mercoledì, 09 settembre 2009, ore 13:59

La cera del deserto


Immagine di Jack Vettriano - Baby bye bye


Gli orizzonti
sfidano il deserto
incendiati
dal carro di Apollo.

Il colore dell'azione
fa impallidire il pensiero,
cola come cera
di pudore.


E sulle guance
più feroce appare
quel fervido albore.


MoulinDesBureau
martedì, 16 dicembre 2008, ore 02:14

Il mago di OZ

di

Roberto Vecchioni

 

E quando venne il ciclone
Dorothy perse la sua casa;
perse la bambola,
chissà come anche i soldi della spesa:
povera Dorothy,
venne giorno, perse la strada del ritorno,
le restarono al fondo del vento solo due...
scarpette d'argento.
Lungo il sentiero del non ricordo
incontrò uno spaventapasseri,
un uomo di latta, un leone codardo
che ancora prima di conoscerli
"dove vai?" le chiesero in coro,
"dove vai?" le chiesero in coro,
unisciti a noi che andiamo da un mago che fa miracoli...
col suo "zigozago"
Lui è il mago di Oz!
Magnifico mago di Oz!
Lui è il mago di Oz!
"e se non fosse il mago di Oz?"
Lui è il mago di Oz!
l'unico mago di Oz!
e se non fosse il mago di Oz,
sarebbe un altro,
più o meno simile al mago di Oz.

"E chi è, dove abita?"
Dorothy chiese,
"E chi è? Può ridarmi la casa?":
"una casa? Per lui è uno scherzo"
rispose il leone,
"Può dare ogni cosa!
A me lui darà un coraggio migliore
che per un leone ci vuole anche quello,
un cuore allo spaventapasseri,
all'uomo di latta un nuovo cervello!

Lui è il mago di Oz!
Magnifico mago di Oz!
Lui è il mago di Oz!
"e se non fosse il mago di Oz?"
Lui è il mago di Oz!
l'unico mago di Oz!
e se non fosse il mago di Oz,
sarebbe un altro,
più o meno simile al mago di Oz.

E cammina cammina
gli apparvero alberi azzurri e campi dorati
e giardini magnifici, tutti ben bene cintati.
"Ma che bello, che bello,
che ricco, che ricco
che favola è il regno di Oz!"
"Ma che bello, che bello,
che ricco, che ricco
che sballo che è il regno di Oz!"
"Come sembravano tutti felici,
felici nel regno, nel regno di Oz!"
Disse Dorothy.
Cosa aspettiamo,
corriamo, corriamo, corriamo
corriamo dal mago di Oz!
È lui il mago di Oz!
Il mago di Oz!
Il mago di Oz!
L'unico, l'inimitabile,
l'incontrastabile mago di Oz,
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
Ma quando poi furono a un passo da questo presunto gigante,
fu Dorothy sola ad accorgersi quant'era piccolo e insignificante;
che parlava, parlava, e rideva,
rideva rideva da fare spavento:
lui diede all'uomo di latta un pallone firmato
e lo fece contento...
c'o piffere e'o triccaballacche
lo spaventapasseri andò via cantando...
ed ebbe il leone tre o quattro girelle
da non starci più nella pelle...
"E tu cosa vuoi? E tu cosa vuoi?"
le chiese il mago di Oz.
"Bambina che vuoi? Su, dimmi che vuoi?"
Le chiese il mago di Oz!"
"Voglio un mondo dove" disse Dorothy,
"un mondo dove, voglio un mondo dove
non ci sia nessun mago di Oz!"
E mentre scappava, guardava, guardava le sue scarpette d'argento;
e mentre scappava diceva
"portatemi a casa scarpette d'argento!
Correte più forte, portatemi a casa voi siete la vera magia;
correte più forte, scappate lontano,
correte, portatemi via!"
Bambini, bambini, bambini state attenti al mago di Oz!:
Bambini, bambini, bambini non vi fidate del mago di Oz!
Bambini, bambini, bambini non giocate col mago di Oz!
E soprattutto non prendete caramelle dal mago di Oz!

MoulinDesBureau
domenica, 14 settembre 2008, ore 04:04

Nascere è una cosa sporca

Birthmachine di H.R. Giger

Piscia sulle mie pagine bianche


stuprami con l’inchiostro


delle tue dita sporche



Vomita nel mio sesso


la tua ispirazione



Voglio l’orgasmo delle nove muse


mentre bevono dalla sorgente


di tutti gli scoli del mondo



Sono la tua fogna


sul monte Citerone



Calpestami coi tuoi piedi bucati


Oh Edipo



Smembra tuo padre



Copula con tua madre



Sii come Dio


il tuo serpente sarò io



Nutriti di conoscenza


nell’eterno ritorno


del bene e del male



Come mela dall’albero cadrò


sulla testa degli sciocchi



E la gravità mi avrà.

MoulinDesBureau
giovedì, 26 ottobre 2006, ore 04:21

Nascita Di Un Lago
di ANGELO BRANDUARDI
Presso la fontana
lui un giorno la trovò,
vide da lontano il giallo
della veste che portava su di sè
"Dimmi cosa vuoi
che io ti possa regalare,
grande è il mio potere,
quello che vuoi io posso fare".
"Non ti prenderai gioco di me, tu
non sei certo quello che
io sto aspettando.
Quando lui verrà,
allora mi alzerò
e, seguendo lui,
di qui io me ne andrò".
"Tu non credi di essere qui per me
ma ancora troppo giovane tu sei
quando avrai come me vissuto mille anni,
allora forse capirai.
Dimmi cosa vuoi
e io te la darò,
tu pensi ancora che non mi seguirai mai,
ma di te farò un albero fiorito,
poi ti guarderò fino a quando appassirai".
"Non ti prenderai gioco di me, tu
non sei certo quello che
io sto aspettando.
Hai vissuto già
per mille anni,
ma sei giovane, lo vedo,
forse più di me".
Quella volta infine si adirò
ed in un vasto lago la mutò
e dall'alto di una bianca torre
per il resto del tempo lui l'amò.
MoulinDesBureau
martedì, 12 settembre 2006, ore 02:29

Tango per due di Francesco Guccini

Coppia che sta silenziosa, un po' rigida e in posa, a ballare, una sera:
la vita è solo una cosa rimasta indietro: non c'è più ma c'era;
composta e indomenicata, eleganza sfuocata raggiunta a fatica;
l'oggi ha cambiato facciata, ma di quell'ieri passato io so
che tante ne potreste raccontare, e il ricordo stempera e non guasta,
quante cose e facce da narrare che come si dice un romanzo non basta,
nate con un rapido: "a domani", continuate in giorni di "sì" e "no",
lampi sotto cieli suburbani e raffica il tango che vi presentò.
Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole, lei...
lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole;
lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici, lei...
lei ràion, lei signorina, la permanente coi ricci.
Coppia di fronte a bianchino, anonimo vino frizzante anidride:
la vita: che buffa cosa, ma se lo dici nessuno ride.
Coppia legata dai giorni, partenze e ritorni, fortezza e catena,
datemi i vostri ricordi, ditemi che ne valeva la pena.
Ora le luci son spente, sta uscendo la gente, saluti e rumore,
ditemi che avete in mente, come una volta, di fare l'amore,
quello che è stato un segreto di un prato o di un greto, del buio di un viale,
quel gioco ardente e discreto, d'allora sempre diverso ed uguale...
chi lo sa se ciò che è da cercare, ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi,
sia così banale da trovare, sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi,
perso in tante scatole di odori, angoli e tendine che non so,
impronte di paesaggi e di colori, manciata di un tango che vi accompagnò.
Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole, lei...
lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole;
lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici, lei...
lei ràion, lei signorina, lei... lei...

Da "Quello che non"

MoulinDesBureau
martedì, 12 settembre 2006, ore 02:21

Quello che non di Francesco Guccini

La vedi nel cielo quell'alta pressione? La senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d'un fiato che il Dio dell'inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?
Lo senti il perché di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato.
Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe,
l'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita.
Non siamo la polvere di un angolo tetro né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo.
Si fa a strisce il cielo e quell'alta pressione è un film di seconda visione,
è l'urlo di sempre che dice pian piano: "Non siamo, non siamo, non siamo."

Da " Quello che non"

MoulinDesBureau
mercoledì, 30 agosto 2006, ore 10:11

Glósóli - Sigur Ros

Nú vaknar þú
Allt virðist vera breytt
Eg gægist út
En er svo ekki neitt

Ur-skóna finn svo
A náttfötum hún
I draumi fann svo
Eg hékk á koðnun?

Með sólinni er hún
Og er hún, inni hér

En hvar ert þú....

Legg upp í göngu
Og tölti götuna
Sé ekk(ert) út
Og nota stjörnurnar
Sit(ur) endalaust hún
Og klifrar svo út.

Glósóli-leg hún
Komdu út

Mig vaknar draum-haf
Mitt hjartað, slá
Ufið hár.

Sturlun við fjar-óð
Sem skyldu-skrá.

Og hér ert þú...

Fannst mér.....

Og hér ert þú
Glósóli.....

Og hér ert þú
Glósóli.....

Og hér ert þú
Glósóli.....

Og hér ert þú

Now that you're awake
Everything seems different
I look around
But there's nothing at all

Put on my shoes, I then find that
She is still in her pyjamas
Then found in a dream
I'm hung by (an) anticlimax

She is with the sun
And it's out here

But where are you...

Go on a journey
And roam the streets
Can't see the way out
And so use the stars
She sits for eternity
And then climbs out

She's the glowing sun
So come out

I awake from a nightmare
My heart is beating
Out of control…

I've become so used to this craziness
That it's now compulsory

And here you are...

I'm feeling...

And here you are,
Glowing sun...

And here you are,
Glowing sun...

And here you are,
Glowing sun...

And here you are...

Fredric
martedì, 22 agosto 2006, ore 05:28

Lettera di Francesco Guccini

In giardino il ciliegio è fiorito
agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito
di neve di pioppi e di parole.
All'una in punto si sente il suono
acciottolante che fanno i piatti,
le TV sono un rombo di tuono
per l'indifferenza scostante dei gatti ;
come vedi tutto è normale
in questa inutile sarabanda
ma nell'intreccio di vita uguale
soffia il libeccio di una domanda
punge il rovaio di un dubbio eterno
un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l'inverno
per desiderare una nuova estate.

Son tornate a sbocciare le strade,
ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguale e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia,
sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria
grida di rondini e ragazzini ;
come vedi tutto è consueto
in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattrista, io sono lieto
di questa pista di voglia e sorte
di questa rete troppo smagliata,
di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata,
di chi starnazza e non vuol volare.

Appassiscono piano le rose,
spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull'erba verde
fantastico piano sul mio passato
ma l'età all'improvviso disperde
quel che credevo e non sono stato ;
come senti tutto va liscio
in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio,
di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco,
dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco
troppo vicine o troppo distanti.

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende ?
Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende
la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati,
la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati,
la fede cieca in poveri miti ?
Come vedi tutto è usuale,
solo che il tempo chiude la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale
l'affanno e l'ansimo dopo una corsa,
l'ansia volgare del giorno dopo,
la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo
di questa cosa che chiami vita.

Da “D’amore, di morte e di altre sciocchezze”

MoulinDesBureau
giovedì, 15 giugno 2006, ore 23:04



a few hours ago I was driving
the music was so higt. to pad my head
the windows both was let down: the sun burned my shoulder
i run desparate between the drives that smelt like grass just cut
the people turns one's gaze on me
i fix them with my sure eyes. made up of black
and I didn't have my head
and my hair flyed to cover the sight
and some men were out of the pubs to drink
and some women was riding bicycle
and there was a boy with a so lovely ass
and there was this warm that I could collapse: I love the Sun
and there is W. that wrote a dedication for me on your site: and i almoust cried
and there is A. that will give me a copy of his book
and there are you that saw me: "partiamo. ho voglia di stare con te"
and there are so much people that know me. that know the other side: more than my blondes hair
and there are all this people that love me: perhaps more over

I thought...it was the right day to die. in a flash
tell me I'm not crazy: please
tell me I'm not crazy: please
also I'm weeping silently
I'm afraid. help me. I have the pillow full of mascara. I'm afraid
and I thank God that I don't have clears eyes
because this way... I can't keep all inside
and if someone shall wach on my iris, he can show the bones that I feel
help me. please. because I'm afraid
i'm afraid to be crazy
hold my head between yours hands: I don't want it travels alone
I'm not crazy!
I don't want to feel all this blood!
i don't want nothing
I should wish a hug. to my swollen eyes
a kiss to my tears

{a te
che ieri sera hai ascoltato il mio silenzio. e mi hai assicurato non posso essere pazza. e hai sentito la mia voce cosi bassa chiederti "perchè sento tutto questo". e mi hai detto non sono pazza. e non farò mai cazzate. e mi hai aiutato a far tornare il sorriso

a Saku, la mia sorellina, la terza. quella con le gambe lunghe lunghe. che mi prova il reggiseno della "sua creazione" e mi dice c ho le tette piccole
per il tuo essere così bella. per il tuo sentirmi. senza io ti dica quasi nulla. nemmeno un "ti voglio bene", che tanto... già lo sai

a te
che stanotte m hai mandato quel sms. proprio mentre stavo male. e chissà poi perchè. te che m hai visto una volta. e m hai detto sono pazza. ma credo intendessi "speciale". come te: che sei speciale}
ilariathequeen
giovedì, 08 giugno 2006, ore 22:50

                                                                                 

                         *Musikè*

                                               

                                                       

Musica è transumanza. Cieli trapassati. Foschi Grecali obnubilanti. Sguardi scuri senza volto. Disincanto. Guanciali spiumati. Selve odoranti di resine opache. Polvere ruvida su arazzi. Luna in sizigia. Terra di Siena bruciata.
"Tourtour", Wim Mertens, 1983.

Musica è nostalgia. Sgomento. Improvvisazione dell'intreccio di occhi. Dolore idolatrato. Fraintendimento. Crepitio delle calli sotto le suole. Fauci non dissetate. Legacci esiziali. Follia. Vetri scheggiati. Urla livide di terrore. Anelito. Deliquio. Trance. Stato comatoso. Premorte. Pneuma. Requie. Rosso cadmio scuro.
"Struggle For Pleasure", Wim Mertens, 1983.

Musica è reminiscenza. Velo di odalisca che danza superba. Emulazione. Contrasto in Lingua Romanza. Varno ornamentale. Festa di paese. Belve ammaestrate tra cerchi infuocati. Stornello. Zone franche del pensiero. Pellicole sfocate. Rosso scarlatto.
"Salernes", Wim Mertens, 1983.

Musica è melancolia. Sapienza antica. Donna gravida. Sonni tinteggiati. Nido. Amanti che non si conoscono. Guanti di organza. Riflessi iridescenti tra foglie di salici. Rintocchi di pendolo all'imbrunire. Lacca di garanza rosa.
"Close Cover", Wim Mertens, 1983.

Musica è ignavia. Attesa. Annegamento. Schiaffi senza forza. Estenuazione. Lepri ubriache. Torrioni medievali. Soliloqui. Stasi. Maioliche annerite. Palpebre socchiuse. Tabernacoli spogli. Grigio antracite.
"Bresque", Wim Mertens, 1983.

Musica è fole. Preterizione. Celia fanciullesca. Menestrelli di corte. Spiriti carnascialeschi. Prima infiorescenza autunnale. Fuga. Policromia aghiforme. Licenziosità. Vini distillati. Alcove ridanciane. Cesti di vimini ricolmi. Canti neri al calar del sole. Lacca Solferino.
"Gentleman Of Leisure", Wim Mertens, 1983.

MoulinDesBureau
venerdì, 19 maggio 2006, ore 12:47

L'incubo di

JOHANN HEINRICH FÜSSLI

"nightmare", ovvero "cavalla della notte". 

Dal latino incubare, giacere sopra; secondo i romani, Incubus era il nome di una creatura fantastica e malvagia tormentatrice del sonno.

Traendo ispirazione dal quadro preromantico inviterei i poeti e gli scrittori del sito a cimentarsi in questo tema, a descrivere un'ambientazione, una situazione che abbia le caratteristiche dell'incubo, la descrizione degli effetti fisici e mentali in uno stato estremo, la materializzazione di paure, immagini ossessive, perdita del contatto con la realtà,  di uno dei sensi, della libertà d'azione o pensiero, non è necessario che l'azione si svolga di notte, anche restare chiusi in un ascensore per chi soffre d' asma può diventare un incubo.

 

MoulinDesBureau
martedì, 16 maggio 2006, ore 15:40

IL GIOCO DEL MONDO: "Sulla via di coincidenze"

Le coincidenze sono parti fondamentali di una storia che si tratti di un racconto o dell'episodio in uno dei capitoli di un romanzo. Spesso sono segnate da oggetti che passano da mani ad altre mani rivelando indiscrezioni sui personaggi, altre volte sono i luoghi ripercorsi dopo tempo che hanno conservato parole, pensieri, odori, immagini, promesse, oppure può essere una musica ascoltata in un bar che ci ricorda che è tardi per l'appuntamento  con la persona che ce l'aveva fatta ascoltare per la prima volta  e che è venuta a cercarci servondosi proprio di quelle note.

Se qualcuno volesse può proporre testi  di autori conosciuti o raccontare una storia dove le coincidenze hanno giocato un ruolo determinante nello sviluppo della vicenda o nel percorso individuale di uno o più personaggi.

Grazie

*            dal GIOCO DEL MONDO di julio Cortazar

Avrei incontrato la Maga? Tante volte mi era bastato affacciarmi, arrivando da rue
de Seine, all'arco che dà sul quai de Conti, e appena la luce di cenere e di olivo
sospesa sul fiume mi lasciava distinguere le forme, subito la sua
figurina sottile si disegnava sul Pont des Arts, qualche volta muovendosi da una
parte all'altra, qualche altra ferma contro la ringhiera di ferro, china
sull'acqua. Ed era così naturale attraversare la strada, salire i gradini del
ponte, penetrare nella sua vita ed avvicinarmi alla Maga, che sorrideva senza
sorpresa, convinta quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle
nostre vite, e che la gente che si dà appuntamenti precisi è la medesima che ha
bisogno
del foglio a righe per scriversi o che preme dal basso il tubetto
del dentrificio.
Preferivamo incontrarci sul ponte, al tavolino di un caffe, in un cineforum o
curvi su un gatto in un qualsiasi cortile interno del quartiere latino.
Camminavamo senza cercarsi pur sapendo che camminavamo per incontrarci.

MoulinDesBureau
venerdì, 24 marzo 2006, ore 22:07

raffaN2
alkoliker
giovedì, 23 marzo 2006, ore 19:38

utero blindatoBNUtero blindato
alkoliker
sabato, 18 marzo 2006, ore 22:25

acquarello sudan2Sudan
alkoliker
martedì, 14 febbraio 2006, ore 06:32

Show me forgiveness
For having lost faith in myself
And let my own interior up
To inferior forces
The shame is endless
But if soon stars forgiveness
The man might live

Bjork > Medúlla (2004) - Show Me Forgiveness

Fredric
sabato, 11 febbraio 2006, ore 19:22

Mare mare mare voglio annegare...

Mar Adentro - Out the Sea - The Sea Within
Mare Dentro - Alejandro Amenábar - 2004

'Vivere è un diritto, non un obbligo'.
Si può vivere tutta una vita lottando per morire,
non per porre fine a inutili sofferenze
ma per liberarsi di una vita
considerata umiliante e senza dignità.

Un viaggio emotivo,
una lunga linea d'orizzonte
che ci astrae dalla realtà.
Un viaggio...
Verso la vita e verso la morte,
Un viaggio in Galizia, nel mare,
nel mondo interiore di Ramón Sampedro.

Vivere ed esistere non sono affatto la stessa cosa...

Io ho paura della morte.
Mare dentro è l’attesa della fine,
Mare dentro,
in alto mare dentro,
senza peso
nel fondo,
dove si avvera il sogno:
due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.

I versi di Ramón
Sampedro,
su una distesa blu che li raccoglie.

 

Fredric
sabato, 11 febbraio 2006, ore 12:51

Book Of Days - Enya - 1997

One day, one night, one moment,
My dreams could be, tomorrow.
One step, one fall, one falter,
East or west, over earth or by ocean.
One way to be my journey,
This way could be my book of days.

O la go la, mo thuras,
An bealach fada romham.
O oiche go hoiche, mo thuras,
Na scealta nach mbeidh a choich.

No day, no night, no moment,
Can hold me back from trying.
I'll flag, I'll fall, I'll falter,
I'll find my day may be,
Far and away,
Far and away.

One day, one night, one moment,
With a dream to believe in.
One step, one fall, one falter,
And a new earth across a wide ocean.
This way became my journey,
This day ends together,
Far and away.

This day ends together,
Far and away.
Far and away.

 

Fredric
giovedì, 09 febbraio 2006, ore 19:41

La scuola di Beslan

di Evtushenko Evghenij
                                                                       Narratore: Moro Silo

per ricordare...

Fredric
giovedì, 09 febbraio 2006, ore 18:44

Naufrago

 Naufrago

alkoliker