mercoledì, 09 settembre 2009, ore 13:59

La cera del deserto


Immagine di Jack Vettriano - Baby bye bye


Gli orizzonti
sfidano il deserto
incendiati
dal carro di Apollo.

Il colore dell'azione
fa impallidire il pensiero,
cola come cera
di pudore.


E sulle guance
più feroce appare
quel fervido albore.


MoulinDesBureau
domenica, 03 maggio 2009, ore 18:40

LO STRANIERO

Immagine: http://willko.deviantart.com/art/blind-52326440

Il mendicante tu sei...
fra le macchie d'olio
lasciate dalle macchine
tu nascondi le tue impronte.

Copri col tuo flauto
gli sguardi dei passanti,
ti proteggono le scure note
come occhiali
dalle ingiurie del sole,
testimone e coltello
ha sedotto l'ingenuità
del tuo primo amore
incesto.

MoulinDesBureau
martedì, 03 marzo 2009, ore 18:22

Tende bucate

Dal film "Spione" di F. A. Wagner

Tende bianche

di vergogna masticate

come tane

da pensieri domiciliari

nei buchi di un Gruviere

di una trappola per topi.

 

Grattano le fogne

cani senza coda

girano in circolo

per morder l'ombra

del proprio vicino.

 

Apri la porta

respira l'odore

del mio mondo intestino,

leva la tenda

del tuo spioncino.

MoulinDesBureau
venerdì, 13 febbraio 2009, ore 02:45

Un treno chiamato desiderio

MoulinDesBureau
lunedì, 19 gennaio 2009, ore 05:32

Impronte di perle alla porta

L'esteso ed imponente corridoio, come un burbero e riluttante padrone di casa sentenzia senza indulgere sugli ospiti al loro passaggio, e cerca come un segugio di decifrarne caratteristiche e intenzioni dall'odore dei loro passi, per agevolarne o ostacolarne il compimento.

Durante la giornata diviene un fiume scrosciante allo scompiglio di pieghe increspate della gonna di Ines, la responsabile della servitù.

O una strada lastricata di ciottoli ingombranti, acuminati fra gli ingordi salti di Ludmilla ed Edoardo.

Il suo freddo e incessante sguardo conta le ore della giornata sul volto segnato ed elegante dell'orologio a pendolo, a metà del corridoio; dalla grande finestra come un guardiano fedele sorveglia, accoglie e distoglie gli abitanti e gli ospiti.

E' la luce l'ospite più indiscreta ma anche quella più rassicurante, che scalda e consola quegli ingranaggi avviliti e rattrappiti come un vecchio bastone.

Da un po' di tempo il corridoio è diventato insofferente. Troppi passi si confondono nelle ore più nascoste e arrivano fin dove non può seguirli, lungo la maestosa e vanitosa scalinata principale che conduce alle camere.

Le disposizioni sono chiare, i candelabri spiano e conservano nei loro fiochi lumi una cronaca dettagliata di spostamenti e gesti.

Anche le specchiere in cima alla scalinata hanno il loro compito, memorizzare la fisionomia di coloro che salgono e scendono, come  ritrattisti che tentino di fare un identikit, dalle dichiarazioni rilasciate sulla base di ricordi sfuocati  raccolti dai testimoni di un crimine.

La casa partecipa degli avvenimenti che accadono, degli oggetti che scompaiono, delle parole che vengono assorbite o resumate dall'umidità delle pareti; custodisce, nasconde ma non ruba, poichè non desidera.

 

- Ines!

- Sì signora...

- Non trovo più la mia collana di perle...

- Non è possibile signora, è sempre stata nel portagioie sul suo comò, l'ho spolverato io proprio due giorni fa.

- Dov'è la servitù?

- I membri della servitù, sono tutte persone fidate, lo sa bene... E sono monitorati da me costantemente.

- Crede sia stata la casa a rubare la mia collana?

- No signora, non mi permetterei di insinuare una tale castroneria.

- Il signore è uscito presto questa mattina? Non ho sentito la sua auto.

- Il signor Riccardo è qui a letto con me, stanotte non si è sentito molto bene, così ne ho approfittato per far venire il meccanico a prendere l'auto, da qualche giorno borbottava in modo insolito.

- Vuole che porti del brodo caldo per il signore?

- Non si preoccupi Ines, penso io a mio marito, lei si occupi della servitù senza indugi e dell'andamento casa, veda di ritrovare la mia collana al più presto o sarò costretta a prendere seri provvedimenti.

- Bambini! Subito a rapporto...

I passi inciampano, si mangiano sugli scalini e a seguito una lunga coda pelosa sfoggia incurante l'oggetto fonte di vanità e preoccupazione della signora Felicia, scortato da ingenue impronte di sangue.

MoulinDesBureau
mercoledì, 24 dicembre 2008, ore 05:34

Venere in pelliccia

Immagine: Guido Crepax - Venere in pelliccia

"Queste città hanno l'odore di una brutta confessione..."

I suoi peccati

sono le sigarette

sui marciapiedi

i voluttuosi e barocchi raggi del sole

ostentati

come una parure di gioielli

da una vecchia signora

che non rinuncia

alla sua vanità

e indossa

una pelliccia di smog.

 

I suoi ricordi

sono una tappezzeria

di manifesti pubblicitari

e i sentimenti si alternano

nei tre colori del semaforo.

 

Peli pubici spuntano

agli angoli delle strade

e assorbono i racconti

dai passi depositati

come residui di cibo

tra i denti.

 

 

Non ha padrone

e a tutti è asservita,

nel suo sorriso beffardo

da zingara,

finestre aperte

balconi sporgenti

panni stesi,

e un dente d'argento

è la lapide nel cimitero,

perchè morire in città

è un vezzo.

MoulinDesBureau
lunedì, 15 dicembre 2008, ore 21:06

Il valzer degli innocenti

Gira cullata

da una melodia di note,

esauste

come i pianti

di bambini mai nati.

 

Li hanno custoditi

nei loro ventri,

madri vergini

a gambe aperte

in attesa di parti

d'inchiostri marci.

 

I cavalli della giostra

giacciono stramazzati

con una siringa nel fianco.

 

Gocce di penicillina

escono dall'ago,

battono il tempo

di un ultimo giro.

 

E' la muffa

sotto i tacchi

l'unica creatura

che ancora pulsa,

l'eco di una trama

calpestata

nel nero sangue,

da un'ingenua giravolta

cucita

con un punto a croce,

nel fumo di Londra.

 

MoulinDesBureau
martedì, 02 dicembre 2008, ore 13:33

Il cantico Sto-nato (delle creature)

Come Shakespeare io dì-vèrto


                  a farsi burla di Messer Rivoletto,


                  voi tutti.


                  


                                                      E’ marito geloso che si dà pena


                  a crear scompiglio


                                               in una beffa per Codesto e Quello,


                                                                                                       altro gigante con le corna.


                  


                  In completa ignoranza,


                                                    in questo Bosco,


                  già abitano...


                                                         ...Si è addentrato


                  corrotto è,


                                 pizzicato


                        a gara e con durezza


                                         da Folletti e Fate


                  fino a mattina,


                                     e pinzato per la sua sconcezza.


                  


                  E’ giorno,


                              le Zanzare


                                                          escon dalla scena,


                                          subito vengono catturate


                                                                                   da una zanzariera.


                  Soffocano le Fate appena nate,


                                               nel Bosco son note stonate!


                  


                                                                        Il Gufo dirige l’orchestra


                  e la Civetta l’accompagna


                                            con la sua voce Ginestra.


                  Ancora le Gramigne fan patti con l’Ortiche:


                                                                              - se sentite odor di bile,


                  ci dobbiam dare un morso


                                       a quel gigante vile.


                  


                                                                       Intanto stridono fra le Foglie


                  le Bisce strisciando


                                                                                                         e con le ali il Gufo incita:


                                       - Avanti, alto questo canto!


                  


                  Cosi per l’aria fetida


                                                       sul naso di un Bastardo,


                  anche le Mosche stavan arrivando.


                  


                                                                                              Eppure,


                                                 mi sa tanto che era femmina,


                                                         quel Lupo di buon ora


                  che andava zoppicando:


                                                     - E’ nato é nato!


                  E le creature del Bosco lo sapevan già...


                                            Per questo hanno intonato


                                                                                                       il Laudes creaturarum, can-tico Sto-nato.


                                            Han sentito avvicinarsi


                  con passo dondolante quel falso Cervo


                                                                                           di Falstaff incurante.


                                                                         Lui, solo al suo incontro pensava,


                  con le due Comari di Windsor


                                                                                                    che invece per ingiurie lo aspettavan.


                  Di certo non poteva immaginare


                                           che Zanzare Mosche Ortiche Gramigne e Bisce


                  eran nel Bosco già prima di Lui


                                                                                                 pronti a festeggiare....

MoulinDesBureau
mercoledì, 29 ottobre 2008, ore 06:41

L'attesa del pasto di cemento

Man Ray - Mannequin

In queste quattro mura

sorrette da Atlante

io vedo dalla finestra

il fuoco plasmatore di Prometeo

che incendia l'orizzonte di dei

nel loro crepuscolo.

 

Siamo divinità

col volto cullato

in una gabbia

di cemento.

 

La Sfinge ci imbocca

con cenere

di enigmi.

 

La nostra pace si cela

nell'attesa

di un pasto

nel traffico.

MoulinDesBureau
lunedì, 27 ottobre 2008, ore 01:50

La vanità della cenere

Khnopff - Studio per Il sangue della Medusa (1896)

Luci affamate

ebbre di realtà

masticano sale

di viltà.

Minacciano l'oscurità

che profuma di cenere

come Eco

distratta dalla pietra

bramosa di vanità.

MoulinDesBureau
venerdì, 10 ottobre 2008, ore 04:22

Il fumo degli Indi-visibili

Polsi legati da sogni elettrici

divenuti fumo

di atomi incastrati

gli uni agli altri,

come dita delle mani

sciolte solo dalla musica

di una scimmietta

che suona il pianoforte.


(Dedicata a tutte le vittime della psichiatria e in special modo a coloro che hanno dovuto subire l'elettroshock)

MoulinDesBureau
lunedì, 29 settembre 2008, ore 01:11

  Onora il padre e la madre

Immagine tratta dal film "Eraserhead" di David Lynch

Il lamento acuto e violento si snodava attraverso lo strazio, che intorno a lui si stringeva, come il cordone ombelicale che ora giaceva viscido, in una bacinella asciutta, ai piedi del lettino nella sala parto.

Lo specchio, per la prima volta, gli restituiva lo sgomento e il disgusto che aveva sempre assaporato sui volti di coloro che incontrava; si componeva così, il ricordo delle espressioni di quegli sconosciuti, che si deformavano in smorfie, come in un labirinto di specchi, in cui veniva riflessa da più angoli la sua stessa immagine. Fino a quel momento aveva sempre indossato occhiali scuri, e tenuto il viso coperto da un cappuccio nero di cotone o di lana, a seconda della stagione. Tanto che ormai la luce gli era diventata ostile, a causa dell' iperprotezione agli occhi. La casa era stata privata fin dalla sua nascita di qualsiasi specchio, e l'unico strumento di illuminazione adottato erano le candele. Gli era stato evitato con cura, l'incontro con quella superficie impietosa, ma ora la sua rabbia aveva un volto, il suo. Corse fuori dal monolocale, dove era andato ad abitare dopo la morte dei suoi genitori. Il volto coperto dal cappuccio nero di lana lasciava scoperti solo gli occhi, la tempesta imperversava, il cielo strepitava lanciando i suoi furori, Demian si tolse il cappuccio, ma neppure il sale della pioggia riusciva a cicatrizzare i segni scavati nel suo viso come profonde e robuste radici. La morte dei signori Vaine era rimasta un mistero per il quartiere di Monmartre.

Aveva tenuto per giorni le bende, in cui si era sentito dopo tanto tempo, cullato come in una bambagia, ed ora come un lungo e aggrovigliato cordone ombelicale le staccava e srotolava dal suo volto. La sua pelle era liscia e levigata, come quella della superficie tanto temuta. Le abili e licenziose mani del dottor Boue avevano operato come una rugosa carta a vetro che era riuscita a spianare le rovine di Demian. Demian conservò gli scarti della pelle dei suoi genitori e il sangue avanzato che non era servito durante l'operazione.

A passo lento Demian si avvicinò ad una chiesa, attirato dal familiare bagliore delle candele, dal rassicurante e lontano suono della voce del sacerdote, e dal riposante profumo di incenso. Non era mai stato a catechismo perchè i suoi genitori erano ebrei e non l'avevano neppure mai obbligato ad andare con loro nella sinagoga. Sapevano che una volta cresciuto Demian avrebbe deciso da sè quale religione seguire. Davanti all'ingresso della chiesa fu colto da un ricordo, un commento acceso urlato da un suo compagno all'uscita di scuola, 10 anni prima.

- Lebbroso! Neppure Gesù Cristo avrebbe compassione per te.

Entrò in chiesa, si sedette su una delle panche di legno e cercò di imitare i gesti dei fedeli durante la messa. Si inginocchiò, ascoltò con attenzione le parole del sacerdote che si insinuavano fra i suoi pensieri, come pellegrini in cerca di una dimora, e lui le accolse.

Demian avanzava preoccupato ed ansioso verso l'aula, i bambini in attesa del sacerdote correvano tra le sedie e si tiravano aeroplanini di carta, le loro voci si facevano sempre più vicine a stringerlo, si allargò il colletto con l'indice destro ed aprì la porta con un gesto deciso. I bambini si ricomposero.

- Io sono il vostro sacerdote, insieme seguiremo un percorso di conoscenza e di consapevolezza dei testi sacri e della parola di Gesù, che si è sacrificato per noi. Il nostro modo per glorificarlo è di ascoltare sempre la nostra coscienza.

Demian si avvicinò alla lavagna, prese un gessetto, lo girò fra l'indice e il pollice destro, e scrisse:

"Onor..." il gessetto graffiò la lavagna, i bambini si tapparono le orecchie. Demian lo raccolse e finì di scrivere la frase:

"Onora il padre e la madre".

 

 

MoulinDesBureau
domenica, 14 settembre 2008, ore 04:04

Nascere è una cosa sporca

Birthmachine di H.R. Giger

Piscia sulle mie pagine bianche


stuprami con l’inchiostro


delle tue dita sporche



Vomita nel mio sesso


la tua ispirazione



Voglio l’orgasmo delle nove muse


mentre bevono dalla sorgente


di tutti gli scoli del mondo



Sono la tua fogna


sul monte Citerone



Calpestami coi tuoi piedi bucati


Oh Edipo



Smembra tuo padre



Copula con tua madre



Sii come Dio


il tuo serpente sarò io



Nutriti di conoscenza


nell’eterno ritorno


del bene e del male



Come mela dall’albero cadrò


sulla testa degli sciocchi



E la gravità mi avrà.

MoulinDesBureau
martedì, 20 novembre 2007, ore 02:19

Cieli calpestati

Immagine di Amie Dicke

 

Scale esauste

abitate da una strage di capelli.

Luna,

esanime maitresse

di un cielo imbrattato

di stelle vergini.

Ed io supernova cadente

stendo un tappeto di sangue

per i cieli calpestati.

MoulinDesBureau
lunedì, 18 dicembre 2006, ore 15:38

Ultimo Romanticismo

Marcel Duchamp (1887-1968) - Fountain

*

Compìto, adesso?

Tirare lo sciacquone,

il paradosso del tempo si compie.



In fondo alla tazza vuota Achille,

lo stomaco accumula sudore,

la tartaruga aspetta Zenone...

 

Se lo stomaco é svuotato,

il paradosso, adesso?



Per un orgasmo arrivare

o aspettare

é lo stesso.



Sotto le coperte o al freddo

con un dito

dentro l’ultimo romanticismo rimasto:



- Vomitato adesso?



- Adesso ?

(2003)

MoulinDesBureau
domenica, 18 giugno 2006, ore 06:55

Imagine...

Non c'è solitudine in grado di ardere il mondo

non c'è cavallo di legno in grado di espugnare la fortezza di una città

non c'è ombra in grado di staccarsi dai piedi del suo padrone

non c'è musica in grado di commuovere un carro armato

non c'è mano in grado di tramutare dell'oro in un uomo.

          non c'è rogo contro la memoria, senza un mondo immaginato.

          Imagine...

MoulinDesBureau
mercoledì, 14 giugno 2006, ore 07:02


"Arabeschi raffinati..."di Renzo Verdone

Adagio in porcellana amara

Diluisco il pensiero di te

in queste note oleose,

conservo le mie mani anguste

nel riserbo dell'inchiostro,

un sorriso di braccia serrate,

tremante pudore in porcellana.

Come il risvolto di una tenda

scivola l'anelito di te

e si adagia sul pavimento,

si specchia lucido nel parquet di legno.

Ascoltando Mother's journey di Yann Tiersen

 

MoulinDesBureau
giovedì, 08 giugno 2006, ore 23:32

"Donna fra i rovi" di Gianfranco Rontani

Struggle    for      pleasure

Inspiro le note, ebbre e profumate,

rovi rampicanti su per le narici,

i tasti mi battono nella testa,

solleticano sotto i piedi,

sui polpastrelli delle mani.

Mani aggrovigliate spremono le note

in una tesa e concentrata sinfonia,

una preghiera,

una danza di ombre,

si rincorrono sulle pareti.

Le gambe sciolgono i loro nodosi intrecci muscolari,

le ossa scricchiolano, 

avvelenate vorticosamente dai suoni.

Mi strozzano le vene,

sono filatrici nel mio cervello,

lo bucano e lo ricuciono,

lo succhiano come un'ostrica,

strappano la carne di dosso.

Capitolano lieti gli avvoltoi.  

Ascoltando "Struggle for pleasure" di Wim Mertens

MoulinDesBureau
mercoledì, 07 giugno 2006, ore 04:11

"O violino" di Lilith

VIOLINO STANCO

Mani di fanciulli
sporche di rose e tabacco,
musica esausta dei clacson,
degli umori di città.

Facce immobili,
passi inerti senza sale
solo, l'odore acre del sole.

Come i limoni
del sapone sui vetri delle macchine,
della poesia di Montale.

Racconti rossi di rabbia e sangue,
sulle magliette
il volto di Che Guevara.

Un violino in lontananza
canta, stanco
come il motore di un auto o l'eco di un addio
.

 

MoulinDesBureau
mercoledì, 24 maggio 2006, ore 16:16

Macchia ironica nel letto
 
La mia tristezza l'ho fatta
con la nebbia,
faceva freddo e l'ho coperta.

Una luce è entrata da sotto il letto,
l'ha macchiata
di sudore notturno.
ha bagnato il mio cuscino.

La mia pelle sentiva la poesia
come un pizzicore vicino all'orecchio,
un rumore, 
ameno come il solletico
visto da lontano.
MoulinDesBureau