
VERMI-DIARIO D’AMORE
Giovanna Giolla
ed . TEA (collana NEON!)
(visto da Ilaria)
La copertina è bianco purezza spezzato da un verde shock. L’illustrazione di Eric Feng a.k.a. feric rappresenta una ragazza aliena seduta a gambe incrociate, in cui puoi vedere l’interno. Sullo sfondo c’è un disco volante.
Vermi si legge veloce. Ti prende per mano e ti conduce per le strade di questo diario. La protagonista ha pressappoco la mia età. Lavora in un call center erotico di Milano. Rompendo le regole, conosce Davide, artista affascinante con cui fa un viaggio attraverso la parte erotico-emozionale di se stessa che fino ad ora era rimasta inesplorata (“Non ti stò offrendo una tenera noia… tu vuoi essere sconvolta” (P. 23).
Vermi prende vita da un taccuino, un quaderno sul quale Monse annota il suo viaggio in India. Visita vari paesi, conosce molte persone, divora chilometri tanto che Davide le dice “non ti daranno un premio se vai in ogni angolo dell’Oriente” (P.163). Ma Monserrat continua, la sua fuga dalla vita che ha lasciato a Milano. Il bisogno di staccarsi da Davide “Quel volto, che desideravo prima di partire, che ho trascinato come l’unico passato per ogni angolo di quel santo paese…” (P.172)
L’India che ti mostra è qualcosa di lontano, di inimmaginabile. E’ qualcosa di magico, qualcosa di spaventoso.
Vermi è poesia: “sono stata a un tavolino con le caviglie intrecciate” (P. 9), “strade lunghe, bianche, appoggiate al terreno come lenzuola”, “pensieri colpiti da una grandine di ricordi” (P. 10) , “i pantaloni succhiano le ginocchia” (P. 14), “nove ciao a forma di gatto” (P. 22), “avevo un cuore in mezzo alle gambe che sentivo battere, cercavo di contenere, perché sembrava non arrendersi” (P. 49)
Vermi è osceno, nel raccontare alcuni atti d’amore: “Gli ho pisciato in bocca. Lui mi ha dato tremila euro” (P. 7), “ho il culo slabbrato e delle fitte” (P. 66), “mi pulì la schiena, con la lingua il buco del culo” (P. 113), “un cane umile che si accontenta di essere palpato distrattamente” (P.82). Quell’amore che “raramente due esseri umani fanno…per la maggior parte sono sfoghi carnali” (P. 110)
Vermi è dolce nel raccontare una bimba “la voce il singhiozzo di un angelo e le espressioni vive, sui lineamenti delicati; dei sorrisetti inesperti e un po’ mogi” (P. 92) o della madre “mi manca non poterla stringere… è stupendo quello che succede alle pietre: rubano il calore, il profumo a chi le indossa. Abbracciarla quando ha le pietre è come attraversare un mare senza lo sforzo di nuotare” (P. 37).
Vermi è una corsa continua verso l’ignoto che incuriosisce, per poi ritornare al passato. E’ raggiungere nuove destinazioni e comunicarle ad un destinatario che non richiamerà. E’ convincersi “di non averlo mai sentito, di non essere stata così vicino. E di non essere esistita, di non essere neanche adesso che stò scrivendo. E’ in quel momento-precipizio che esco dalla stanza, cambiata. Questi pensieri li ha fatti un’altra…Il tempo…ritorna ad essere mio. E sembra che ci sia un sentimento in questo viaggio, che non ha niente a che vedere con il nostro amore, con nessun amore” (P. 45-46).
Credo che la gente che ha la possibilità di viaggiare, ne tragga sempre un insegnamento. Un arricchimento. Anche se Monserrat non ha trovato nulla, non ha cercato nulla, “il cuore però si è riempito di bontà, rabbia, stupore” (P. 170). E questo è t.u.t.t.o! (non niente…)
ho letto "Gomorra" di Roberto Saviano. tutto d'un fiato senza nessuna possibilità di staccare gli occhi da quelle parole, nero su bianco. la verità nero su bianco, urlata.
"e la verità della parola non fa prigionieri perchè tutto divora e di tutto fa prova."
questo libro mette luce sul "sistema" che muove tutto, disgraziatamente. il lettore si trova di fronte a una realtà di cui percepiva l'esistenza, ma di cui ancora non conosceva le reali dimensioni, diramazioni, tentacoli. è la dura accettazione di una verità scomoda, che fa paura. mi ricorda la dolorosa scoperta della terza dimensione da parte del quadrato, nella Flatlandia di Edwin Abbott (1822): " un orrore indicibile si impossessò di me. Dapprima l'oscurità; poi una visione annebbiata, stomachevole, che non era vedere; vedevo una Linea che non era una Linea; uno Spazio che non era uno Spazio: ero io, e non ero io. Quando ritrovai la voce, mandai un grido d'angoscia: "Questa è la follia o l'inferno!". "Nessuno dei due" rispose calma la voce della Sfera. "questo è il Sapere; sono tre Dimensioni: riapri l'occhio e cerca di guardare per un pò". Guardai e, oh meraviglia! un nuovo mondo!"
PS
il quadrato ringrazia la sfera-saviano
Sto leggendo IL PURO E L'IMPURO (1932) di Sidonie-Gabriel Colette (Francia, 1873 - 1954).
- " Mi dica, signora Charlotte, quello che le manca 'veramente' ... lo cerca, lei?"
- "Se qualcosa mi manca ne faccio a meno..Ma di una cosa che si conosce bene perchè la si è avuta, non si è mai del tutto privi."
Sul titolo del Romanzo l'autrice scrive:
"E' per mio desiderio personale che il volume intitolato Ces plaisirs... si chiamerà d'ora in poi Le pur et l'impur. Se mi si richiedesse di giustificare questo cambiamento, non troverei altro che un gusto spiccato per le sonorità cristalline, una certa antipatia per i puntini di sospensione a chiusura di un titolo incompiuto, - insomma, delle ragioni di trascurabile importanza."
COLETTE
*
Leggendo queste pagine sono stata ispirata dalla seduzione di uno stile sensualmente ironico che trasuda delicatezza e fermezza. Scivola nella soglia tra piacere e tristezza come una lettera lasciata strisciare sotto la porta di un amante.

Jacques Émile Blanche
Ritratto di Colette
1905
Questo è il breve brano che ho scritto:
Amo con la distrazione di un muro di ricordi appesi; voluttuoso, arabescato dalle crepe del tempo, caldo ed evocativo, segreto ed inesorabile, dissoluto, resta infisso con alterigia su un pavimento dove fioriscono abiti.
Mi sporgo dai suoi occhi, resto in bilico, sollevo con le dita dei piedi le sue ciglia, come frange di una tenda li solleticano.
Infine piroettano su di essi le sue labbra.
Cristina
*
"A volte penso che tutte le persone che ho incontrato (...) siano un po' annacquate. Io invece sono un caso a parte. Ho sempre pensato che le persone fossero più strane, più disoneste, disordinate, vili, nobili, insomma che avessero molti più strati.A libro aperto

Mi piacerebbe che ciascuno scrivesse ogni tanto qualcosa a proposito del libro che sta leggendo, raccontando le proprie aspettative ad un certo punto della storia, una delusione, un episodio, scrivendo a proposito di un personaggio che lo ha colpito, un particolare, la descrizione suggestiva di un luogo, anche senza riassumere la trama del libro. Potete scegliere più parti brevi, o frasi o un estratto più o meno lungo dal libro e postarli nel blog accompagnati ad un commento, una riflessione o una vostra interpretazione o anche soltando descrivendo l' emozione scaturita dalla lettura di quel pezzo.