mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 19:30

"Se piace a qualche ambizioso rivoluzionare d'un sol colpo il mondo intero del pensiero,dell'opinione e del sentimento umano,non ha che da scrivere e pubblicare un piccolissimo libro il cui titolo sarà semplice e formato di poche e chiare parole:il Mio cuore a nudo.Ma è necessario che questo libro mantenga tutte le promesse.Non è singolare che non un uomo si trovi tanto audace da scrivere questo libretto,nonostante la sete di gloria che consuma tanti scrittori,tutti preoccupati di ciò che si penserà di essi dopo la loro morte?...Ma scriverlo,ecco veramente la grande difficoltà.Nessun uomo oserà scriverlo;nessun uomo saprebbe scriverlo anche se l'osasse:che la carta si raggrinzirebbe e prenderebbe fuoco al solo contatto della sua penna infiammata."
Edgar Allan Poe
meister
martedì, 21 febbraio 2006, ore 18:19

Salve! Sono Ideavagante. Ringrazio Cristina di avermi invitata nel suo blog e mi presento... come posso:

Adoro la scrittura e la letteratura. Per me le parole, se associate in maniera consona e appropriata, sono come una morbida coperta di cachemire d’inverno o come lenzuola odorose di lavanda in estate. Non patteggio né sul senso né sulla forma: in un testo devono coniugarsi armoniosamente. Del resto il termine greco techné in italiano significa arte. L’etimologia docet.


Per me la poesia:

Poiesis


Odora di sangue rappreso
o a fiotti schiumante
da ira di cieli
è macchia che sempre più larga
si spande sull’ora colante.

È requiem che sale da voci di terra
allegretto o andante non troppo
disegna minuetti e ventagli
o mima rondò veneziani
col suo canto.

È morbida piuma che aleggia
e lieve ti sfiora in ipnosi di sogno,
o lama tagliente improvvisa
che sferza il ricordo
a riccio accucciato.

È iride in fulmine d’ere
che squarcia il tuo gesto e l’impietra
o quarzo fumé che intorbida lenti
capovolge destini, quando è alba
o di sera.

È miele che invischia le ciglia
o erba selvaggia che amara
arroventa ogni luce
e sapori ha di vento
e di salso.

Di medusa ha lo sguardo
e sei pietra alitante d’antico,
si specchia su lastra
e ne muore, Narciso,
risorto grafema dall’eco.

Gorgo s’invola o ti chiama
e tra spire incatena
ogni smorfia ogni passo
o sorriso
che incarta tra lune di cera.

Ragnatela di ombre e di orme
artiglia sospiri e pensieri

è nodo di cuore
ingrumato tra reti

è fiato dentro bolla di vetro
e luccica d’ansie
e mistero.


T.F.

(2004)


 


la cattiva scrittura mi procura pericolose allergie.

Ideavagante
lunedì, 13 febbraio 2006, ore 14:21

La madre dei ladri...

La madre dei ladri cuce nere maglie con lunghe nere maniche, che in galera lunghe gli servono, e fuori anche di più e son più d'una! più madri tiene un ladro, non è miracolo, ma solo vocazione ed io, per vocazione ladro, queste lunghe mie maniche rimiro e d'ogni cosa ascolto l'eco storia, cronaca, martirio, finzione, arte, poesia, tutto è pozzo al mio sentire, nel dolce oggi e nel rimpianto antico e se la maglia si ritira, il mio silenzio arriverà 25/02/03 jack

JackCat
giovedì, 09 febbraio 2006, ore 19:37

Sono solo con il mio respiro

scrivo perchè non ho niente da vivere

non ho neppure le illusioni

che hanno le altre persone.

 

15 Aprile 1979

Ringrazio per l'invito che ho gradito molto.

Saluto tutti e lascio un bacio.

Il blog con le mie poesie:

www.poesiedimrheartbeat.splinder.com

 

MrHeartbeat
giovedì, 09 febbraio 2006, ore 06:45

Andrej        Tarkovskij

Io, candela, alla festa mi sono consumato.

Raccogliete la mia cera al mattino.

questa pagina vi potrà suggerire,

come piangere,

di che andare orgogliosi,

a chi l'ultimo terzo di gioia regalare

e leggeri morire.

e al riparo in un rifugio casuale

accendersi dopo morti,

            come parola postuma.

MoulinDesBureau
mercoledì, 01 febbraio 2006, ore 01:46

Scrivere una storia non significa soltanto raccontarla ma vederla e farla accadere. Per scrivere una storia lo scrittore è in uno stato di attenta distrazione, ascolta, osserva, si sporca, fotografa, ricorda ed è immerso nei rumori, nelle voci, nelle forme geometriche di cui sono composte le cose. La sua mente si popola di strade, scuole, chiese, mercati, ospedali, case, che diventano reali perchè si legano fra loro e fanno accadere le storie. Lo scrittore è scienziato, mago, bambino, anziano, uomo e donna. Scrivere dà la possibilità di conoscere leggi, realtà, prospettive, origini e possibiltà. Gli occhi dello scrittore sono a caccia e diventano microscopi, lenti per interpretare la compattezza e la disgregazione dell' identità e del mondo incollandole con le parole sulle pagine come  punti che si rincorrono su due rette parallele che hanno origine su uno spazio bidimensionale ma proiettano una visione tridimensionale che permette loro di incontrarsi.

Cristina Russo

MoulinDesBureau