mercoledì, 24 dicembre 2008, ore 20:46

        Un anno prima che cominciasse la mia carriera
 di Senza fissa dimora

per blog

20 settembre 2003   

Mai visti tanti zeri in trentasei anni; amavo il 1999 sin dal 1991, il 2000 poi mi sembrò irreale. Pensai che saremmo morti tutti e invece il primo gennaio 2000 ero ancora vivo.
Parentesi.

Questo racconto avrebbe dovuto avere uno svolgimento differente se non fosse che circa quattro ore fa un medico dell’ospedale di Alessandria mi ha diagnosticato HIV. Positivo all'HIV

Ho pianto.

A poche ore di distanza dalla  notizia non ho ancora capito bene che cosa mi stia accadendo, ma sento d’essere già cambiato.

Triste, perché solo ieri m’immaginavo a sessant’anni a passeggiare per le colline del Monferrato sulla mia bicicletta da corsa. Sereno e un poco più saggio perché “ora” per la prima volta nella mia vita comincio a dare un senso al mio tempo e alle cose: un caffè, una telefonata ad un amico, due passi attorno all’isolato, un buon libro. Mi chiedo se non sto pagando un prezzo troppo alto per aver compreso queste cose solo adesso.

Come è possibile a questo punto  essere sintetici?

Provo a mettermi dall’altra parte. Io medico, con quali parole comunico al paziente che da oggi in poi il concetto della morte per lui sarà meno astratto?
Dovrò usare comunque delle parole.
Parole, appunto; e se sono un buon medico avrò imparato che le parole in certi casi devono essere scarne.
Dilungarsi allungherebbe un’ansia cattiva, inutile.

Ma le cattive notizie hanno anche un odore.
Quando  le parole arrivano, la notizia spesso è già conosciuta. Aids o tumore sono solo parole, ma hanno quell’odore.
L’animale che sopravvive in noi nonostante condizionamenti, educazione, cultura, allarga le narici, mostra i denti e trema.

L’esito delle analisi del sangue, che avvengono ogni due mesi, per un sieropositivo è come il giudizio in cassazione, colpevole o innocente.
Per la HIV c’è la cassazione della cassazione della cassazione, e ogni volta, ogni due mesi appunto, l’esito si potrebbe ribaltare e i risultati da positivi essere negativi, e allora ti senti come uno yogurt con la scadenza.
Sono anni che non compero yogurt perché la scadenza è sempre troppo breve.                                                                      
Se dovrò morire per un virus che non posso vedere e toccare verrei portarmi dietro il profumo dei fiori di bosco e dell’ulivo appena tagliato.

L’ultima cassazione mi ha assolto, il mio sistema immunitario ha reagito in modo sorprendente tanto da non rendere  necessaria una terapia farmacologica; questa è la buona notizia, la cattiva è un’infezione epatica cronica che richiede una biopsia al fegato per accertarne l’entità.
Ma come, ieri il nemico numero uno era l’HIV, e ora mi sento dire che questo, almeno per il momento, non è il problema?
Nell’arco di quattordici mesi ho perso madre e  padre di tumore, un fratello di overdose, scoperto di essere sieropositivo, perso casa lavoro e visto sfumare una relazione.
Una sola di queste cose in passato mi avrebbe piegato le ginocchia, tutte insieme hanno migliorato la mia vita.
Il dolore e la fatica restano totali, da questo punto di vista non ci sono stati sconti, quello che è cambiato è la percezione del peggio.
Quando sopravvivi a tutto questo restano veramente poche le cose che possano farti paura, e ogni tentativo per essere felice ha il sapore disperato dell’ultima volta, e allora ti butti senza chiederti come ne uscirai, perché mal che vada il peggio è già accaduto.
analkoliker
mercoledì, 24 dicembre 2008, ore 10:28


Il Natale di Giuseppe


L’ora è vicina …
E adesso cosa mi attenderà?
Maria ha già la sue doglie
E la balia è lì …
a darle sostegno

Mi tremano i ginocchi
La pupille vibrano …
Chissà se?
E se poi …?
E Lui mi amerà?

Mi allontano un attimo …
La stella è già sui nostri capi
Già tutti sanno!
Tutti sorrideranno …

Oh Dio!
Mio Signore!
Perché scegliesti me?
E se poi io …?

Illuminami …
Dammi sostegno …
Crescerò tuo figlio!
Ma Lui saprà?
E poi cosa dovrò insegnarli io?
Sono falegname …
Cosa posso dare
A Nostro Signore ?

E poi chissà se anche Maria …
Sì … chissà se pure Ella si chiede tutto questo?

Ecco …
Sento il suo vagito!
Mio figlio …
Nostro figlio è venuto al mondo!

E tutti i dubbi adesso vanno via …
Guardando i suoi occhi
Tutto va via …

Tutto …
adesso è vita!

poetanelcuore
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mercoledì, 24 dicembre 2008, ore 05:34

Venere in pelliccia

Immagine: Guido Crepax - Venere in pelliccia

"Queste città hanno l'odore di una brutta confessione..."

I suoi peccati

sono le sigarette

sui marciapiedi

i voluttuosi e barocchi raggi del sole

ostentati

come una parure di gioielli

da una vecchia signora

che non rinuncia

alla sua vanità

e indossa

una pelliccia di smog.

 

I suoi ricordi

sono una tappezzeria

di manifesti pubblicitari

e i sentimenti si alternano

nei tre colori del semaforo.

 

Peli pubici spuntano

agli angoli delle strade

e assorbono i racconti

dai passi depositati

come residui di cibo

tra i denti.

 

 

Non ha padrone

e a tutti è asservita,

nel suo sorriso beffardo

da zingara,

finestre aperte

balconi sporgenti

panni stesi,

e un dente d'argento

è la lapide nel cimitero,

perchè morire in città

è un vezzo.

MoulinDesBureau
sabato, 20 dicembre 2008, ore 08:23

Ugo Foscolo

SONETTI
VII
IL PROPRIO RITRATTO

 

Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,
Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
Labbro tumido acceso, e tersi denti,
Capo chino, bel collo, e largo petto;

Giuste membra; vestir semplice eletto;
Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;
Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;

Avverso al mondo, avversi a me gli eventi:
Talor di lingua, e spesso di man prode;
Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,
Pronto, iracondo, inquieto, tenace:

Di vizj ricco e di virtù, do lode
Alla ragion, ma corro ove al cor piace:
Morte sol, mi darà fama e riposo.

                         *

IL PROPRIO RITRATTO

SONETTI
VII bis

Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,
Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
Tumidi labbri ed al sorriso lenti,
Capo chino, bel collo, irsuto petto;

Membra esatte; vestir semplice eletto;
Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;
Sobrio, ostinato, uman, prodigo, schietto,
Avverso al mondo, avversi a me gli eventi.

Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso;
Alle speranze incredulo e al timore,
Il pudor mi fa vile e prode l'ira:

Cauta in me parla la ragion; ma Il cuore,
Ricco di vizj e di virtù, delira
Morte, tu mi darai fama e riposo.

 

MoulinDesBureau
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mercoledì, 17 dicembre 2008, ore 04:53

Fabrizio de Andrè - Volta la carta

 

C'è una donna che semina il grano
volta la carta e si vede il villano
il villano che zappa la terra
volta la carta viene la guerra
per la guerra non c pi soldati
a piedi scalzi son tutti scappati.

Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu
carabiniere lha innamorata volta la carta e lui non c pi
carabiniere lha innamorata volta la carta e lui non c pi.

C'è un bambino che sale un cancello
ruba ciliege e piume duccello
tira sassate non ha dolori
volta la carta c il fante di cuori
il fante di cuori che un fuoco di paglia
volta la carta e il gallo ti sveglia.

Angiolina alle sei di mattina sintreccia i capelli con foglie dortica
ha una collana di ossi di pesca la gira tre volte intorno alle dita
ha una collana di ossi di pesca la conta tre volte in mezzo alle dita.

Mia madre ha un mulino e un figlio infedele
gli inzucchera il naso di torta di mele
mia madre e il mulino son nati ridendo
volta la carta c un pilota biondo
pilota biondo camice di seta
cappello di Volpe sorriso datleta.

Angiolina seduta in cucina, che piange che mangia insalata di more
ragazzo straniero ha un disco dorchestra che gira veloce che parla damore
ragazzo straniero ha un disco dorchestra che gira che gira che parla damore.

Madamadorè ha perso sei figlie
tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa di puzza di gatto
volta la carta e paga il riscatto
paga il riscatto con le borse degli occhi
piene di foto di sogni interrotti.

Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.

MoulinDesBureau
mercoledì, 17 dicembre 2008, ore 03:11

Puttana

Immagine:  Toulouse Lautrec, Yvette-Guilbert

Vorrei fare la puttana
per avere rapporti chiari
il prezzo fisso
il metodo noto.


Vorrei fare la puttana
per sentirmi di tutti
e sentirmi nessuno;
morire per mano assassina
redenta nell'ultimo amplesso
innocente e lagrimata
da ogni vecchio del paese
da ogni giovane introverso.


Vorrei fare la puttana
ed avere un ruolo,
un posto, una strada,
essere chiamata, bastonata
irrisa, desiderata
ma non ignorata:
pericolo amorale
per l'angelo del focolare.


Vorrei fare la puttana
da comprare con un soldo
ma che prende la vita
col suo finto amore
che inganna meno
dei romantici tepori
che inverte in un orgasmo
la realtà del sentimento.

Mimo Morente

MoulinDesBureau
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martedì, 16 dicembre 2008, ore 21:47

Figlio

 

Figlio

 

E' stato un tramonto caliginoso

ma era già buio

e poi l’alba incolore

monca di luce

abbondante di tenebre,

corpo di uomo,

cuore ancor fragile,

smarrimento,

rabbia,

rancore,

silenzi eterni

mentre con l’argilla

della tua anima

modellavi tenerezze

cesellavi incastri

che da lontano

irroravo con gocce

di pianto

al fine di rendere

plasmabile

alle tue mani

quella creta,

ne è nata la meraviglia

di tenacia e dolcezza.

Hai compiuto la tua opera d’amore.

UOMO.

 

liosafar
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martedì, 16 dicembre 2008, ore 08:33

 

 (Senza titolo)

 

 Liquidi sospiri concentrano  sottili geometrie
piume di calde pietre nascondono alate leggerezze;
pannelli di colorato caramello confondono spine
lusinghe di lattice ricordano nubi in estensione.

Miscele di profumati incensi raccolgono magie
dissomiglianti ceri si estendono incontrando pelle;
tratti felini circondano voli e creano ricordi
soffici occhi elevano ponti riducendo distanze.

IrisDark
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martedì, 16 dicembre 2008, ore 02:14

Il mago di OZ

di

Roberto Vecchioni

 

E quando venne il ciclone
Dorothy perse la sua casa;
perse la bambola,
chissà come anche i soldi della spesa:
povera Dorothy,
venne giorno, perse la strada del ritorno,
le restarono al fondo del vento solo due...
scarpette d'argento.
Lungo il sentiero del non ricordo
incontrò uno spaventapasseri,
un uomo di latta, un leone codardo
che ancora prima di conoscerli
"dove vai?" le chiesero in coro,
"dove vai?" le chiesero in coro,
unisciti a noi che andiamo da un mago che fa miracoli...
col suo "zigozago"
Lui è il mago di Oz!
Magnifico mago di Oz!
Lui è il mago di Oz!
"e se non fosse il mago di Oz?"
Lui è il mago di Oz!
l'unico mago di Oz!
e se non fosse il mago di Oz,
sarebbe un altro,
più o meno simile al mago di Oz.

"E chi è, dove abita?"
Dorothy chiese,
"E chi è? Può ridarmi la casa?":
"una casa? Per lui è uno scherzo"
rispose il leone,
"Può dare ogni cosa!
A me lui darà un coraggio migliore
che per un leone ci vuole anche quello,
un cuore allo spaventapasseri,
all'uomo di latta un nuovo cervello!

Lui è il mago di Oz!
Magnifico mago di Oz!
Lui è il mago di Oz!
"e se non fosse il mago di Oz?"
Lui è il mago di Oz!
l'unico mago di Oz!
e se non fosse il mago di Oz,
sarebbe un altro,
più o meno simile al mago di Oz.

E cammina cammina
gli apparvero alberi azzurri e campi dorati
e giardini magnifici, tutti ben bene cintati.
"Ma che bello, che bello,
che ricco, che ricco
che favola è il regno di Oz!"
"Ma che bello, che bello,
che ricco, che ricco
che sballo che è il regno di Oz!"
"Come sembravano tutti felici,
felici nel regno, nel regno di Oz!"
Disse Dorothy.
Cosa aspettiamo,
corriamo, corriamo, corriamo
corriamo dal mago di Oz!
È lui il mago di Oz!
Il mago di Oz!
Il mago di Oz!
L'unico, l'inimitabile,
l'incontrastabile mago di Oz,
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
Ma quando poi furono a un passo da questo presunto gigante,
fu Dorothy sola ad accorgersi quant'era piccolo e insignificante;
che parlava, parlava, e rideva,
rideva rideva da fare spavento:
lui diede all'uomo di latta un pallone firmato
e lo fece contento...
c'o piffere e'o triccaballacche
lo spaventapasseri andò via cantando...
ed ebbe il leone tre o quattro girelle
da non starci più nella pelle...
"E tu cosa vuoi? E tu cosa vuoi?"
le chiese il mago di Oz.
"Bambina che vuoi? Su, dimmi che vuoi?"
Le chiese il mago di Oz!"
"Voglio un mondo dove" disse Dorothy,
"un mondo dove, voglio un mondo dove
non ci sia nessun mago di Oz!"
E mentre scappava, guardava, guardava le sue scarpette d'argento;
e mentre scappava diceva
"portatemi a casa scarpette d'argento!
Correte più forte, portatemi a casa voi siete la vera magia;
correte più forte, scappate lontano,
correte, portatemi via!"
Bambini, bambini, bambini state attenti al mago di Oz!:
Bambini, bambini, bambini non vi fidate del mago di Oz!
Bambini, bambini, bambini non giocate col mago di Oz!
E soprattutto non prendete caramelle dal mago di Oz!

MoulinDesBureau
lunedì, 15 dicembre 2008, ore 21:06

Il valzer degli innocenti

Gira cullata

da una melodia di note,

esauste

come i pianti

di bambini mai nati.

 

Li hanno custoditi

nei loro ventri,

madri vergini

a gambe aperte

in attesa di parti

d'inchiostri marci.

 

I cavalli della giostra

giacciono stramazzati

con una siringa nel fianco.

 

Gocce di penicillina

escono dall'ago,

battono il tempo

di un ultimo giro.

 

E' la muffa

sotto i tacchi

l'unica creatura

che ancora pulsa,

l'eco di una trama

calpestata

nel nero sangue,

da un'ingenua giravolta

cucita

con un punto a croce,

nel fumo di Londra.

 

MoulinDesBureau
venerdì, 12 dicembre 2008, ore 13:47

(Senza titolo)

 

Cerchio profondo su imperscrutabile buio

sterminate embrionali vane speranze;

forti propositi in iniziale fase     

infranti sogni e alta pura nitidezza.

 

Macchiati ninnoli da feroce esterno

necessità di creazione su protezione;

fattura di nudo scudo e potente scrigno

bolla di cristallo vetro riflettente luci.

 

Il disagio di espansione regna immoto

barriera ostacola il diffuso  calore;

perdute mappe impediscono procedere

attendono gli accessi per colmare pozzi.

 

Solchi subordinati tracciano direzioni

cadute di fragilità creano rotture;

specchi ritornano su delicate volontà

franata roccia induce oscuri errori.

 

Ineluttabile il frapporsi di riscatto

brutale il recidere l’apice boccio;

permanente incisione sulla perennità

il frangersi di una gemma perturba fiorire.

 

Dentro e fuori il bisogno di infinito

la brama di cerchio muove occhi e valichi;

corse sulle  rese sufficientemente buone

pena di interminabile introspezione.

 

Tormentato è il  congenito semicerchio;

smisurato eco di prevista  nostalgia

risoluta incompiuta la tonda linea

Riflesso accecante del non più divenire.

 

IrisDark
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giovedì, 11 dicembre 2008, ore 15:22

- Il fondo del barile -




Gira la lama
nel rumore rutilante,
affetta alluminio.
Gira, ma nulla raggiunge,
gira senza viaggiare,
rotea e tormenta la mente.


la mente non gira e non vola,
prigioniera dell'assordante
frastuono che la taglia:
sempre più povera e sterile,
misera mercenaria
raschia il fondo..della busta!


Così si barattano i sogni,
troppo grandi e incerti,
troppo scomodi da inseguire.
E le ali si spezzano,
tagliate di netto
come barre d'alluminio.
 
FABIO MASCIARI






MoulinDesBureau
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mercoledì, 10 dicembre 2008, ore 09:07

 (Senza titolo)

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 Innevati campi di margherite si tendono all'occhio fuoritempo
pile di vecchi impolverati diari imbottiscono angoli;
infinitesimali alte scale stagliano aria e cielo
ipersensibilità intercettano e bloccano impetuosità.

Brama di vitale quiete interrompe burrascosi flussi nascenti
sguardi inseguono dolci chimere intagliando armoniosi profumi;
laddove  ragione non si  addentra ciò che ne rimane è possibile
gradito cambio di probabili credenze in possibili sensazioni.

IrisDark
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martedì, 09 dicembre 2008, ore 10:50

estintore

LA VOCE DELLA STRADA

Sarà il mio riflesso negli occhi
di chi mi ha perso, sarà l'inverso,
sarà questo universo di materiali,

sarà la morte nelle scuole.
Un dolce decotto di malta e mattoni
filtra per tubi marci
nelle sporche vetture.
Bidoni morti capovolti
esalano sempre l'ultima saggezza

prima di liberarsi in un camion,
e gli spazzini riconoscono
il timbro della sua voce.
Tutto ciò che sai glielo puoi dire,
confidare, ma nel suo linguaggio

e le scure puttane sul marciapiede
rideranno come sceme guardandoti.
La pressione di una sua lezione di vita
farebbe saltare in aria e volare
i compiti corretti dal braccio
di qualsiasi professore.
Piangi per lei, piangi sul tuo egoismo,
sui tuoi sbagli seriali,
su una spalla di cemento,
su un suo sfiato d'aria calda

che sputerà le tue lacrime oltre.
Non morirai per strada
fin quando sentirai questo scroscio
di fucilate d'aria che riportano
indietro ed in avanti la memoria.
smith222
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martedì, 09 dicembre 2008, ore 00:37

''Bloodmoon X''
     07-10-08
http://myspace.com/lucaperra
tyrielvampire
lunedì, 08 dicembre 2008, ore 19:22

Lo scrivano

Immagine: Francesco Coleman (1851-1918) 
Scrivano pubblico, Roma 1880

Dopo l’Unità d’Italia, in tutta la nazione l’analfabetismo continuava ad essere molto diffuso tra i ceti poveri della popolazione sia rurale che urbana.
Lo scrivano pubblico era una figura di grande importanza sociale perché attraverso il suo ufficio gli analfabeti potevano entrare in corrispondenza con persone lontane e assolvere a tutte le incombenze pubbliche.
Lo scrivano pubblico svolgeva una professione di confine tra mondo letterato e mondo illetterato. Era un personaggio bifronte: dalla descrizione che ne fanno gli scrittori appare come una persona patetica e dimessa che si accampa, con i poveri strumenti di lavoro (carta, penna d’oca, inchiostro e spolverino), agli angoli di piazze. Possiede copie di lettere adatte ai casi più comuni che sciorina ai rustici clienti secondo l’opportunità. Dall’altra parte, visto dalla prospettiva degli analfabeti, è il soccorritore pubblico, che permette di comunicare, attraverso la scrittura, con lettere a carattere sia pubblico sia privato, come quelle di corteggiamento e d’amore.

Fonte: www2.comune.roma.it

 

Tratto dal film "Miseria  e nobiltà" di Mario Mattoli, 1954  (Dalla commedia omonima di Eduardo Scarpetta) dove Totò recita la parte di uno scrivano

MoulinDesBureau
lunedì, 08 dicembre 2008, ore 19:01

(Senza titolo)

 

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Duali disgiunte creazioni richiedono necessità di esecuzioni

filiazioni di vocaboli volti a ristabilire equo equilibrio;

altalena culla proponimenti per comune spazio condivisibile

nuovi additivi linguaggi permettono la nascita di sostanze colla.

 

Districate nature equivoche alterano i lunari altipiani

saldi passi oscillano lungo gli scoscesi macchinosi ampi percorsi;

lenti bifocali aprono porte  e discostano caligine notturna

è conquista la raggiunta forma di liberazione da materia in luce.

 

IrisDark
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martedì, 02 dicembre 2008, ore 13:33

Il cantico Sto-nato (delle creature)

Come Shakespeare io dì-vèrto


                  a farsi burla di Messer Rivoletto,


                  voi tutti.


                  


                                                      E’ marito geloso che si dà pena


                  a crear scompiglio


                                               in una beffa per Codesto e Quello,


                                                                                                       altro gigante con le corna.


                  


                  In completa ignoranza,


                                                    in questo Bosco,


                  già abitano...


                                                         ...Si è addentrato


                  corrotto è,


                                 pizzicato


                        a gara e con durezza


                                         da Folletti e Fate


                  fino a mattina,


                                     e pinzato per la sua sconcezza.


                  


                  E’ giorno,


                              le Zanzare


                                                          escon dalla scena,


                                          subito vengono catturate


                                                                                   da una zanzariera.


                  Soffocano le Fate appena nate,


                                               nel Bosco son note stonate!


                  


                                                                        Il Gufo dirige l’orchestra


                  e la Civetta l’accompagna


                                            con la sua voce Ginestra.


                  Ancora le Gramigne fan patti con l’Ortiche:


                                                                              - se sentite odor di bile,


                  ci dobbiam dare un morso


                                       a quel gigante vile.


                  


                                                                       Intanto stridono fra le Foglie


                  le Bisce strisciando


                                                                                                         e con le ali il Gufo incita:


                                       - Avanti, alto questo canto!


                  


                  Cosi per l’aria fetida


                                                       sul naso di un Bastardo,


                  anche le Mosche stavan arrivando.


                  


                                                                                              Eppure,


                                                 mi sa tanto che era femmina,


                                                         quel Lupo di buon ora


                  che andava zoppicando:


                                                     - E’ nato é nato!


                  E le creature del Bosco lo sapevan già...


                                            Per questo hanno intonato


                                                                                                       il Laudes creaturarum, can-tico Sto-nato.


                                            Han sentito avvicinarsi


                  con passo dondolante quel falso Cervo


                                                                                           di Falstaff incurante.


                                                                         Lui, solo al suo incontro pensava,


                  con le due Comari di Windsor


                                                                                                    che invece per ingiurie lo aspettavan.


                  Di certo non poteva immaginare


                                           che Zanzare Mosche Ortiche Gramigne e Bisce


                  eran nel Bosco già prima di Lui


                                                                                                 pronti a festeggiare....

MoulinDesBureau
lunedì, 01 dicembre 2008, ore 14:34


Dal forum:

LETTERAUTURA A PUNTI







Salve a tutti,
ho deciso di postare uno scambio di mail avuto con una mia conoscente per condividerlo con voi poeti e scrittori e porvi un quesito: come si diventa scrittori in Italia nel 2008? A cosa aspirano molti scrittori emergenti italiani nel 2008?

Spero di riuscire a descrivere e affermare la mia posizione a riguardo e che voi tentiate di fare lo stesso.

Grazie
Qui seque il testo delle mail:

Da ...
ciao! come va?
in questi giorni ho saputo che il mio romanzo "..." è stato selezionato tra i 100 romanzi in gara per il Premio ... e si può votare tramite internet! (ogni computer un voto) a questo link: ... (sono la numero 8)

faresti girare un po' la voce tra i tuoi contatti? ti ringrazio moltissimo! non avendo un ufficio stampa sto facendo un po' di fai-da-te. e se il mio romanzo ti è piaciuto o vuoi supportarmi, non dimenticare di votarlo...

[...]
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MoulinDesBureau