
Il Natale di Giuseppe
L’ora è vicina …
E adesso cosa mi attenderà?
Maria ha già la sue doglie
E la balia è lì …
a darle sostegno
Mi tremano i ginocchi
La pupille vibrano …
Chissà se?
E se poi …?
E Lui mi amerà?
Mi allontano un attimo …
La stella è già sui nostri capi
Già tutti sanno!
Tutti sorrideranno …
Oh Dio!
Mio Signore!
Perché scegliesti me?
E se poi io …?
Illuminami …
Dammi sostegno …
Crescerò tuo figlio!
Ma Lui saprà?
E poi cosa dovrò insegnarli io?
Sono falegname …
Cosa posso dare
A Nostro Signore ?
E poi chissà se anche Maria …
Sì … chissà se pure Ella si chiede tutto questo?
Ecco …
Sento il suo vagito!
Mio figlio …
Nostro figlio è venuto al mondo!
E tutti i dubbi adesso vanno via …
Guardando i suoi occhi
Tutto va via …
Tutto …
adesso è vita!
Venere in pelliccia

Immagine: Guido Crepax - Venere in pelliccia
"Queste città hanno l'odore di una brutta confessione..."
I suoi peccati
sono le sigarette
sui marciapiedi
i voluttuosi e barocchi raggi del sole
ostentati
come una parure di gioielli
da una vecchia signora
che non rinuncia
alla sua vanità
e indossa
una pelliccia di smog.
I suoi ricordi
sono una tappezzeria
di manifesti pubblicitari
e i sentimenti si alternano
nei tre colori del semaforo.
Peli pubici spuntano
agli angoli delle strade
e assorbono i racconti
dai passi depositati
come residui di cibo
tra i denti.
Non ha padrone
e a tutti è asservita,
nel suo sorriso beffardo
da zingara,
finestre aperte
balconi sporgenti
panni stesi,
e un dente d'argento
è la lapide nel cimitero,
perchè morire in città
è un vezzo.
Ugo Foscolo

SONETTI
VII IL PROPRIO RITRATTO
Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,
Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
Labbro tumido acceso, e tersi denti,
Capo chino, bel collo, e largo petto;
Giuste membra; vestir semplice eletto;
Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;
Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;
Avverso al mondo, avversi a me gli eventi:
Talor di lingua, e spesso di man prode;
Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,
Pronto, iracondo, inquieto, tenace:
Di vizj ricco e di virtù, do lode
Alla ragion, ma corro ove al cor piace:
Morte sol, mi darà fama e riposo.
*
IL PROPRIO RITRATTO
SONETTI
VII bis
Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,
Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
Tumidi labbri ed al sorriso lenti,
Capo chino, bel collo, irsuto petto;
Membra esatte; vestir semplice eletto;
Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;
Sobrio, ostinato, uman, prodigo, schietto,
Avverso al mondo, avversi a me gli eventi.
Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso;
Alle speranze incredulo e al timore,
Il pudor mi fa vile e prode l'ira:
Cauta in me parla la ragion; ma Il cuore,
Ricco di vizj e di virtù, delira
Morte, tu mi darai fama e riposo.
Fabrizio de Andrè - Volta la carta
C'è una donna che semina il grano
volta la carta e si vede il villano
il villano che zappa la terra
volta la carta viene la guerra
per la guerra non c pi soldati
a piedi scalzi son tutti scappati.
Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu
carabiniere lha innamorata volta la carta e lui non c pi
carabiniere lha innamorata volta la carta e lui non c pi.
C'è un bambino che sale un cancello
ruba ciliege e piume duccello
tira sassate non ha dolori
volta la carta c il fante di cuori
il fante di cuori che un fuoco di paglia
volta la carta e il gallo ti sveglia.
Angiolina alle sei di mattina sintreccia i capelli con foglie dortica
ha una collana di ossi di pesca la gira tre volte intorno alle dita
ha una collana di ossi di pesca la conta tre volte in mezzo alle dita.
Mia madre ha un mulino e un figlio infedele
gli inzucchera il naso di torta di mele
mia madre e il mulino son nati ridendo
volta la carta c un pilota biondo
pilota biondo camice di seta
cappello di Volpe sorriso datleta.
Angiolina seduta in cucina, che piange che mangia insalata di more
ragazzo straniero ha un disco dorchestra che gira veloce che parla damore
ragazzo straniero ha un disco dorchestra che gira che gira che parla damore.
Madamadorè ha perso sei figlie
tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa di puzza di gatto
volta la carta e paga il riscatto
paga il riscatto con le borse degli occhi
piene di foto di sogni interrotti.
Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.
Puttana

Immagine: Toulouse Lautrec, Yvette-Guilbert
Vorrei fare la puttana
per avere rapporti chiari
il prezzo fisso
il metodo noto.
Vorrei fare la puttana
per sentirmi di tutti
e sentirmi nessuno;
morire per mano assassina
redenta nell'ultimo amplesso
innocente e lagrimata
da ogni vecchio del paese
da ogni giovane introverso.
Vorrei fare la puttana
ed avere un ruolo,
un posto, una strada,
essere chiamata, bastonata
irrisa, desiderata
ma non ignorata:
pericolo amorale
per l'angelo del focolare.
Vorrei fare la puttana
da comprare con un soldo
ma che prende la vita
col suo finto amore
che inganna meno
dei romantici tepori
che inverte in un orgasmo
la realtà del sentimento.
Mimo Morente

Figlio
E' stato un tramonto caliginoso
ma era già buio
e poi l’alba incolore
monca di luce
abbondante di tenebre,
corpo di uomo,
cuore ancor fragile,
smarrimento,
rabbia,
rancore,
silenzi eterni
mentre con l’argilla
della tua anima
modellavi tenerezze
cesellavi incastri
che da lontano
irroravo con gocce
di pianto
al fine di rendere
plasmabile
alle tue mani
quella creta,
ne è nata la meraviglia
di tenacia e dolcezza.
Hai compiuto la tua opera d’amore.
UOMO.
(Senza titolo)
Liquidi sospiri concentrano sottili geometrie
piume di calde pietre nascondono alate leggerezze;
pannelli di colorato caramello confondono spine
lusinghe di lattice ricordano nubi in estensione.
Miscele di profumati incensi raccolgono magie
dissomiglianti ceri si estendono incontrando pelle;
tratti felini circondano voli e creano ricordi
soffici occhi elevano ponti riducendo distanze.
Il mago di OZ
di
Roberto Vecchioni
E quando venne il ciclone
Dorothy perse la sua casa;
perse la bambola,
chissà come anche i soldi della spesa:
povera Dorothy,
venne giorno, perse la strada del ritorno,
le restarono al fondo del vento solo due...
scarpette d'argento.
Lungo il sentiero del non ricordo
incontrò uno spaventapasseri,
un uomo di latta, un leone codardo
che ancora prima di conoscerli
"dove vai?" le chiesero in coro,
"dove vai?" le chiesero in coro,
unisciti a noi che andiamo da un mago che fa miracoli...
col suo "zigozago"
Lui è il mago di Oz!
Magnifico mago di Oz!
Lui è il mago di Oz!
"e se non fosse il mago di Oz?"
Lui è il mago di Oz!
l'unico mago di Oz!
e se non fosse il mago di Oz,
sarebbe un altro,
più o meno simile al mago di Oz.
"E chi è, dove abita?"
Dorothy chiese,
"E chi è? Può ridarmi la casa?":
"una casa? Per lui è uno scherzo"
rispose il leone,
"Può dare ogni cosa!
A me lui darà un coraggio migliore
che per un leone ci vuole anche quello,
un cuore allo spaventapasseri,
all'uomo di latta un nuovo cervello!
Lui è il mago di Oz!
Magnifico mago di Oz!
Lui è il mago di Oz!
"e se non fosse il mago di Oz?"
Lui è il mago di Oz!
l'unico mago di Oz!
e se non fosse il mago di Oz,
sarebbe un altro,
più o meno simile al mago di Oz.
E cammina cammina
gli apparvero alberi azzurri e campi dorati
e giardini magnifici, tutti ben bene cintati.
"Ma che bello, che bello,
che ricco, che ricco
che favola è il regno di Oz!"
"Ma che bello, che bello,
che ricco, che ricco
che sballo che è il regno di Oz!"
"Come sembravano tutti felici,
felici nel regno, nel regno di Oz!"
Disse Dorothy.
Cosa aspettiamo,
corriamo, corriamo, corriamo
corriamo dal mago di Oz!
È lui il mago di Oz!
Il mago di Oz!
Il mago di Oz!
L'unico, l'inimitabile,
l'incontrastabile mago di Oz,
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
Ma quando poi furono a un passo da questo presunto gigante,
fu Dorothy sola ad accorgersi quant'era piccolo e insignificante;
che parlava, parlava, e rideva,
rideva rideva da fare spavento:
lui diede all'uomo di latta un pallone firmato
e lo fece contento...
c'o piffere e'o triccaballacche
lo spaventapasseri andò via cantando...
ed ebbe il leone tre o quattro girelle
da non starci più nella pelle...
"E tu cosa vuoi? E tu cosa vuoi?"
le chiese il mago di Oz.
"Bambina che vuoi? Su, dimmi che vuoi?"
Le chiese il mago di Oz!"
"Voglio un mondo dove" disse Dorothy,
"un mondo dove, voglio un mondo dove
non ci sia nessun mago di Oz!"
E mentre scappava, guardava, guardava le sue scarpette d'argento;
e mentre scappava diceva
"portatemi a casa scarpette d'argento!
Correte più forte, portatemi a casa voi siete la vera magia;
correte più forte, scappate lontano,
correte, portatemi via!"
Bambini, bambini, bambini state attenti al mago di Oz!:
Bambini, bambini, bambini non vi fidate del mago di Oz!
Bambini, bambini, bambini non giocate col mago di Oz!
E soprattutto non prendete caramelle dal mago di Oz!
Il valzer degli innocenti

Gira cullata
da una melodia di note,
esauste
come i pianti
di bambini mai nati.
Li hanno custoditi
nei loro ventri,
madri vergini
a gambe aperte
in attesa di parti
d'inchiostri marci.
I cavalli della giostra
giacciono stramazzati
con una siringa nel fianco.
Gocce di penicillina
escono dall'ago,
battono il tempo
di un ultimo giro.
E' la muffa
sotto i tacchi
l'unica creatura
che ancora pulsa,
l'eco di una trama
calpestata
nel nero sangue,
da un'ingenua giravolta
cucita
con un punto a croce,
nel fumo di Londra.
(Senza titolo)
Cerchio profondo su imperscrutabile buio
sterminate embrionali vane speranze;
forti propositi in iniziale fase
infranti sogni e alta pura nitidezza.
Macchiati ninnoli da feroce esterno
necessità di creazione su protezione;
fattura di nudo scudo e potente scrigno
bolla di cristallo vetro riflettente luci.
Il disagio di espansione regna immoto
barriera ostacola il diffuso calore;
perdute mappe impediscono procedere
attendono gli accessi per colmare pozzi.
Solchi subordinati tracciano direzioni
cadute di fragilità creano rotture;
specchi ritornano su delicate volontà
franata roccia induce oscuri errori.
Ineluttabile il frapporsi di riscatto
brutale il recidere l’apice boccio;
permanente incisione sulla perennità
il frangersi di una gemma perturba fiorire.
Dentro e fuori il bisogno di infinito
la brama di cerchio muove occhi e valichi;
corse sulle rese sufficientemente buone
pena di interminabile introspezione.
Tormentato è il congenito semicerchio;
smisurato eco di prevista nostalgia
risoluta incompiuta la tonda linea
Riflesso accecante del non più divenire.

(Senza titolo)
Innevati campi di margherite si tendono all'occhio fuoritempo
pile di vecchi impolverati diari imbottiscono angoli;
infinitesimali alte scale stagliano aria e cielo
ipersensibilità intercettano e bloccano impetuosità.
Brama di vitale quiete interrompe burrascosi flussi nascenti
sguardi inseguono dolci chimere intagliando armoniosi profumi;
laddove ragione non si addentra ciò che ne rimane è possibile
gradito cambio di probabili credenze in possibili sensazioni.

Lo scrivano

Immagine: Francesco Coleman (1851-1918)
Scrivano pubblico, Roma 1880
Dopo l’Unità d’Italia, in tutta la nazione l’analfabetismo continuava ad essere molto diffuso tra i ceti poveri della popolazione sia rurale che urbana.
Lo scrivano pubblico era una figura di grande importanza sociale perché attraverso il suo ufficio gli analfabeti potevano entrare in corrispondenza con persone lontane e assolvere a tutte le incombenze pubbliche.
Lo scrivano pubblico svolgeva una professione di confine tra mondo letterato e mondo illetterato. Era un personaggio bifronte: dalla descrizione che ne fanno gli scrittori appare come una persona patetica e dimessa che si accampa, con i poveri strumenti di lavoro (carta, penna d’oca, inchiostro e spolverino), agli angoli di piazze. Possiede copie di lettere adatte ai casi più comuni che sciorina ai rustici clienti secondo l’opportunità. Dall’altra parte, visto dalla prospettiva degli analfabeti, è il soccorritore pubblico, che permette di comunicare, attraverso la scrittura, con lettere a carattere sia pubblico sia privato, come quelle di corteggiamento e d’amore.
Fonte: www2.comune.roma.it
Tratto dal film "Miseria e nobiltà" di Mario Mattoli, 1954 (Dalla commedia omonima di Eduardo Scarpetta) dove Totò recita la parte di uno scrivano
(Senza titolo)
Duali disgiunte creazioni richiedono necessità di esecuzioni
filiazioni di vocaboli volti a ristabilire equo equilibrio;
altalena culla proponimenti per comune spazio condivisibile
nuovi additivi linguaggi permettono la nascita di sostanze colla.
Districate nature equivoche alterano i lunari altipiani
saldi passi oscillano lungo gli scoscesi macchinosi ampi percorsi;
lenti bifocali aprono porte e discostano caligine notturna
è conquista la raggiunta forma di liberazione da materia in luce.
Il cantico Sto-nato (delle creature)

Come Shakespeare io dì-vèrto
a farsi burla di Messer Rivoletto,
voi tutti.
E’ marito geloso che si dà pena
a crear scompiglio
in una beffa per Codesto e Quello,
altro gigante con le corna.
In completa ignoranza,
in questo Bosco,
già abitano...
...Si è addentrato
corrotto è,
pizzicato
a gara e con durezza
da Folletti e Fate
fino a mattina,
e pinzato per la sua sconcezza.
E’ giorno,
le Zanzare
escon dalla scena,
subito vengono catturate
da una zanzariera.
Soffocano le Fate appena nate,
nel Bosco son note stonate!
Il Gufo dirige l’orchestra
e la Civetta l’accompagna
con la sua voce Ginestra.
Ancora le Gramigne fan patti con l’Ortiche:
- se sentite odor di bile,
ci dobbiam dare un morso
a quel gigante vile.
Intanto stridono fra le Foglie
le Bisce strisciando
e con le ali il Gufo incita:
- Avanti, alto questo canto!
Cosi per l’aria fetida
sul naso di un Bastardo,
anche le Mosche stavan arrivando.
Eppure,
mi sa tanto che era femmina,
quel Lupo di buon ora
che andava zoppicando:
- E’ nato é nato!
E le creature del Bosco lo sapevan già...
Per questo hanno intonato
il Laudes creaturarum, can-tico Sto-nato.
Han sentito avvicinarsi
con passo dondolante quel falso Cervo
di Falstaff incurante.
Lui, solo al suo incontro pensava,
con le due Comari di Windsor
che invece per ingiurie lo aspettavan.
Di certo non poteva immaginare
che Zanzare Mosche Ortiche Gramigne e Bisce
eran nel Bosco già prima di Lui
pronti a festeggiare....