
LO STRANIERO

Immagine: http://willko.deviantart.com/art/blind-52326440
Il mendicante tu sei...
fra le macchie d'olio
lasciate dalle macchine
tu nascondi le tue impronte.
Copri col tuo flauto
gli sguardi dei passanti,
ti proteggono le scure note
come occhiali
dalle ingiurie del sole,
testimone e coltello
ha sedotto l'ingenuità
del tuo primo amore
incesto.
Odiami.
Non ti avvicinare mai a me
potresti bruciare...
è il riflesso
vivisezionato del mio dolore
Non lasciarmi
regali sensuali
ti prego!
Vai via...
lontano...
dove schegge di specchi
deformi
non rigano i tuoi tremori
Pulsa il sangue nero
nel mio stomaco...
il dolore dell'impotenza
dell'amore che non posso dare...
che non voglio sacrificare!
è difficile per me
sfiorarti...
darti attimi e parti
del mio artistico
rispetto
La mia era è già finita
come androide
senza linfa
nell'eufemismo
di un bacio ghiacciato!
Non cercarmi nel
mercato
degli schiavi
farò finta di non vederti...
Nuvola.
Sarò una nuvola
Racchiusa dentro un’alba
Ridipingerò il cielo di nuove luci…
Pulirò l’aria di buoni odori
Scenderò dal mio trono
E
Raccogliendo le tue mani nelle mie
Carezzerò la musica
Dei tuoi occhi
Nell’infinità dei sogni…
Saremo eroi…
Mutanti
Legionari dei nostri errori
L’anima del rispetto!
La vita ci farà templi
Clessidre buone…
Sotto il fuoco della passione:
“ i tuoi sogni saranno i miei
La mia vita sarà
Soltanto tua…”
Tende bucate

Dal film "Spione" di F. A. Wagner
Tende bianche
di vergogna masticate
come tane
da pensieri domiciliari
nei buchi di un Gruviere
di una trappola per topi.
Grattano le fogne
cani senza coda
girano in circolo
per morder l'ombra
del proprio vicino.
Apri la porta
respira l'odore
del mio mondo intestino,
leva la tenda
del tuo spioncino.
Love addiction e reciso il filo di Penelope
il cammino è sospeso tra fila di ferro nuvole;
le vertigini governano il risiedere tolleranza
smarrito in antiche anamnesi lo scrigno del giusto io.
Inabissare è l'unica possibilità rimasta
inevitabile il reiterato bisogno di quercia;
perpetua l'occorrenza di alto fuoco e soave miele
caratteristica epidemiologica di tenerezza.
Pecularietà affettiva preme su sopravvivenza
pensieri e vissuti emotivi danzano girando;
sguardo fisso nel canestro bisogno attanaglia respiro
catena di clorofilla non ammette mancanza di luna.
Il Natale di Giuseppe
L’ora è vicina …
E adesso cosa mi attenderà?
Maria ha già la sue doglie
E la balia è lì …
a darle sostegno
Mi tremano i ginocchi
La pupille vibrano …
Chissà se?
E se poi …?
E Lui mi amerà?
Mi allontano un attimo …
La stella è già sui nostri capi
Già tutti sanno!
Tutti sorrideranno …
Oh Dio!
Mio Signore!
Perché scegliesti me?
E se poi io …?
Illuminami …
Dammi sostegno …
Crescerò tuo figlio!
Ma Lui saprà?
E poi cosa dovrò insegnarli io?
Sono falegname …
Cosa posso dare
A Nostro Signore ?
E poi chissà se anche Maria …
Sì … chissà se pure Ella si chiede tutto questo?
Ecco …
Sento il suo vagito!
Mio figlio …
Nostro figlio è venuto al mondo!
E tutti i dubbi adesso vanno via …
Guardando i suoi occhi
Tutto va via …
Tutto …
adesso è vita!
Venere in pelliccia

Immagine: Guido Crepax - Venere in pelliccia
"Queste città hanno l'odore di una brutta confessione..."
I suoi peccati
sono le sigarette
sui marciapiedi
i voluttuosi e barocchi raggi del sole
ostentati
come una parure di gioielli
da una vecchia signora
che non rinuncia
alla sua vanità
e indossa
una pelliccia di smog.
I suoi ricordi
sono una tappezzeria
di manifesti pubblicitari
e i sentimenti si alternano
nei tre colori del semaforo.
Peli pubici spuntano
agli angoli delle strade
e assorbono i racconti
dai passi depositati
come residui di cibo
tra i denti.
Non ha padrone
e a tutti è asservita,
nel suo sorriso beffardo
da zingara,
finestre aperte
balconi sporgenti
panni stesi,
e un dente d'argento
è la lapide nel cimitero,
perchè morire in città
è un vezzo.
Puttana

Immagine: Toulouse Lautrec, Yvette-Guilbert
Vorrei fare la puttana
per avere rapporti chiari
il prezzo fisso
il metodo noto.
Vorrei fare la puttana
per sentirmi di tutti
e sentirmi nessuno;
morire per mano assassina
redenta nell'ultimo amplesso
innocente e lagrimata
da ogni vecchio del paese
da ogni giovane introverso.
Vorrei fare la puttana
ed avere un ruolo,
un posto, una strada,
essere chiamata, bastonata
irrisa, desiderata
ma non ignorata:
pericolo amorale
per l'angelo del focolare.
Vorrei fare la puttana
da comprare con un soldo
ma che prende la vita
col suo finto amore
che inganna meno
dei romantici tepori
che inverte in un orgasmo
la realtà del sentimento.
Mimo Morente

Figlio
E' stato un tramonto caliginoso
ma era già buio
e poi l’alba incolore
monca di luce
abbondante di tenebre,
corpo di uomo,
cuore ancor fragile,
smarrimento,
rabbia,
rancore,
silenzi eterni
mentre con l’argilla
della tua anima
modellavi tenerezze
cesellavi incastri
che da lontano
irroravo con gocce
di pianto
al fine di rendere
plasmabile
alle tue mani
quella creta,
ne è nata la meraviglia
di tenacia e dolcezza.
Hai compiuto la tua opera d’amore.
UOMO.
(Senza titolo)
Liquidi sospiri concentrano sottili geometrie
piume di calde pietre nascondono alate leggerezze;
pannelli di colorato caramello confondono spine
lusinghe di lattice ricordano nubi in estensione.
Miscele di profumati incensi raccolgono magie
dissomiglianti ceri si estendono incontrando pelle;
tratti felini circondano voli e creano ricordi
soffici occhi elevano ponti riducendo distanze.
Il valzer degli innocenti

Gira cullata
da una melodia di note,
esauste
come i pianti
di bambini mai nati.
Li hanno custoditi
nei loro ventri,
madri vergini
a gambe aperte
in attesa di parti
d'inchiostri marci.
I cavalli della giostra
giacciono stramazzati
con una siringa nel fianco.
Gocce di penicillina
escono dall'ago,
battono il tempo
di un ultimo giro.
E' la muffa
sotto i tacchi
l'unica creatura
che ancora pulsa,
l'eco di una trama
calpestata
nel nero sangue,
da un'ingenua giravolta
cucita
con un punto a croce,
nel fumo di Londra.
(Senza titolo)
Cerchio profondo su imperscrutabile buio
sterminate embrionali vane speranze;
forti propositi in iniziale fase
infranti sogni e alta pura nitidezza.
Macchiati ninnoli da feroce esterno
necessità di creazione su protezione;
fattura di nudo scudo e potente scrigno
bolla di cristallo vetro riflettente luci.
Il disagio di espansione regna immoto
barriera ostacola il diffuso calore;
perdute mappe impediscono procedere
attendono gli accessi per colmare pozzi.
Solchi subordinati tracciano direzioni
cadute di fragilità creano rotture;
specchi ritornano su delicate volontà
franata roccia induce oscuri errori.
Ineluttabile il frapporsi di riscatto
brutale il recidere l’apice boccio;
permanente incisione sulla perennità
il frangersi di una gemma perturba fiorire.
Dentro e fuori il bisogno di infinito
la brama di cerchio muove occhi e valichi;
corse sulle rese sufficientemente buone
pena di interminabile introspezione.
Tormentato è il congenito semicerchio;
smisurato eco di prevista nostalgia
risoluta incompiuta la tonda linea
Riflesso accecante del non più divenire.

(Senza titolo)
Innevati campi di margherite si tendono all'occhio fuoritempo
pile di vecchi impolverati diari imbottiscono angoli;
infinitesimali alte scale stagliano aria e cielo
ipersensibilità intercettano e bloccano impetuosità.
Brama di vitale quiete interrompe burrascosi flussi nascenti
sguardi inseguono dolci chimere intagliando armoniosi profumi;
laddove ragione non si addentra ciò che ne rimane è possibile
gradito cambio di probabili credenze in possibili sensazioni.
