domenica, 06 gennaio 2008, ore 18:58

REVENGE- MARY MORRIS
ROMANZO
CASA EDITRICE LECONTE
216 PAGINE


Andrea non crede suo padre sia morto e basta. L’episodio dell’incidente le ingombra perennemente la mente tanto che a volte si domanda cosa farebbe se non avesse questo pensiero. E’ “prigioniera delle sue immagini”. Vive in uno stato di semi-incoscienza. Non si dà pace. L’unico luogo in cui riesce a trovare sé stessa è il suo studio, in cui finalmente è lucida, ha la mente sgombra. Il bambino sul fondo del lago con lo zainetto, gli arti che sbucano dal prato come erbacce, il cuore che “pulsa come un sacco di vermi”, le bambole a pezzi nel prato, il bigliettino nella macchina, sono solo alcune delle ossessioni che pervadono la psiche di Andrea. La pittrice vive sempre in due posti contemporaneamente: nella vita reale e “in una bolla. Un luogo della mente, che lei non può far scoppiare e da cui non può uscire”. La giovane artista conosce Loretta, una scrittrice dagli occhi azzurri e penetranti. Crede che abbia intrapreso un viaggio nell’oscurità. Crede non abbia più idee e stia pubblicando cose scritte in passato. Andrea è convinta che Loretta, in vita sua, abbia subito violenza da qualcuno, il padre forse e, una volta cresciuta, abbia utilizzato la scrittura come riscatto. Ci sono troppi riferimenti a mani, braccia, strette di mano, padri alcolizzati nei suoi racconti.
Mary Morris, attraverso una scrittura penetrante, visiva ed incisiva trasforma la mente del lettore in una tela bianca, su cui, col passare delle pagine, la giovane artista “dagli occhi verdi e una storia triste” può gettare i pensieri che la terrorizzano e la trascinano giù, in fondo ad un buco nero, con la paura di affogare. Le due si scopriranno, si confronteranno, si confideranno. Andrea si spoglierà delle sue problematiche con l’anziana donna: riuscirà a liberarsi dalle sue ossessioni? O si illuderà, sostituendole con delle altre?

ilariathequeen
domenica, 06 gennaio 2008, ore 18:37

(non è una recensione.
è solo una mia opinione)

JERRY STAHL

MEZZANOTTE A VITA
LA MEMORIA DI UN UOMO PERICOLOSO
-LECONTE-
393 PAGINE, ROMANZO

Questo libro è un inferno. Potrei dire chi-cazzo-se-ne-frega di quante droghe si è fatto 'sto tipo? Potrei dire che avere due genitori inesistenti non ti dà il diritto di buttare a puttane la tua vita. Potrei dire "che libro di merda".
Ma non sono nessuno per poterlo fare.

Sincera? Non mi è piaciuto. Non sono riuscita ad entrarci. Non ho VISTO NIENTE di quello che vede lui.L'ho trovato anche pesante. Noioso. Il manuale d'istruzioni del piccolo tossico di droghe pesanti con capitoli "come farsi una pera" "come sniffare" "a che serve l'alcol etilico" "recupera la bambagia dall'ombelico".
L'ho letto in montagna. In questa settimana. Nei piccoli miei ritagli di tempo tra le giornate/serate con gli amici e le mie due stesure di racconti.
Credo il signor Stahl abbia scritto questo romanzo per lo stesso motivo per cui io stò scrivendo il mio: per buttar fuori, per lanciare lontano e chiudere a chiave da una qualche parte gli incubi di quel pezzo di vita che non ti appartiene più (o che vorresti non ti si ripresentasse più).
E' un continuo morire/rinascere/promettere di non ricascarci/morire di nuovo/rinascere/ricominciare. E' come se per sentirsi vivo avesse bisogno di morire. Appartiene a quel tipo "di persone che non riescono ad affrontare la giornata senza il sollievo di una benedizione capace di ucciderti l'anima" ( p.33). Non sono una tossica. Non posso capire cosa provi un drogato, quale montagna immensa si debba scalare prima di smettere definitivamente. Dal mio punto di vista ritengo però che "l'handicap invisibile" ( p.145) che aveva dall'infanzia non sia la giusta scusa per spaccarsi di droghe ogni giorno, buttando in merda gli affetti, il talento, il denaro.
Ok. Non sò come sia stata la sua vita. Ok. Non sono un cazzo di nessuno per dare giudizi. Ok. Non ho frequentato la Hill, dove si prendeva "droga sempre, droga come se niente fosse". Fino ad "attraversare la cappella senza urlare alla vista del sangue che usciva dalle statue dei santi" con la sensazione di attraversare "una porta nel tuo cervello. Come se questa si richiudesse alle tue spalle e non t'importasse affatto". ( p.150)
Talvolta ci sono degli sprizzi d'amore infinito. Verso la figlia Nina, con cui è il padre più tenero (e bastardo/e incosciente/e irresponsabile/e immaturo) del mondo. Nei confronti dell'ex drogata Kitty, forse l'unica donna che abbia mai amato.
Capisco l'autore abbia scritto il suo libro con amore. Capisco che se non spaventasse a questo punto, non sarebbe valsa la pena scriverlo. Capisco lui sia una persona che ha sofferto e ha iniziato a drogarsi a causa di questa sofferenza. Però il mondo è zeppo di gente che ha una vita non esattamente semplice (a qualcuno a 14 anni è stato detto "hai una malattia genetica inguaribile. O resti così, o peggiori. Fino alla sedia a rotelle"), ma non perchè la gente si caga sotto dalla paura, passa due terzi della sua vita a farsi.
Non riesco a digerire (e voi direte ILARIA CHISSENEFREGA !) che una persona abbia del potenziale, sia scrittore, sceneggiatore, becchi un sacco di soldi, si fotta tutto! Perchè le droghe lo aiutano a cancellare i pensieri dalla mente. Perchè la "sofferenza corporale evita che la tua mente si concentri sui problemi" (p. 222)


questo è "mezzanotte a vita"
visto da me
touchez...

Ilaria
ilariathequeen