venerdì, 27 marzo 2009, ore 09:47

ho passato tutta la notte al cesso,le braghe posate sul pavimento,le mutande celate,ho passato tutta la notte a pregare,disperatamente informe,sgranando la speranza in ogni sua sostanza,sperando in una risposta,ma solo rumori di scarico. ora che mi guardo allo specchio,mi duole il culo,le gambe addormentate a fatica mi tengono in piedi,nella disperazione mi viene quasi di insultare,di bestemmiare,mi chiedo perchè non c'è qui dentro una croce,eppure ci sono tanti chiodi. le occhiaie ai bordi dei miei occhi,sembrano balconi,non s'affacciano più le lacrime,come vampiri,si nascondono dalla luce del sole e come un pozzo prosciugato,tiro su con il naso,sperando di sputare quel morbo che m'anela l'anima come una iena,ma solo catrame e sangue. mentre guardo le poche onde,che s'impattano nella vasca,sputo un mosaico di cerchi concentrici,che toccano il fondo svanendo,come le mille preghiere che speravo fossero miele ed invece son fiele mero. ancora mi chiedo,che senso abbia tutto questo,conscio di avere le risposte,nascoste sotto la pelle,dietro ai buchi dove m'iniettavo solitudine da 20,00 euro,ma niente,gli stolti vivono nel passato,i saggi nel presente,i criminali a ridosso al futuro........poche note di colonia,macchiano il lavandino,sembrano colluttorio,forse i becchini usano il colluttorio per togliersi di dosso l'odore della morte,a me non resta che scavare in quelle ferite di cui non conosco il nome,eppure mi porto addosso,sperando di non finire in croce come il re topo. è ora di andare ho lasciato troppo tempo scorrere dal rubinetto,se fosse sangue sarei morto da un pezzo ed invece è consumismo che non regola la ragione e come tanti altri mi tiene senza potere per ristagnarmi nel dolore........"Sorridete stronzi vi lascio un bicchiere,non andate a chiedere agli altri...............Non è vita se non la vivi,non è morte se non l'accetti"
 



volano le

foglie fino

a planare su

d'un mare d'erba

verde come il

corallo sott'acqua

lapilli distratti

avvolgono

l'aria sembra

una danza

ancora un sogno

un indissolubile

sfogo ad occhi

chiusi come

quando mi

baciavi al buio

delle stelle al

suono di candele

allegre che di

gioia piangevano

a volte come se le

ossa si polverizzassero

rimango sul

posacenere dei

posamano a

pensare a quanto

affondavo

mentre ti amavo

ma è solo la

cenere a colorare

il vento ed il

cielo nel suo

riflesso si illumina di

quel vuoto che

senza te è destino

e mai deserto

ashurado
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domenica, 15 marzo 2009, ore 20:39

Il Paradiso degli uomini



La vita sorride, si mostra generosa come non mai.
Mi guardo allo specchio e negli occhi degli altri e vedo continuamente uno Stefano bellissimo.
Ho il fondato sospetto che si tratti di felicità.
Non sento neppure il bisogno di doverla gestire, organizzare, difendere.
In questa nuova dimensione mi sorprendo spesso a cercare frammenti di paradiso mal celati: un pezzo di cielo che si scuce o il prato di fronte a casa che sprofonda e rivela il mondo di prima, quello dove vivere appariva come una lunga interminabile punizione. Come nel film  The Truman Show in cui il protagonista scopre ad un certo punto della sua vita, di non vivere nel mondo reale ma in un enorme set cinematografico ripreso da migliaia di telecamere e mandato in diretta tivù per i teledipendenti del mondo reale.
Mi sono convinto d’essere morto in ospedale da alcuni anni e che quello che accade ora sia la vita che viene concessa a coloro che vanno in paradiso. Sono quasi certo che si tratti di questo. Credo che in questo paradiso sia concesso di continuare a vivere la vita di prima senza avere ricordo e coscienza della morte avvenuta e che tutto quello di bello che sta avvenendo sia il una sorta di grande premio. Il premio, e ne son certo è proprio l’opportunità di percepire questa nuova vita come se non si fosse mai staccata da quella precedente.
Quello di cui non ho ancora certezza,ma a questo punto ha poca importanza è se tutto questo stia avvenendo col mio corpo reale di carne ed ossa che poggiavo sulla sella della bicicletta, oppure dall’interno della mia sepoltura.
Certo che in questo paradiso le cose le hanno fatte veramente bene, da professionisti. Daltronde se qualcuno si è preso la briga di gestire il paradiso non posso credere che lo faccia con approssimazione. Dei veri professionisti direi.
Se mai questo messaggio per qualche strana magia dovesse raggiungere gli amici della vita precedente, a loro vorrei dire di non aver paura della morte, perchè qui c’è il paradiso che vi attende.
analkoliker
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domenica, 08 marzo 2009, ore 02:57

                 Gli Astoriati               

Salvatore Scarpitta, il vero Barone rampante

L'incontro fra Calvino e il suo barone rampante avvenne una sera del 1950, all' osteria Menghi, in via Flaminia, ritrovo di artisti e scrittori. Si chiama Salvatore Scarpitta il vero barone rampante, giovane artista che a 17 anni va a studiare a Palermo e poi a Roma all' Accademia di Belle arti. Nel '46 la sua prima mostra romana. Frequenta ed entra in amicizia con altri giovani artisti. Quella sera del 1950 all'osteria Menghi racconta a Italo Calvino la sua avventura di dodicenne sull' albero di pepe. Salvatore Scarpitta è nato a New York nel 1919, è figlio di uno scultore siciliano e di un'attrice di origine russo-polacca. Un mattino di marzo del 1931 Salvatore litiga col padre che gli chiede di tinteggiare un cancello; per evitare un paio di scapaccioni, si rifugia su un albero di pepe dove resta per tutto il giorno. Passata la buriana, scende. A scuola racconta l' episodio ad alcuni compagni che, divertiti, lo riferiscono ai propri genitori. Di bocca in bocca, la storia finisce sui quotidiani del posto, che, naturalmente, ci ricamano su. Allora il ragazzino decide di realizzare ciò che legge sui giornali. Così risale sull' albero e vi resta per 34 giorni. Diventa un «caso». I quotidiani lo seguono giorno per giorno. Sull' albero-casa, Salvatore «riceve» anche amici e ammiratori. Fra questi, i fratelli Hunter, che detengono il primato mondiale di permanenza in volo. L' incontro viene immortalato in un paio di fotografie. La strana avventura procura al dodicenne anche una certa somma di denaro, che gli permette di andare in Sicilia assieme alla famiglia. Sette anni dopo l'incontro con Scarpitta esce Il barone rampante. Scritto in soli due mesi.

 Il Barone rampante di Italo Calvino

Il romanzo fa parte di una trilogia che comprende anche  "Il visconte dimezzato" ed "Il cavaliere inesistente". Questo romanzo si richiama al racconto filosofico settecentesco ed illuministico, di cui Voltaire aveva fornito gli esempi più rilevanti

La vicenda del Barone si svolge nel 1767 nella tenuta dell’immaginario paesino ligure di Ombrosa.

A pranzo, il dodicenne Cosimo Piovasco di Rondò rifiuta una zuppa di lumache e il padre lo caccia da tavola. Dopo un po' , il ragazzo si arrampica su un leccio - dove saliva col fratello di otto anni - e non scende più. Vi trascorrerà 53 anni.

Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio.

Così ha inizio la storia del piccolo baronetto Cosimo narrata dal fratello minore Biagio. Inizialmente tutti pensano che Cosimo si sarebbe presto stancato e che sarebbe tornato giù. Ma non fu così. Forte, testardo e scontroso com’è non viene mai meno ai propri ideali. Prosegue gli studi, impara a cacciare, consolida amicizie, si innamora, segue la vita di famiglia. Il barone non perde nessuna esperienza, conosce l'amore travolgente e necessario e quello sconvolgente dell'abbandono, incontra i pirati, i carbonari, i pendagli da forca, i contadini, i massoni, i francesi che innalzano alberi della libertà, la nobiltà iberica esiliata dalla Terra dal re di Spagna e dunque costretta a vivere sugli alberi, i monelli che rubano la frutta, la nobiltà, le gazze ladre, le pernici, gli apicoltori, e l'imperatore di Francia Napoleone, Diderot e Voltaire.

Il barone sugli alberi cresce e si adegua al suo mondo. Scoprirà i libri, la compagnia che dà la letteratura, gli ideali, scriverà trattati sulla civiltà, sulla repubblica ideale degli alberi: un mondo utopico in cui tutti potrebbero vivere sugli alberi, imparerà a cacciare, a lavarsi, a proteggersi dalle stagioni e dai banditi, ma non saprà mai difendersi dall'amore di Viola.

MoulinDesBureau
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categoria : 28 gli astoriati
domenica, 08 marzo 2009, ore 00:05

            Gli Astoriati            

Chi sono gli Astoriati?

Ho deciso di chiamare così quei personaggi bizzarri che sono in cerca di storie che svelino la loro identità per donare loro una dignità. Personaggi che se non avessero ispirato grandi scrittori non sarebbero mai entrati nel nostro immaginario e non sarebbero ancora oggi ricordati. Molti di noi però non sanno che alcuni dei personaggi delle storie che amiamo hanno preso in prestito la vita da persone realmente esistite che grazie alle pagine e al talento di alcuni scrittori sono diventati eroi immortali. In questa rubrica si farà l'identikit dei personaggi astoriati che hanno avuto in prestito una storia che li ha resi celebri ma di cui essi stessi hanno contribuito a determinare il successo.

MoulinDesBureau
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categoria : 28 gli astoriati
martedì, 03 marzo 2009, ore 18:22

Tende bucate

Dal film "Spione" di F. A. Wagner

Tende bianche

di vergogna masticate

come tane

da pensieri domiciliari

nei buchi di un Gruviere

di una trappola per topi.

 

Grattano le fogne

cani senza coda

girano in circolo

per morder l'ombra

del proprio vicino.

 

Apri la porta

respira l'odore

del mio mondo intestino,

leva la tenda

del tuo spioncino.

MoulinDesBureau
lunedì, 02 marzo 2009, ore 18:14

CELIBATO, CELIBATO,
TUTTO E' SOLO CELIBATO
di Jules Laforgue
(Montevideo, 1860 - Parigi, 1887)




Succhiar la carne d'un cuore eletto,
adorare degli organi che soffrono,
essere in due prima di avvizzire!
Non sarò che un monomaniaco
dissoluto
dai suoi lavori di decadente e di recluso?

Ovunque, a ciascun'ora, questo è il tema
delle loro toelette e delle arie,
delle sere di spiaggia agli invernali
balli: Prendete! questa è la mia carne!
E noi stessi,
gridiamo loro in tutti quanti i toni: A me! io t'amo!
Ci si saluta e si finge...
Ci si addestra nelle scuole,
e si evade e si adescano
piazze venali e tristi;
e si geme
in versi, in prosa. Invece di tendersi la mano!
MoulinDesBureau
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categoria : 08 lanterne