
Seconda Parte Impronte di perle alla porta


L'esteso ed imponente corridoio, come un burbero e riluttante padrone di casa sentenzia senza indulgere sugli ospiti al loro passaggio, e cerca come un segugio di decifrarne caratteristiche e intenzioni dall'odore dei loro passi, per agevolarne o ostacolarne il compimento.
Durante la giornata diviene un fiume scrosciante allo scompiglio di pieghe increspate della gonna di Ines, la responsabile della servitù.
O una strada lastricata di ciottoli ingombranti, acuminati fra gli ingordi salti di Ludmilla ed Edoardo.
Il suo freddo e incessante sguardo conta le ore della giornata sul volto segnato ed elegante dell'orologio a pendolo, a metà del corridoio; dalla grande finestra come un guardiano fedele sorveglia, accoglie e distoglie gli abitanti e gli ospiti.
E' la luce l'ospite più indiscreta ma anche quella più rassicurante, che scalda e consola quegli ingranaggi avviliti e rattrappiti come un vecchio bastone.
Da un po' di tempo il corridoio è diventato insofferente. Troppi passi si confondono nelle ore più nascoste e arrivano fin dove non può seguirli, lungo la maestosa e vanitosa scalinata principale che conduce alle camere.
Le disposizioni sono chiare, i candelabri spiano e conservano nei loro fiochi lumi una cronaca dettagliata di spostamenti e gesti.
Anche le specchiere in cima alla scalinata hanno il loro compito, memorizzare la fisionomia di coloro che salgono e scendono, come ritrattisti che tentino di fare un identikit, dalle dichiarazioni rilasciate sulla base di ricordi sfuocati raccolti dai testimoni di un crimine.
La casa partecipa degli avvenimenti che accadono, degli oggetti che scompaiono, delle parole che vengono assorbite o resumate dall'umidità delle pareti; custodisce, nasconde ma non ruba, poichè non desidera.
- Ines!
- Sì signora...
- Non trovo più la mia collana di perle...
- Non è possibile signora, è sempre stata nel portagioie sul suo comò, l'ho spolverato io proprio due giorni fa.
- Dov'è la servitù?
- I membri della servitù, sono tutte persone fidate, lo sa bene... E sono monitorati da me costantemente.
- Crede sia stata la casa a rubare la mia collana?
- No signora, non mi permetterei di insinuare una tale castroneria.
- Il signore è uscito presto questa mattina? Non ho sentito la sua auto.
- Il signor Riccardo è qui a letto con me, stanotte non si è sentito molto bene, così ne ho approfittato per far venire il meccanico a prendere l'auto, da qualche giorno borbottava in modo insolito.
- Vuole che porti del brodo caldo per il signore?
- Non si preoccupi Ines, penso io a mio marito, lei si occupi della servitù senza indugi e dell'andamento casa, veda di ritrovare la mia collana al più presto o sarò costretta a prendere seri provvedimenti.
- Bambini! Subito a rapporto...
I passi inciampano, si mangiano sugli scalini e a seguito una lunga coda pelosa sfoggia incurante l'oggetto fonte di vanità e preoccupazione della signora Felicia, scortato da ingenue impronte di sangue.
Love addiction e reciso il filo di Penelope
il cammino è sospeso tra fila di ferro nuvole;
le vertigini governano il risiedere tolleranza
smarrito in antiche anamnesi lo scrigno del giusto io.
Inabissare è l'unica possibilità rimasta
inevitabile il reiterato bisogno di quercia;
perpetua l'occorrenza di alto fuoco e soave miele
caratteristica epidemiologica di tenerezza.
Pecularietà affettiva preme su sopravvivenza
pensieri e vissuti emotivi danzano girando;
sguardo fisso nel canestro bisogno attanaglia respiro
catena di clorofilla non ammette mancanza di luna.
Il Nascondiglibro
After Dark di Haruki Murakami
Einaudi, 2008
Protagonisti e spettatori. Noi, che nell'oscurità seguiamo gli intrecci di vite che non possiamo alterare. Con mani che non possiamo protendere, inermi, di fronte allo svolgersi di piccole e grandi tragedie. In questa posizione suggestiva e di importanza, ci pone e si pone, Haruki Murakami. Le storie principali si dipanano ed intrecciano nella notte mentre le altre vite ci danzano intorno come comprimari di prima qualità. Quindi, guardiamo, ci avviciniamo e nemmeno il nostro respiro può disturbare le vicende di Mari ed Eri, due sorelle che sembrano distanti chilometri una dall'altra.
Siamo in una metropoli, le luci della notte che illuminano a giorno, e poi, ci ritroviamo in un bar, con Mari che non vuole tornare a casa e sembra una ragazzina annoiata ed apatica. La incontra, per caso, un ragazzo che conosceva sua sorella e comincia a raccontarsi e far domande. Mari racconta poco ma capiamo che qualcosa c'è dietro questa patina che la nasconde, c'è un'impazienza, un'angoscia che non vuole far scoprire a nessuno. La notte si estende e sembra infinita mentre arriviamo in un love hotel e scopriamo anche una notte crudele con una prostituta cinese giovanissima picchiata da un cliente. Incontriamo chi l'ha picchiata e scopriamo un po' della sua vita da programmatore informatico. Ritroviamo e perdiamo Mari. Ma una costante c'è. Eri. Lei, dorme mentre gli altri tutti intorno corrono e impazzano nella vita, lei ha deciso di dormire. E così, in quel posto lontano dal mondo reale, lei sente tutto e non capisce se è rimasta prigioniera o cosa. E noi come spettatori non possiamo far altro che sperare che questi destini trovino un po' di pace.
Una curiosità, una delle cameriere del love hotel ad un certo punto canta appassionatamente una canzone...