"Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell'organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell'altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna".
Virginia Woolf (1882 – 1941)

Virginia Woolf - Deck chair by her sister Vanessa Bell (1912)
Virginia Wollf in un ritratto della sorella Vanessa Bell

VERMI-DIARIO D’AMORE
Giovanna Giolla
ed . TEA (collana NEON!)
(visto da Ilaria)
La copertina è bianco purezza spezzato da un verde shock. L’illustrazione di Eric Feng a.k.a. feric rappresenta una ragazza aliena seduta a gambe incrociate, in cui puoi vedere l’interno. Sullo sfondo c’è un disco volante.
Vermi si legge veloce. Ti prende per mano e ti conduce per le strade di questo diario. La protagonista ha pressappoco la mia età. Lavora in un call center erotico di Milano. Rompendo le regole, conosce Davide, artista affascinante con cui fa un viaggio attraverso la parte erotico-emozionale di se stessa che fino ad ora era rimasta inesplorata (“Non ti stò offrendo una tenera noia… tu vuoi essere sconvolta” (P. 23).
Vermi prende vita da un taccuino, un quaderno sul quale Monse annota il suo viaggio in India. Visita vari paesi, conosce molte persone, divora chilometri tanto che Davide le dice “non ti daranno un premio se vai in ogni angolo dell’Oriente” (P.163). Ma Monserrat continua, la sua fuga dalla vita che ha lasciato a Milano. Il bisogno di staccarsi da Davide “Quel volto, che desideravo prima di partire, che ho trascinato come l’unico passato per ogni angolo di quel santo paese…” (P.172)
L’India che ti mostra è qualcosa di lontano, di inimmaginabile. E’ qualcosa di magico, qualcosa di spaventoso.
Vermi è poesia: “sono stata a un tavolino con le caviglie intrecciate” (P. 9), “strade lunghe, bianche, appoggiate al terreno come lenzuola”, “pensieri colpiti da una grandine di ricordi” (P. 10) , “i pantaloni succhiano le ginocchia” (P. 14), “nove ciao a forma di gatto” (P. 22), “avevo un cuore in mezzo alle gambe che sentivo battere, cercavo di contenere, perché sembrava non arrendersi” (P. 49)
Vermi è osceno, nel raccontare alcuni atti d’amore: “Gli ho pisciato in bocca. Lui mi ha dato tremila euro” (P. 7), “ho il culo slabbrato e delle fitte” (P. 66), “mi pulì la schiena, con la lingua il buco del culo” (P. 113), “un cane umile che si accontenta di essere palpato distrattamente” (P.82). Quell’amore che “raramente due esseri umani fanno…per la maggior parte sono sfoghi carnali” (P. 110)
Vermi è dolce nel raccontare una bimba “la voce il singhiozzo di un angelo e le espressioni vive, sui lineamenti delicati; dei sorrisetti inesperti e un po’ mogi” (P. 92) o della madre “mi manca non poterla stringere… è stupendo quello che succede alle pietre: rubano il calore, il profumo a chi le indossa. Abbracciarla quando ha le pietre è come attraversare un mare senza lo sforzo di nuotare” (P. 37).
Vermi è una corsa continua verso l’ignoto che incuriosisce, per poi ritornare al passato. E’ raggiungere nuove destinazioni e comunicarle ad un destinatario che non richiamerà. E’ convincersi “di non averlo mai sentito, di non essere stata così vicino. E di non essere esistita, di non essere neanche adesso che stò scrivendo. E’ in quel momento-precipizio che esco dalla stanza, cambiata. Questi pensieri li ha fatti un’altra…Il tempo…ritorna ad essere mio. E sembra che ci sia un sentimento in questo viaggio, che non ha niente a che vedere con il nostro amore, con nessun amore” (P. 45-46).
Credo che la gente che ha la possibilità di viaggiare, ne tragga sempre un insegnamento. Un arricchimento. Anche se Monserrat non ha trovato nulla, non ha cercato nulla, “il cuore però si è riempito di bontà, rabbia, stupore” (P. 170). E questo è t.u.t.t.o! (non niente…)
I Codici miniati

La parola miniatura deriva dal latino minium,
ovvero un colore rosso composto da tetrossido di piombo,
ed indica un'immagine appartenente ad antichi manoscritti.
Le decorazioni dei primi codici, infatti, furono realizzate
con l'uso di questo prezioso colore.
Il fatto che le immagini
fossero disegnate in piccola scala, soprattutto nel periodo
medievale, portò ad una confusione etimologica del termine,
facendolo derivare dalla sua dimensione.
La miniatura non è, come si pensa correntemente,
solo il colore applicato al capolettera dai copisti o scrivani,
all'inizio del capitolo o del paragrafo. Sul piano materiale,
un lavoro scritto contiene un testo in cui i caratteri hanno
una forma propria: quando la scrittura ha un fine estetico,
si parla di calligrafia: lo studio delle antiche scritture è
affrontato dalla paleografia. La miniatura a volte si trova in
mezzo al testo ed a volte non ha nessun rapporto con esso.
Le prime miniature, tuttora esistenti, sono una serie di
illustrazioni tratte dall'Iliade Ambrosiana, un manoscritto
risalente al III secolo. Sono simili, per stile e trattamento,
all'arte pittorica del periodo Romano. In queste immagini
sono presenti molti stili artistici, ma quasi tutti si rifanno
alla tradizione classica. Alcuni mostrano dei capisaldi non
convenzionali per il periodo medievale, ma, nonostante questo,
tentano di seguirne la strada; alcuni esempi possono essere
visti negli affreschi Pompeiani d'età Romana.
L’uso di illustrare i manoscritti si è diffuso soprattutto col
passaggio dal rotolo al libro. L’arte della miniatura rimase
un’arte fiorente fino a quando, nel XVI secolo, i codici
manoscritti vennero lentamente sostituiti dai libri stampati.