mercoledì, 23 agosto 2006, ore 07:06

Letteratura e cibo

L'ultima cena di Leonardo Da Vinci

Qualcuno potrà considerare blasfema la scelta di questo dipinto per la presentazione della nuova sezione "Cibo e letteratura". La mia vuole essere una provocazione che porti a riflettere sull'importanza del cibo in una vicenda letteraria, in una storia, tale per cui perfino nella vita di Gesù (se proviamo a considerarla  un'opera letteraria, una biografia) è presente una cena come emblema di uno dei momenti più carico di tensione, per dirlo in termini letterari di "suspance"  che condurrà ad "un colpo di scena", lo smascheramento dei suoi traditori  che precede l'effettivo tradimento e la sua conseguente morte (sacrificio). Possiamo dunque dire che si trattò di un banchetto simbolicamente sacrificale in cui il cibo rappresentava esattamente il corpo di Gesù e preannuncia il suo reale sacrifico. Parti del pasto sono oggi infatti  simboli commemorativi del corpo e del sangue di Gesù, indicazione che rende a noi posteri ancora più significativa quella famosa cena. 

Cristina

Mi aspetto che in questa sezione vengano postati, testi poetici ed estratti di romanzi, racconti, commenti, riflessioni o recenzioni a romanzi o capitoli in cui il cibo è presente in qualche modo o ha addirittura un ruolo decisivo nello svolgimento della storia.

Dopo questa breve introduzione partendo dall'ultima cena di Gesù lascio un articolo su La cena di Trimalcione nel Satyricon di Petronio.

Da: "Cibo per stupire, cibo per rappacificare
la cena di Trimalcione e il pranzo di Babette"di Elena Cristiano

La vicenda
La vicenda è narrata in prima persona da Encolpio, giovane di buona cultura, che viaggia insieme al bel Gitone attraverso il mondo degradato e opulento dell'età imperiale. La loro storia amorosa si intreccia all'incontro con molti personaggi e a situazioni ambigue, e lascia spazio a digressioni letterarie e vivaci scene di costume.

La cena
E' Encolpio, quindi, che ci introduce alla cena di Trimalcione, un liberto diventato ricchissimo, quello che noi chiameremmo "un uomo che si è fatto da sé". Alla sua ascesa sociale, tuttavia, non è corrisposta un'ascesa intellettuale, perciò questo ricco possidente esibisce lo sfarzo in cui vive, ma non dimostra alcuna raffinatezza, e quando ostenta la propria cultura non fa altro che riportare citazioni imparate a memoria, che però confonde inevitabilmente, visto che si vanta di non essere mai stato a scuola dai filosofi.
Anche la sua famosa cena rispecchia questa tendenza all'ostentazione, perché è impostata come un susseguirsi di piatti studiati attentamente per stupire: cibi costruiti come scatole cinesi, con una sorpresa dentro l'altra; cibi che hanno un certo aspetto e poi si rivelano tutt'altra cosa; Trimalcione e i servi che recitano come su un palco, a sottolineare la teatralità delle portate. Non a caso il cuoco viene presentato con il nome di Dedalo: cuoco architetto, di cui sono esaltate le straordinarie possibilità creative; sa infatti realizzare qualunque piatto a partire da diverse materie prime: un pesce da una vulva, un colombo da un pezzo di lardo, una tortora da un prosciutto, una gallina da una pancetta. Il gusto per il travestimento dei cibi non sarà stato sconosciuto ai romani, ma qui raggiunge livelli davvero estremi.
Insomma, enigmi, travestimenti e finzioni sono gli ingredienti di questa cena.
Vediamo, allora, quali tipi di espedienti vengono usati per stupire con il cibo...clicca qui per leggere

Dal sito: http://www.catconfesercenti.it/alimentandoweb/10_cultura.htm

MoulinDesBureau