domenica, 06 gennaio 2008, ore 18:37

(non è una recensione.
è solo una mia opinione)

JERRY STAHL

MEZZANOTTE A VITA
LA MEMORIA DI UN UOMO PERICOLOSO
-LECONTE-
393 PAGINE, ROMANZO

Questo libro è un inferno. Potrei dire chi-cazzo-se-ne-frega di quante droghe si è fatto 'sto tipo? Potrei dire che avere due genitori inesistenti non ti dà il diritto di buttare a puttane la tua vita. Potrei dire "che libro di merda".
Ma non sono nessuno per poterlo fare.

Sincera? Non mi è piaciuto. Non sono riuscita ad entrarci. Non ho VISTO NIENTE di quello che vede lui.L'ho trovato anche pesante. Noioso. Il manuale d'istruzioni del piccolo tossico di droghe pesanti con capitoli "come farsi una pera" "come sniffare" "a che serve l'alcol etilico" "recupera la bambagia dall'ombelico".
L'ho letto in montagna. In questa settimana. Nei piccoli miei ritagli di tempo tra le giornate/serate con gli amici e le mie due stesure di racconti.
Credo il signor Stahl abbia scritto questo romanzo per lo stesso motivo per cui io stò scrivendo il mio: per buttar fuori, per lanciare lontano e chiudere a chiave da una qualche parte gli incubi di quel pezzo di vita che non ti appartiene più (o che vorresti non ti si ripresentasse più).
E' un continuo morire/rinascere/promettere di non ricascarci/morire di nuovo/rinascere/ricominciare. E' come se per sentirsi vivo avesse bisogno di morire. Appartiene a quel tipo "di persone che non riescono ad affrontare la giornata senza il sollievo di una benedizione capace di ucciderti l'anima" ( p.33). Non sono una tossica. Non posso capire cosa provi un drogato, quale montagna immensa si debba scalare prima di smettere definitivamente. Dal mio punto di vista ritengo però che "l'handicap invisibile" ( p.145) che aveva dall'infanzia non sia la giusta scusa per spaccarsi di droghe ogni giorno, buttando in merda gli affetti, il talento, il denaro.
Ok. Non sò come sia stata la sua vita. Ok. Non sono un cazzo di nessuno per dare giudizi. Ok. Non ho frequentato la Hill, dove si prendeva "droga sempre, droga come se niente fosse". Fino ad "attraversare la cappella senza urlare alla vista del sangue che usciva dalle statue dei santi" con la sensazione di attraversare "una porta nel tuo cervello. Come se questa si richiudesse alle tue spalle e non t'importasse affatto". ( p.150)
Talvolta ci sono degli sprizzi d'amore infinito. Verso la figlia Nina, con cui è il padre più tenero (e bastardo/e incosciente/e irresponsabile/e immaturo) del mondo. Nei confronti dell'ex drogata Kitty, forse l'unica donna che abbia mai amato.
Capisco l'autore abbia scritto il suo libro con amore. Capisco che se non spaventasse a questo punto, non sarebbe valsa la pena scriverlo. Capisco lui sia una persona che ha sofferto e ha iniziato a drogarsi a causa di questa sofferenza. Però il mondo è zeppo di gente che ha una vita non esattamente semplice (a qualcuno a 14 anni è stato detto "hai una malattia genetica inguaribile. O resti così, o peggiori. Fino alla sedia a rotelle"), ma non perchè la gente si caga sotto dalla paura, passa due terzi della sua vita a farsi.
Non riesco a digerire (e voi direte ILARIA CHISSENEFREGA !) che una persona abbia del potenziale, sia scrittore, sceneggiatore, becchi un sacco di soldi, si fotta tutto! Perchè le droghe lo aiutano a cancellare i pensieri dalla mente. Perchè la "sofferenza corporale evita che la tua mente si concentri sui problemi" (p. 222)


questo è "mezzanotte a vita"
visto da me
touchez...

Ilaria
ilariathequeen
sabato, 15 settembre 2007, ore 13:45

VERMI-DIARIO D’AMORE
Giovanna Giolla

ed . TEA (collana NEON!)


 

 

(visto da Ilaria)

La copertina è bianco purezza spezzato da un verde shock. L’illustrazione di Eric Feng a.k.a. feric rappresenta una ragazza aliena seduta a gambe incrociate, in cui puoi vedere l’interno. Sullo sfondo c’è un disco volante.
Vermi si legge veloce. Ti prende per mano e ti conduce per le strade di questo diario. La protagonista ha pressappoco la mia età. Lavora in un call center erotico di Milano. Rompendo le regole, conosce Davide, artista affascinante con cui fa un viaggio attraverso la parte erotico-emozionale di se stessa che fino ad ora era rimasta inesplorata (“Non ti stò offrendo una tenera noia… tu vuoi essere sconvolta” (P. 23).

Vermi prende vita da un taccuino, un quaderno sul quale Monse annota il suo viaggio in India. Visita vari paesi, conosce molte persone, divora chilometri tanto che Davide le dice “non ti daranno un premio se vai in ogni angolo dell’Oriente” (P.163). Ma Monserrat continua, la sua fuga dalla vita che ha lasciato a Milano. Il bisogno di staccarsi da Davide “Quel volto, che desideravo prima di partire, che ho trascinato come l’unico passato per ogni angolo di quel santo paese…” (P.172)

L’India che ti mostra è qualcosa di lontano, di inimmaginabile. E’ qualcosa di magico, qualcosa di spaventoso.
Vermi è poesia: “sono stata a un tavolino con le caviglie intrecciate” (P. 9), “strade lunghe, bianche, appoggiate al terreno come lenzuola”, “pensieri colpiti da una grandine di ricordi” (P. 10) , “i pantaloni succhiano le ginocchia” (P. 14), “nove ciao a forma di gatto” (P. 22), “avevo un cuore in mezzo alle gambe che sentivo battere, cercavo di contenere, perché sembrava non arrendersi” (P. 49)
Vermi è osceno, nel raccontare alcuni atti d’amore: “Gli ho pisciato in bocca. Lui mi ha dato tremila euro” (P. 7), “ho il culo slabbrato e delle fitte” (P. 66), “mi pulì la schiena, con la lingua il buco del culo” (P. 113), “un cane umile che si accontenta di essere palpato distrattamente” (P.82). Quell’amore che “raramente due esseri umani fanno…per la maggior parte sono sfoghi carnali” (P. 110)
Vermi è dolce nel raccontare una bimba “la voce il singhiozzo di un angelo e le espressioni vive, sui lineamenti delicati; dei sorrisetti inesperti e un po’ mogi” (P. 92) o della madre “mi manca non poterla stringere… è stupendo quello che succede alle pietre: rubano il calore, il profumo a chi le indossa. Abbracciarla quando ha le pietre è come attraversare un mare senza lo sforzo di nuotare” (P. 37).
Vermi è una corsa continua verso l’ignoto che incuriosisce, per poi ritornare al passato. E’ raggiungere nuove destinazioni e comunicarle ad un destinatario che non richiamerà. E’ convincersi “di non averlo mai sentito, di non essere stata così vicino. E di non essere esistita, di non essere neanche adesso che stò scrivendo. E’ in quel momento-precipizio che esco dalla stanza, cambiata. Questi pensieri li ha fatti un’altra…Il tempo…ritorna ad essere mio. E sembra che ci sia un sentimento in questo viaggio, che non ha niente a che vedere con il nostro amore, con nessun amore” (P. 45-46).

 

Credo che la gente che ha la possibilità di viaggiare, ne tragga sempre un insegnamento. Un arricchimento. Anche se Monserrat non ha trovato nulla, non ha cercato nulla, “il cuore però si è riempito di bontà, rabbia, stupore” (P. 170). E questo è t.u.t.t.o! (non niente…)

ilariathequeen
venerdì, 24 agosto 2007, ore 20:42

2006050916024088ho letto "Gomorra" di Roberto Saviano. tutto d'un fiato senza nessuna possibilità di staccare gli occhi da quelle parole, nero su bianco.  la verità nero su bianco, urlata.


"e la verità della parola non fa prigionieri perchè tutto divora e di tutto fa prova."


questo libro mette luce sul "sistema" che muove tutto, disgraziatamente. il lettore si trova di fronte a una realtà di cui percepiva l'esistenza, ma di cui ancora non conosceva le reali dimensioni, diramazioni, tentacoli. è la dura accettazione di una verità scomoda, che fa paura. mi ricorda la dolorosa scoperta della terza dimensione da parte del quadrato, nella Flatlandia di Edwin Abbott (1822): " un orrore indicibile si impossessò di me. Dapprima l'oscurità; poi una visione annebbiata, stomachevole, che non era vedere; vedevo una Linea che non era una Linea; uno Spazio che non era uno Spazio: ero io, e non ero io. Quando ritrovai la voce, mandai un grido d'angoscia: "Questa è la follia o l'inferno!". "Nessuno dei due" rispose calma la voce della Sfera. "questo è il Sapere; sono tre Dimensioni: riapri l'occhio e cerca di guardare per un pò". Guardai e, oh meraviglia! un nuovo mondo!"


PS


il quadrato ringrazia la sfera-saviano

dream1980
sabato, 18 novembre 2006, ore 09:11

Sto leggendo IL PURO E L'IMPURO (1932) di  Sidonie-Gabriel Colette (Francia, 1873 - 1954).

- " Mi dica, signora Charlotte, quello che le manca 'veramente' ... lo cerca, lei?"

- "Se qualcosa mi manca ne faccio a meno..Ma di una cosa che si conosce bene perchè la si è avuta, non si è mai del tutto privi."

Sul titolo del Romanzo l'autrice scrive:

"E' per mio desiderio personale che il volume intitolato Ces plaisirs... si chiamerà d'ora in poi Le pur et l'impur. Se mi si richiedesse di giustificare questo cambiamento, non troverei altro che un gusto spiccato per le sonorità cristalline, una certa antipatia per i puntini di sospensione a chiusura di un titolo incompiuto, - insomma, delle ragioni di trascurabile importanza."

COLETTE

 *

Leggendo queste pagine sono stata ispirata dalla seduzione di uno stile sensualmente ironico che trasuda delicatezza e fermezza.  Scivola  nella soglia tra piacere e tristezza come una lettera lasciata strisciare sotto la porta di un amante.

Jacques Émile Blanche
Ritratto di Colette
1905

Questo è il breve brano che ho scritto:

Amo con la distrazione di un muro di ricordi appesi; voluttuoso, arabescato  dalle crepe del tempo, caldo ed evocativo, segreto ed inesorabile, dissoluto,  resta infisso con alterigia su un pavimento dove fioriscono abiti.

Mi sporgo dai suoi occhi, resto in bilico, sollevo con le dita dei piedi le sue ciglia, come frange di una tenda li solleticano. 

Infine piroettano su di essi le sue labbra.

Cristina

*

MoulinDesBureau
martedì, 29 agosto 2006, ore 11:39

"A volte penso che tutte le persone che ho incontrato (...) siano un po' annacquate. Io invece sono un caso a parte. Ho sempre pensato che le persone fossero più strane, più disoneste, disordinate, vili, nobili, insomma che avessero molti più strati.
Che la vita, l'amore, fossero cose incredibili. Io sono di volta in volta femminile, forte, fragile, capace, dopo aver litigato fino a restare senza voce, di guardare insieme la luna mano nella mano, di provare ogni giorno sensazioni diverse facendo le stesse cose. Di piangere e di far paura. Ma restando sempre me stessa.
Ogni volta che esco per incontrare qualcuno che mi piace, non importa chi è, o quante volte è già accaduto, per l'ennesima volta mi faccio bella ed esco.
Io non ragiono, seguo l'istinto."

(tratto da: N.P. di BANANA YOSHIMOTO)

leggendo queste frasi, mi sono chiesta se l'autore sapesse della mia esistenza sulla terra.
oppure
se non sono per nulla originale. e come me ne esistono altre 100.000 di ragazze che hanno queste caratteristiche.
*è quello che SPESSISSIMO ho pensato, e ancora penso, della gente che frequento (qualche eccezione c'e!). non sò se pecco di egocentrismo. o se semplicemente mi sento "strana" rispetto agli altri.
da quando ho un blog, e "frequento" questo mondo che per me era sconosciuto, ho capito di non "essere l'unica": esistono molte personalità come la mia.
*perchè io sono trentadue persone in una. a volte mi spavento. altre gioisco. altre soffro. altre mi ritengo fortunata.
*probabilmente sono troppo egocentrica-vanitosa-amante del bello-perfezionista-insicura-mai contenta. ogni volta che esco con una persona a cui tengo, o anche a cui non tengo, D E V O prepararmi in un certo modo, per sentirmi bene con me stessa. perchè detesto le apparenze, ma ti giudicano da quelle.
*forse dovrei ragionare un po' di più, anzichè essere così impulsiva: e sì... che sono ragioniera;-)

Un grazie a Matteo, per avermelo consigliato.
ilariathequeen
mercoledì, 23 agosto 2006, ore 08:03

A libro aperto

Mi piacerebbe che ciascuno scrivesse ogni tanto qualcosa a proposito del libro che sta leggendo, raccontando le proprie aspettative ad un certo punto della storia,  una delusione, un episodio, scrivendo a proposito di  un personaggio che lo ha colpito, un particolare, la descrizione  suggestiva di un luogo, anche senza riassumere la trama del libro. Potete scegliere più parti brevi, o frasi o un estratto più o meno lungo dal libro e postarli nel blog accompagnati ad un commento, una riflessione o una vostra  interpretazione o anche soltando descrivendo l' emozione scaturita dalla lettura di quel pezzo. 

MoulinDesBureau