Fabrizio de Andrè - Volta la carta
C'è una donna che semina il grano
volta la carta e si vede il villano
il villano che zappa la terra
volta la carta viene la guerra
per la guerra non c pi soldati
a piedi scalzi son tutti scappati.
Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu
carabiniere lha innamorata volta la carta e lui non c pi
carabiniere lha innamorata volta la carta e lui non c pi.
C'è un bambino che sale un cancello
ruba ciliege e piume duccello
tira sassate non ha dolori
volta la carta c il fante di cuori
il fante di cuori che un fuoco di paglia
volta la carta e il gallo ti sveglia.
Angiolina alle sei di mattina sintreccia i capelli con foglie dortica
ha una collana di ossi di pesca la gira tre volte intorno alle dita
ha una collana di ossi di pesca la conta tre volte in mezzo alle dita.
Mia madre ha un mulino e un figlio infedele
gli inzucchera il naso di torta di mele
mia madre e il mulino son nati ridendo
volta la carta c un pilota biondo
pilota biondo camice di seta
cappello di Volpe sorriso datleta.
Angiolina seduta in cucina, che piange che mangia insalata di more
ragazzo straniero ha un disco dorchestra che gira veloce che parla damore
ragazzo straniero ha un disco dorchestra che gira che gira che parla damore.
Madamadorè ha perso sei figlie
tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa di puzza di gatto
volta la carta e paga il riscatto
paga il riscatto con le borse degli occhi
piene di foto di sogni interrotti.
Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.
Lo scrivano

Immagine: Francesco Coleman (1851-1918)
Scrivano pubblico, Roma 1880
Dopo l’Unità d’Italia, in tutta la nazione l’analfabetismo continuava ad essere molto diffuso tra i ceti poveri della popolazione sia rurale che urbana.
Lo scrivano pubblico era una figura di grande importanza sociale perché attraverso il suo ufficio gli analfabeti potevano entrare in corrispondenza con persone lontane e assolvere a tutte le incombenze pubbliche.
Lo scrivano pubblico svolgeva una professione di confine tra mondo letterato e mondo illetterato. Era un personaggio bifronte: dalla descrizione che ne fanno gli scrittori appare come una persona patetica e dimessa che si accampa, con i poveri strumenti di lavoro (carta, penna d’oca, inchiostro e spolverino), agli angoli di piazze. Possiede copie di lettere adatte ai casi più comuni che sciorina ai rustici clienti secondo l’opportunità. Dall’altra parte, visto dalla prospettiva degli analfabeti, è il soccorritore pubblico, che permette di comunicare, attraverso la scrittura, con lettere a carattere sia pubblico sia privato, come quelle di corteggiamento e d’amore.
Fonte: www2.comune.roma.it
Tratto dal film "Miseria e nobiltà" di Mario Mattoli, 1954 (Dalla commedia omonima di Eduardo Scarpetta) dove Totò recita la parte di uno scrivano
I Codici miniati

La parola miniatura deriva dal latino minium,
ovvero un colore rosso composto da tetrossido di piombo,
ed indica un'immagine appartenente ad antichi manoscritti.
Le decorazioni dei primi codici, infatti, furono realizzate
con l'uso di questo prezioso colore.
Il fatto che le immagini
fossero disegnate in piccola scala, soprattutto nel periodo
medievale, portò ad una confusione etimologica del termine,
facendolo derivare dalla sua dimensione.
La miniatura non è, come si pensa correntemente,
solo il colore applicato al capolettera dai copisti o scrivani,
all'inizio del capitolo o del paragrafo. Sul piano materiale,
un lavoro scritto contiene un testo in cui i caratteri hanno
una forma propria: quando la scrittura ha un fine estetico,
si parla di calligrafia: lo studio delle antiche scritture è
affrontato dalla paleografia. La miniatura a volte si trova in
mezzo al testo ed a volte non ha nessun rapporto con esso.
Le prime miniature, tuttora esistenti, sono una serie di
illustrazioni tratte dall'Iliade Ambrosiana, un manoscritto
risalente al III secolo. Sono simili, per stile e trattamento,
all'arte pittorica del periodo Romano. In queste immagini
sono presenti molti stili artistici, ma quasi tutti si rifanno
alla tradizione classica. Alcuni mostrano dei capisaldi non
convenzionali per il periodo medievale, ma, nonostante questo,
tentano di seguirne la strada; alcuni esempi possono essere
visti negli affreschi Pompeiani d'età Romana.
L’uso di illustrare i manoscritti si è diffuso soprattutto col
passaggio dal rotolo al libro. L’arte della miniatura rimase
un’arte fiorente fino a quando, nel XVI secolo, i codici
manoscritti vennero lentamente sostituiti dai libri stampati.