
Il mago di OZ
di
Roberto Vecchioni
E quando venne il ciclone
Dorothy perse la sua casa;
perse la bambola,
chissà come anche i soldi della spesa:
povera Dorothy,
venne giorno, perse la strada del ritorno,
le restarono al fondo del vento solo due...
scarpette d'argento.
Lungo il sentiero del non ricordo
incontrò uno spaventapasseri,
un uomo di latta, un leone codardo
che ancora prima di conoscerli
"dove vai?" le chiesero in coro,
"dove vai?" le chiesero in coro,
unisciti a noi che andiamo da un mago che fa miracoli...
col suo "zigozago"
Lui è il mago di Oz!
Magnifico mago di Oz!
Lui è il mago di Oz!
"e se non fosse il mago di Oz?"
Lui è il mago di Oz!
l'unico mago di Oz!
e se non fosse il mago di Oz,
sarebbe un altro,
più o meno simile al mago di Oz.
"E chi è, dove abita?"
Dorothy chiese,
"E chi è? Può ridarmi la casa?":
"una casa? Per lui è uno scherzo"
rispose il leone,
"Può dare ogni cosa!
A me lui darà un coraggio migliore
che per un leone ci vuole anche quello,
un cuore allo spaventapasseri,
all'uomo di latta un nuovo cervello!
Lui è il mago di Oz!
Magnifico mago di Oz!
Lui è il mago di Oz!
"e se non fosse il mago di Oz?"
Lui è il mago di Oz!
l'unico mago di Oz!
e se non fosse il mago di Oz,
sarebbe un altro,
più o meno simile al mago di Oz.
E cammina cammina
gli apparvero alberi azzurri e campi dorati
e giardini magnifici, tutti ben bene cintati.
"Ma che bello, che bello,
che ricco, che ricco
che favola è il regno di Oz!"
"Ma che bello, che bello,
che ricco, che ricco
che sballo che è il regno di Oz!"
"Come sembravano tutti felici,
felici nel regno, nel regno di Oz!"
Disse Dorothy.
Cosa aspettiamo,
corriamo, corriamo, corriamo
corriamo dal mago di Oz!
È lui il mago di Oz!
Il mago di Oz!
Il mago di Oz!
L'unico, l'inimitabile,
l'incontrastabile mago di Oz,
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
Ma quando poi furono a un passo da questo presunto gigante,
fu Dorothy sola ad accorgersi quant'era piccolo e insignificante;
che parlava, parlava, e rideva,
rideva rideva da fare spavento:
lui diede all'uomo di latta un pallone firmato
e lo fece contento...
c'o piffere e'o triccaballacche
lo spaventapasseri andò via cantando...
ed ebbe il leone tre o quattro girelle
da non starci più nella pelle...
"E tu cosa vuoi? E tu cosa vuoi?"
le chiese il mago di Oz.
"Bambina che vuoi? Su, dimmi che vuoi?"
Le chiese il mago di Oz!"
"Voglio un mondo dove" disse Dorothy,
"un mondo dove, voglio un mondo dove
non ci sia nessun mago di Oz!"
E mentre scappava, guardava, guardava le sue scarpette d'argento;
e mentre scappava diceva
"portatemi a casa scarpette d'argento!
Correte più forte, portatemi a casa voi siete la vera magia;
correte più forte, scappate lontano,
correte, portatemi via!"
Bambini, bambini, bambini state attenti al mago di Oz!:
Bambini, bambini, bambini non vi fidate del mago di Oz!
Bambini, bambini, bambini non giocate col mago di Oz!
E soprattutto non prendete caramelle dal mago di Oz!
Nascere è una cosa sporca

Birthmachine di H.R. Giger
Piscia sulle mie pagine bianche
stuprami con l’inchiostro
delle tue dita sporche
Vomita nel mio sesso
la tua ispirazione
Voglio l’orgasmo delle nove muse
mentre bevono dalla sorgente
di tutti gli scoli del mondo
Sono la tua fogna
sul monte Citerone
Calpestami coi tuoi piedi bucati
Oh Edipo
Smembra tuo padre
Copula con tua madre
Sii come Dio
il tuo serpente sarò io
Nutriti di conoscenza
nell’eterno ritorno
del bene e del male
Come mela dall’albero cadrò
sulla testa degli sciocchi
E la gravità mi avrà.

Presso la fontanalui un giorno la trovò,
Tango per due di Francesco Guccini
Coppia che sta silenziosa, un po' rigida e in posa, a ballare, una sera:
la vita è solo una cosa rimasta indietro: non c'è più ma c'era;
composta e indomenicata, eleganza sfuocata raggiunta a fatica;
l'oggi ha cambiato facciata, ma di quell'ieri passato io so
che tante ne potreste raccontare, e il ricordo stempera e non guasta,
quante cose e facce da narrare che come si dice un romanzo non basta,
nate con un rapido: "a domani", continuate in giorni di "sì" e "no",
lampi sotto cieli suburbani e raffica il tango che vi presentò.
Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole, lei...
lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole;
lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici, lei...
lei ràion, lei signorina, la permanente coi ricci.
Coppia di fronte a bianchino, anonimo vino frizzante anidride:
la vita: che buffa cosa, ma se lo dici nessuno ride.
Coppia legata dai giorni, partenze e ritorni, fortezza e catena,
datemi i vostri ricordi, ditemi che ne valeva la pena.
Ora le luci son spente, sta uscendo la gente, saluti e rumore,
ditemi che avete in mente, come una volta, di fare l'amore,
quello che è stato un segreto di un prato o di un greto, del buio di un viale,
quel gioco ardente e discreto, d'allora sempre diverso ed uguale...
chi lo sa se ciò che è da cercare, ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi,
sia così banale da trovare, sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi,
perso in tante scatole di odori, angoli e tendine che non so,
impronte di paesaggi e di colori, manciata di un tango che vi accompagnò.
Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole, lei...
lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole;
lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici, lei...
lei ràion, lei signorina, lei... lei...
Da "Quello che non"
Quello che non di Francesco Guccini
La vedi nel cielo quell'alta pressione? La senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d'un fiato che il Dio dell'inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?
Lo senti il perché di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato.
Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe,
l'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita.
Non siamo la polvere di un angolo tetro né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo.
Si fa a strisce il cielo e quell'alta pressione è un film di seconda visione,
è l'urlo di sempre che dice pian piano: "Non siamo, non siamo, non siamo."
Da " Quello che non"
Glósóli - Sigur Ros
|
Nú vaknar þú Ur-skóna finn svo Með sólinni er hún En hvar ert þú.... Legg upp í göngu Glósóli-leg hún Mig vaknar draum-haf Sturlun við fjar-óð Og hér ert þú... Fannst mér..... Og hér ert þú Og hér ert þú Og hér ert þú Og hér ert þú |
Now that you're awake |
Lettera di Francesco Guccini
In giardino il ciliegio è fiorito
agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito
di neve di pioppi e di parole.
All'una in punto si sente il suono
acciottolante che fanno i piatti,
le TV sono un rombo di tuono
per l'indifferenza scostante dei gatti ;
come vedi tutto è normale
in questa inutile sarabanda
ma nell'intreccio di vita uguale
soffia il libeccio di una domanda
punge il rovaio di un dubbio eterno
un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l'inverno
per desiderare una nuova estate.
Son tornate a sbocciare le strade,
ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguale e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia,
sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria
grida di rondini e ragazzini ;
come vedi tutto è consueto
in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattrista, io sono lieto
di questa pista di voglia e sorte
di questa rete troppo smagliata,
di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata,
di chi starnazza e non vuol volare.
Appassiscono piano le rose,
spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull'erba verde
fantastico piano sul mio passato
ma l'età all'improvviso disperde
quel che credevo e non sono stato ;
come senti tutto va liscio
in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio,
di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco,
dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco
troppo vicine o troppo distanti.
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende ?
Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende
la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati,
la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati,
la fede cieca in poveri miti ?
Come vedi tutto è usuale,
solo che il tempo chiude la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale
l'affanno e l'ansimo dopo una corsa,
l'ansia volgare del giorno dopo,
la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo
di questa cosa che chiami vita.
Da “D’amore, di morte e di altre sciocchezze”


*Musikè*
Musica è transumanza. Cieli trapassati. Foschi Grecali obnubilanti. Sguardi scuri senza volto. Disincanto. Guanciali spiumati. Selve odoranti di resine opache. Polvere ruvida su arazzi. Luna in sizigia. Terra di Siena bruciata.
"Tourtour", Wim Mertens, 1983.
Musica è nostalgia. Sgomento. Improvvisazione dell'intreccio di occhi. Dolore idolatrato. Fraintendimento. Crepitio delle calli sotto le suole. Fauci non dissetate. Legacci esiziali. Follia. Vetri scheggiati. Urla livide di terrore. Anelito. Deliquio. Trance. Stato comatoso. Premorte. Pneuma. Requie. Rosso cadmio scuro.
"Struggle For Pleasure", Wim Mertens, 1983.
Musica è reminiscenza. Velo di odalisca che danza superba. Emulazione. Contrasto in Lingua Romanza. Varno ornamentale. Festa di paese. Belve ammaestrate tra cerchi infuocati. Stornello. Zone franche del pensiero. Pellicole sfocate. Rosso scarlatto.
"Salernes", Wim Mertens, 1983.
Musica è melancolia. Sapienza antica. Donna gravida. Sonni tinteggiati. Nido. Amanti che non si conoscono. Guanti di organza. Riflessi iridescenti tra foglie di salici. Rintocchi di pendolo all'imbrunire. Lacca di garanza rosa.
"Close Cover", Wim Mertens, 1983.
Musica è ignavia. Attesa. Annegamento. Schiaffi senza forza. Estenuazione. Lepri ubriache. Torrioni medievali. Soliloqui. Stasi. Maioliche annerite. Palpebre socchiuse. Tabernacoli spogli. Grigio antracite.
"Bresque", Wim Mertens, 1983.
Musica è fole. Preterizione. Celia fanciullesca. Menestrelli di corte. Spiriti carnascialeschi. Prima infiorescenza autunnale. Fuga. Policromia aghiforme. Licenziosità. Vini distillati. Alcove ridanciane. Cesti di vimini ricolmi. Canti neri al calar del sole. Lacca Solferino.
"Gentleman Of Leisure", Wim Mertens, 1983.
L'incubo di
JOHANN HEINRICH FÜSSLI
"nightmare", ovvero "cavalla della notte".
Dal latino incubare, giacere sopra; secondo i romani, Incubus era il nome di una creatura fantastica e malvagia tormentatrice del sonno.
Traendo ispirazione dal quadro preromantico inviterei i poeti e gli scrittori del sito a cimentarsi in questo tema, a descrivere un'ambientazione, una situazione che abbia le caratteristiche dell'incubo, la descrizione degli effetti fisici e mentali in uno stato estremo, la materializzazione di paure, immagini ossessive, perdita del contatto con la realtà, di uno dei sensi, della libertà d'azione o pensiero, non è necessario che l'azione si svolga di notte, anche restare chiusi in un ascensore per chi soffre d' asma può diventare un incubo.

IL GIOCO DEL MONDO: "Sulla via di coincidenze"
Le coincidenze sono parti fondamentali di una storia che si tratti di un racconto o dell'episodio in uno dei capitoli di un romanzo. Spesso sono segnate da oggetti che passano da mani ad altre mani rivelando indiscrezioni sui personaggi, altre volte sono i luoghi ripercorsi dopo tempo che hanno conservato parole, pensieri, odori, immagini, promesse, oppure può essere una musica ascoltata in un bar che ci ricorda che è tardi per l'appuntamento con la persona che ce l'aveva fatta ascoltare per la prima volta e che è venuta a cercarci servondosi proprio di quelle note.
Se qualcuno volesse può proporre testi di autori conosciuti o raccontare una storia dove le coincidenze hanno giocato un ruolo determinante nello sviluppo della vicenda o nel percorso individuale di uno o più personaggi.
Grazie
* dal GIOCO DEL MONDO di julio Cortazar
Avrei incontrato la Maga? Tante volte mi era bastato affacciarmi, arrivando da rue
de Seine, all'arco che dà sul quai de Conti, e appena la luce di cenere e di olivo
sospesa sul fiume mi lasciava distinguere le forme, subito la sua
figurina sottile si disegnava sul Pont des Arts, qualche volta muovendosi da una
parte all'altra, qualche altra ferma contro la ringhiera di ferro, china
sull'acqua. Ed era così naturale attraversare la strada, salire i gradini del
ponte, penetrare nella sua vita ed avvicinarmi alla Maga, che sorrideva senza
sorpresa, convinta quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle
nostre vite, e che la gente che si dà appuntamenti precisi è la medesima che ha
bisogno
del foglio a righe per scriversi o che preme dal basso il tubetto
del dentrificio.
Preferivamo incontrarci sul ponte, al tavolino di un caffe, in un cineforum o
curvi su un gatto in un qualsiasi cortile interno del quartiere latino.
Camminavamo senza cercarsi pur sapendo che camminavamo per incontrarci.
Utero blindato
Sudan
Show me forgiveness
For having lost faith in myself
And let my own interior up
To inferior forces
The shame is endless
But if soon stars forgiveness
The man might live
Bjork > Medúlla (2004) - Show Me Forgiveness
Mare mare mare voglio annegare...
Mar Adentro - Out the Sea - The Sea Within
Mare Dentro - Alejandro Amenábar - 2004
'Vivere è un diritto, non un obbligo'.
Si può vivere tutta una vita lottando per morire,
non per porre fine a inutili sofferenze
ma per liberarsi di una vita
considerata umiliante e senza dignità.
Un viaggio emotivo,
una lunga linea d'orizzonte
che ci astrae dalla realtà.
Un viaggio...
Verso la vita e verso la morte,
Un viaggio in Galizia, nel mare,
nel mondo interiore di Ramón Sampedro.
Vivere ed esistere non sono affatto la stessa cosa...
Io ho paura della morte.
Mare dentro è l’attesa della fine,
Mare dentro,
in alto mare dentro,
senza peso
nel fondo,
dove si avvera il sogno:
due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.
I versi di Ramón Sampedro,
su una distesa blu che li raccoglie.
Book Of Days - Enya - 1997
One day, one night, one moment,
My dreams could be, tomorrow.
One step, one fall, one falter,
East or west, over earth or by ocean.
One way to be my journey,
This way could be my book of days.
O la go la, mo thuras,
An bealach fada romham.
O oiche go hoiche, mo thuras,
Na scealta nach mbeidh a choich.
No day, no night, no moment,
Can hold me back from trying.
I'll flag, I'll fall, I'll falter,
I'll find my day may be,
Far and away,
Far and away.
One day, one night, one moment,
With a dream to believe in.
One step, one fall, one falter,
And a new earth across a wide ocean.
This way became my journey,
This day ends together,
Far and away.
This day ends together,
Far and away.
Far and away.
La scuola di Beslan
di Evtushenko Evghenij
Narratore: Moro Silo
per ricordare...

Naufrago