina e l'altra mangi del cioccolato,
"Gauloises da dieci per il demone!"
ritiri il pacchetto sorridendo ma il terzo occhio
non vorrebbe tossire, ingrassare, troieggiare.
Con un serpente al collo, danzando,
distruggi le scarpe e si copron tutte di polvere.
Ora i passi sono confusi, barcolli
ma poi dolcemente ti addormenti bianca su di me.
Vanità delle vanità

Kees Van Dongen (1877 –1968) Guus sur fond rouge
*
Ecclesiaste - Capitolo 1
[1]Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme.
PRIMA PARTE
Prologo
[2]Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
[3]Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?
[4]Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
[5]Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
[6]Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira
e sopra i suoi giri il vento ritorna.
[7]Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:
raggiunta la loro mèta,
i fiumi riprendono la loro marcia.
[8]Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.
Non si sazia l'occhio di guardare
né mai l'orecchio è sazio di udire.
[9]Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c'è niente di nuovo sotto il sole.
[10]C'è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Guarda, questa è una novità»?
Proprio questa è gia stata nei secoli
che ci hanno preceduto.
[11]Non resta più ricordo degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso coloro che verranno in seguito.
Sto leggendo IL PURO E L'IMPURO (1932) di Sidonie-Gabriel Colette (Francia, 1873 - 1954).
- " Mi dica, signora Charlotte, quello che le manca 'veramente' ... lo cerca, lei?"
- "Se qualcosa mi manca ne faccio a meno..Ma di una cosa che si conosce bene perchè la si è avuta, non si è mai del tutto privi."
Sul titolo del Romanzo l'autrice scrive:
"E' per mio desiderio personale che il volume intitolato Ces plaisirs... si chiamerà d'ora in poi Le pur et l'impur. Se mi si richiedesse di giustificare questo cambiamento, non troverei altro che un gusto spiccato per le sonorità cristalline, una certa antipatia per i puntini di sospensione a chiusura di un titolo incompiuto, - insomma, delle ragioni di trascurabile importanza."
COLETTE
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Leggendo queste pagine sono stata ispirata dalla seduzione di uno stile sensualmente ironico che trasuda delicatezza e fermezza. Scivola nella soglia tra piacere e tristezza come una lettera lasciata strisciare sotto la porta di un amante.

Jacques Émile Blanche
Ritratto di Colette
1905
Questo è il breve brano che ho scritto:
Amo con la distrazione di un muro di ricordi appesi; voluttuoso, arabescato dalle crepe del tempo, caldo ed evocativo, segreto ed inesorabile, dissoluto, resta infisso con alterigia su un pavimento dove fioriscono abiti.
Mi sporgo dai suoi occhi, resto in bilico, sollevo con le dita dei piedi le sue ciglia, come frange di una tenda li solleticano.
Infine piroettano su di essi le sue labbra.
Cristina
*



Lettura distensiva.
BRUCIA CON TUTTE LE SCARPE
Leccherei la presa della corrente,
abbandonando la dolcezza sul sentiero di un uomo.
La tua ragione è l'ignoranza di chi non ascolta.
Odio i viziati che si credono malati di mente,
abbandonando la dolcezza sul sentienro di un uomo.
Queste parole sono le fiamme della rivolta.
VORREI SCRIVERTI UNA POESIA
Seduto col sacco sulle ginocchia
che tiene caldo e la penna
che non scarabocchia,
rimane lì dentro, fredda.
Il bus che si lascia
dietro chi lo rincorre, lascia
chi non l'ha preso e pensa,
al freddo persin dentro la giacca.
E la memoria abbraccia
i soli, i mai visti,
i vecchi e i vinti.
Io con i loro vestiti ritorno
con un'idea che non vive
per una penna che non scrive.
SUBLIMO
Sublimo nell'essere morto
Al giovane tempo sereno,
Ribelle alla mia angoscia,
Stupito di essere vivo,
Morivo un poco più piano
Nel tempo leggero.
Cadavere d'anima
Morto nel tempo,
Mi trovo, di me non so cosa,
Ad essere spazio.
Impazzita di pioggia
La pelle si disfa
E scompare per sempre.
ADOTTANDO UN ALTRO STILE (la più squallida)
"Questi sono accenti o cacche di mosche?"
diceva una mia vecchia professoressa di francese..
Prendo in considerazione la giovane coppia
che ho qui davanti a me.
Il fanciullo, che stringe la mano alla svaccata
di cattivo gusto col codino, in questo preciso momento
vive male.
Parla con una disgustosa boccuccia, affiancando
un dolce gesticolare..questo è il regime
che trasforma in orsetti. Orsetti del cuore..
Maschi non emulatelo, potreste perdere
anche gli ultimi colpi di genio.
E poi..cosa farete? Fino a 26 anni c'è un contratto d'apprendistato.
Ma dopo?