mercoledì, 29 ottobre 2008, ore 05:52

Intellettuali e animali

Guy Debord: "Lo spettacolo è un capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine".

Il traffico di Roma visto da Federico Fellini

"La bellezza" tratto da  I Cento Passi di Marco Tullio Giordana

C'è qualcosa di più devastante del degrado o della decomposizione, è il sovraffollamento, la sovrabbondanza, la comodità che mette la bellezza in attesa che l'ingorgo, il traffico nei nostri occhi si dipani come il filo di Arianna nel labirinto del Minotauro per giungere all'ideale astratto che possiamo identificare con Teseo, Il minotauro è la bellezza che dietro ai nostri occhi fatti di cera come le ali di Icaro arde in un feroce lamento. (Moulin des Bureaux)

Pier Paolo Pasolini: Niente di più feroce della banalissima Televisione

Per approfondimenti:

La società dello spettacolo

Da Pier Paolo Pasolini a Guy Debord la metamorfosi neo-capitalistica in attività contemplativa clicca qui per leggere l'intervento

MoulinDesBureau
mercoledì, 29 ottobre 2008, ore 05:19

Intellettuali e animali

Immagine di http://cidaq.deviantart.com/

 

Questa rubrica è stata pensata per affrontare temi e quesiti a rischio di estinzione di natura intellettuale a cui ci accosteremo con i sensi e la critica.

"L'intellettuale, in quanto depositario di una memoria storica - la scrittura, destinata a resistere al tempo - accentua la lontananza dall'animale, esempio di una vita che scorre senza riflettere, sprovvista di difese verso la morte e l'oblio. Ma forse la distanza che separa i due estremi contiene già le condizioni di un riavvicinamento. In quale forma, allora, l'intellettuale torna ad accostarsi all'animale? E quale sarà per lui il senso di questo incontro? L'esporsi alla precarietà senza la protezione del sapere?"

"Troppo agevole è dimostrare la totale superiorità dell'intellettuale sull'animale, su qualsiasi animale. Salvo il porcello, o suino, o maiale o porco. L'intellettuale è in genere stitico e avaro. Il porco è diarroico e generoso, fino al sacrificio di sè, del suo corpo gastronomico. Chi ama il porco ama la vita, in tutte le sue manifestazioni. Ma pochissimi sono coloro che amano il porco da vivo, solo gli eletti. Gli altri, e tra questi gli intellettuali in testa, lo amano da morto, in forme che sono la negazione e l'annichilimento della forma originaria. L'intellettuale odia le forme viventi, soprattutto se tali forme gli ricordano che la grandezza sta nel trasformare una esistenza effimera in un sostanzioso nutrimento per le generazioni che sopravvivono. Come fa il porco".

"Ma chi è, dopotutto, un intellettuale? Dicono che Diderot ne abbia inventato il mestiere. Un intellettuale sarebbe un artigiano della conoscenza. Costruisce oggetti del sapere con l'ausilio delle parole, e li spiega al volo. Va al fondo delle cose lacerando le cortine dell'apparenza. Ma oggi dietro l'apparenza non c'è che un susseguirsi sterminato di apparenze. Il fondo delle cose si trova nella superficie, come già scriveva Hofmannsthal. L'intellettuale ha perduto la rassicurante profondità delle sue indomite indagini. La società dello spettacolo (teorizzata, raccontata e analizzata dal filosofo e scrittore francese Guy Debord) lo ha esonerato, espulso ai margini. Lo ha trasformato in un clochard patetico, che tuttavia chiede ricche prebende a quella stessa società che non lo tollera. A meno che non si adatti a cantare la superficie, a imbrattare lo spettacolo. Umberto Eco ha capito prima di tutti il valore economico e culturale della superficie. Del resto Oscar Wilde affermava che soltanto i superficiali non credono alle apparenze.

"Gli eredi di Diderot sono i giornalisti sportivi o televisivi. Vivere per non pensare al significato della vita è diventato un imperativo categorico che ha bruciato la filosofia kantiana. Ma a questo punto l'intellettuale incontra di nuovo l'animale. Se le mie congetture non sono campate in aria, gli animali vivono senza riflettere sulla vita."

Testi tratti dalla rivista Legenda, 4 "Intellettuali e animali" diretto da Adelio Fusè

- Il 1°è tratto dal retro della copertina

- Il 2°, 3° e 4° sono a cura di Giuseppe Bonura

 

J. W. Goethe: "Se le scimmie sapessero annoiarsi potrebbero diventare  uomini"

 

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